#Bejing2022. Chi vince, chi perde politicamente

PIERGIORGIO PESCALI
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Il 4 febbraio si sono inaugurati i Giochi olimpici 2022 a Pechino, tra le varie iniziative di boicottaggio diplomatico verso la Cina intraprese dagli Stati Uniti di Biden a cui si sono accodati altri stati dell’Occidente e non (Australia, Belgio, Canada, Danimarca, Estonia, India, Kosovo, Lituania, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Regno Unito, Taiwan).

L’Italia, assieme alla Francia, non ha aderito al boicottaggio diplomatico, anche se il rifiuto nostrano è dovuto a un (comprensibile) atto di strategia economica e di facciata al fine di evitare ritorsioni da parte cinese nelle prossime Olimpiadi invernali che si terranno a Milano/Cortina.

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Il boicottaggio è stato fatto, secondo il comunicato ufficiale della Casa Bianca, “per il genocidio e i crimini contro l’umanità nello Xinjiang e altri abusi sui diritti umani”. Da più parti sono sorte critiche verso la scelta di Pechino di non permettere agli stranieri di assistere ai Giochi, dimenticandosi che la stessa misura – espressa anzi in modi molto più restrittivi – è stata adottata nelle recenti (estate 2021) Olimpiadi di Tokyo e ignorando che la Cina, per ovvi motivi di apparenza e di sicurezza, ha sempre mantenuto un atteggiamento di prudenza per quanto riguarda le manifestazioni collettive dopo l’esplosione della pandemia.

Non si mette in dubbio la necessità da parte delle diplomazie (non solo Occidentali, non solo democratiche o liberali) di intervenire in tal senso. La Cina – e su questo argomento si sono scritti caterve di articoli – non è certo un campione in questo campo e regge solo parzialmente la giustificazione spesso addotta, che una nazione di un miliardo e quattrocento milioni di abitanti e in cui una minoranza etnica è numerosa quanto uno stato medio europeo, non può permettersi di dare completa voce al dissenso.

Del resto, quello dell’uniformità al volere del governo centrale, non è neppure una peculiarità di Xi Jinping e neppure del sistema socialista introdotto da Mao Zedong. È, piuttosto, un “fulcro” culturale che vuole l’armonia come ingrediente principale per lo sviluppo della nazione e sul cui termine si sono spesi decine e decine di libri e articoli. Per mantenere questo equilibrio anche a livello internazionale, in passato gli imperatori si sono serviti del sistema dei tributi con stati che, pur rimanendo indipendenti, accettavano di pagare una sorta di tassa alla corte han. Oggi il sistema dei tributi è stato sostituito giocoforza dalle imprese cinesi che partono alla conquista di mercati economici e finanziari. Se la Casa Bianca vuole davvero punire la Cina “per il genocidio e i crimini contro l’umanità nello Xinjiang e altri abusi sui diritti umani” (i crimini contro Hong Kong vengono lasciati a essere esecrati da Londra, mentre quelli contro il Tibet si lanciano in ordine sparso), cominci con cambiare la linea di approvvigionamenti delle materie prime per i conduttori, i pannelli solari (circa il 45 per cento dei componenti presenti nei pannelli è fabbricato nello Xinjiang), gli impianti eolici e così via. 

Dopo la tregua del tanto cattivo Trump, gli Stati Uniti del buon Biden hanno ripreso ad atteggiarsi a gendarmi del globo terraqueo intensificando i loro interventi militari nelle zone calde del pianeta. L’Europa, che ha perso la grande occasione di ritagliarsi un ruolo importante in politica estera quando Trump aveva limitato al massimo le interferenze statunitensi su Bruxelles, oggi si è felicemente e tacitamente adeguata al guinzaglio di Washington: una completa sottomissione che la sta portando sull’orlo di una rottura con la Russia.

L’Occidente è ancora convinto di essere al centro del mondo e come tale si atteggia ignorando, invece, che non vi sono più baricentri, o meglio, ve ne sono tanti.

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La Cina, che l’accettiamo o no, è una grande potenza: ha un territorio immenso, ha una popolazione attiva e vivace, il governo investe più di ogni altro al mondo in termini di sviluppo e di ricerca, le Università cinesi sono tra le migliori al mondo in quanto a insegnamento scientifico e soprattutto ha un politico (Xi Jinping) che, nel bene o nel male, è abile e intelligente nel perseguire gli interessi del proprio paese. In questo fa il paio con Putin che, non a caso, ha definito il suo omologo cinese “il mio migliore amico”.

Proprio qui sta il punto: il boicottaggio guidato dagli Stati Uniti rischia di gettare il mondo intero in un aut-aut politico. È giocoforza che se un paese è boicottato tende a intensificare i rapporti con le nazioni che questo boicottaggio non lo attuano, siano esse amiche o nemiche. L’embargo a Cuba ha spinto l’isola a legarsi all’Urss diventando una spina nel fianco degli Usa; l’embargo del Myanmar ha spinto i generali a fare affari con la Cina e così è avvenuto per la Corea del Nord. 

Oggi però non si parla di paesi – passatemi il termine – alla periferia politica o economica del mondo: il boicottaggio, seppur politico, voluto da Biden coinvolge una delle nazioni più influenti al mondo, anche se alla Casa Bianca non sembra se ne siano ancora accorti del tutto.

Il rifiuto statunitense di inviare una delegazione diplomatica alla cerimonia di apertura rischia di esacerbare le relazioni anche tra Pechino e le capitali europee che hanno accettato di seguire la linea di Biden.

A questo punto è giocoforza che due nazioni come Russia e Cina si alleino e si allineino – almeno sul piano politico – per contrastare l’alleanza USA-EU.

Se l’Europa continuerà a mantenere un atteggiamento di sottomissione nei confronti di Washington, se non si deciderà a svincolarsi dalla Nato, magari creando un esercito sovranazionale, se non creerà una politica estera convergente e non creerà le condizioni necessarie per una comune politica del lavoro che uniformi doveri e diritti dei lavoratori negli stati membri, sarà sempre più relegata a essere lo zimbello delle grandi potenze e costretta sempre a scegliere se stare con gli USA, con la Russia, con l’India o con la Cina.

E chi è costretto a scegliere controvoglia, spesso fa la scelta sbagliata.

#Bejing2022. Chi vince, chi perde politicamente ultima modifica: 2022-02-07T16:24:24+01:00 da PIERGIORGIO PESCALI
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