Alcuni chiarimenti sul Protocollo Arsenale

ROBERTO D’AGOSTINO
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Sembra necessario fare un poco di chiarezza su una questione che, per convenienza o disinformazione, è costellata di inesattezze o di false affermazioni. Mi riferirò solo al merito e non al metodo di cui va solo detto che più in basso di così in termini di democrazia partecipata non si poteva arrivare.

Il Protocollo e la Marina militare

Il Comune cede al Demanio e da questo alla Marina militare un vasto sistema di Tese di sua proprietà che costeggiano tutto il lato sud della darsena grande per una dimensione di circa 10.000 mq. Per non parlare del valore d’uso incalcolabile che una proprietà di questo genere potrebbe avere per la città, il banale valore commerciale può essere calcolato tra i trenta e i cinquanta milioni di euro.

In cambio ottiene due cose: l’uso per quindici giorni all’anno della darsena grande e la possibilità di transitare con mezzi pubblici per il rio delle Galeazze.

Vale a dire ottiene una cosa che ha già e una cosa che non sarà mai fatta in quanto incompatibile con la conservazione del complesso monumentale.

La darsena grande è sempre stata concessa dalla Marina militare al Comune ogni volta che questo ne ha fatto richiesta. Su questo punto la Marina si è sempre dimostrata più che collaborativa con il Comune: l’uso per quindici giorni non aumenta, ma restringe ciò che il Comune ha già.

Il passaggio dal rio delle Galeazze fin dall’epoca della Repubblica ha creato dei problemi alla staticità delle rive e delle Torri; è stato finalmente bloccato qualche decennio fa; a fronte di una richiesta nel 2005 è stato giustamente impedito dalla Soprintendenza e lo sarà a fronte di richieste future. Riproporlo è solo frutto di debolezza culturale che ci riporta indietro di decenni e che fortunatamente non avrà alcun esito. Qualcuno ha detto: è come riproporre un parcheggio a piazza Ferretto.

Per quanto riguarda il destino delle Tese qualora venissero cedute alla Marina militare, in sede di Commissione consiliare il rappresentate del Marina ha affermato che si faranno uffici e magazzini: vi sembra questo il destino desiderabile per una parte così importante e unica della città? Inoltre la Marina militare possiede dentro all’Arsenale già vastissimi spazi non utilizzati che potrebbero servire alle eventuali necessità di ampliamento delle proprie attività.

Il destino reale di quelle aree sarà invece di andare nelle mani di Difesa Servizi per una loro valorizzazione, cioè per tentare di immaginare usi commerciali che mettano in valore (economico) il bene che viene conferito. Si tratta del ribaltamento del cosiddetto federalismo demaniale: vengono passati beni dal Comune allo Stato per l’incapacità del Comune di fare progetti d’uso pubblico adeguati.

Ultima considerazione. Si afferma che quelle aree erano già affidate in perpetuo (sine die) alla Marina militare. In realtà il “sine die” significava fino a quando la Marina militare non avesse spostato, senza spese per la Marina stessa, i materiali depositati all’interno di quelle Tese (materiali che tutti insieme occupano meno di una Tesa) dopo di che, e sono passati dieci anni senza che nulla sia successo, le Tese sarebbero tornate nel pieno utilizzo per il Comune proprietario.

In conclusione il Protocollo produce solo dei gravi danni per il Comune da ogni punto di vista lo si analizzi, simbolico, economico, culturale, d’uso, e serve solo a sancire l’incapacità della città di progettare il futuro dell’Arsenale e con esso il futuro di Venezia.

Il Protocollo e la Biennale

Il Comune dà in concessione alla Biennale una ulteriore porzione di Arsenale, edifici e spazi liberi, senza alcuna contropartita in termini di utilizzo di questi e di tutti gli enormi spazi di cui la Biennale già dispone.

Ma, si dice, la Biennale ha un grande progetto e enormi finanziamenti frutto della generosità del PNRR.

Da quanto si legge sui giornali, oltre alle buone intenzioni del Presidente che afferma, come già Baratta prima di lui, che farà interventi aperti alla città, questo grande progetto consiste:

– nel trasferimento all’Arsenale dell’ASAC e della sua apertura ad un uso pubblico: ma l’ASAC, oggi al Parco Scientifico in un’ottima sede, è già aperto al pubblico che è poi un pubblico di studiosi e specialisti che per definizione ha accesso agli archivi degli enti pubblici. Non sarà certo questo trasferimento che animerà di nuova vita l’Arsenale;

– in tutta una serie di opere di recupero edilizio nei vari edifici oggi in uso alla Biennale. Molto bene, ma, dal momento che gli edifici sono di proprietà del Comune, i soldi del PNRR sarebbero dovuti andare al Comune che è il soggetto titolato a fare gli interventi e se questo non è accaduto è solo perché probabilmente gli erogatori dei fondi si fidano più della Biennale che del Comune, ma non certo in forza di un grande nuovo progetto della Biennale che in tutta evidenza non c’è e che, se c’è, non è mai stato visto e discusso con la città. Cosa inconcepibile visto che qui parliamo non dei compiti istituzionali della Biennale, mostre e altro, sui quali ha la totale e piena libertà di decidere, ma dell’intervento su un patrimonio comunale sul quale chi deve decidere è la città e non la Biennale.

Dunque, anche in questo caso, il Protocollo non porta alcun vantaggio al Comune, ma conferma, repetita iuvant, l’incapacità della città di progettare il futuro dell’Arsenale e con esso il futuro di Venezia.

Alcuni chiarimenti sul Protocollo Arsenale ultima modifica: 2022-02-07T11:23:32+01:00 da ROBERTO D’AGOSTINO
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