Il futuro dell’Arzanà è il futuro della città

GIOVANNI LEONE
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Gli ultimi giorni di gennaio sono quelli della merla, i più freddi dell’anno. Domenica mattina, nonostante il freddo centinaia di abitanti si sono ritrovati all’Arsenale nell’ennesimo presidio a testimoniare la voglia di discutere in un dibattito pubblico su scelte strategiche per la città com’è quella dell’utilizzo del complesso di terra e d’acqua dell’Arsenale, oggetto di protocollo dei vertici di Stato ed ente locale.

All’iniziativa dell’associazione Forum Futuro Arsenale e hanno risposto in tanti, sessantasei associazioni/comitati e centinaia di abitanti e altri continuano ad aggiungersi. Non ci si si vuole opporre al fare ma al contrario si pretende che si faccia, e bene. Per questo si contesta il protocollo d’intesa nel merito e nel metodo, chiedendo che non venga sottoscritto perché non tiene conto delle esigenze della cittadinanza. Sull’Arsenale la città vuole un dibattito pubblico e ha cominciato a farlo domenica discutendo della proposta elaborata dal Forum, elaborata in tanti e già oggetto di un dossier stampato qualche anno addietro. Con quell’assemblea si è dato fuoco alle polveri, le riunioni si susseguono e non c’è intenzione di mollare la presa consapevoli che ne va del futuro della città. Si chiede al comune di non sottoscrivere accordi che non tengano nella dovuta considerazione il patrimonio di riflessioni, richieste, suggerimenti, idee e progetti che è stato prodotto nel corso del tempo sull’Arsenale, rivendicando il diritto a essere ascoltati preventivamente come portatori d’interesse, stanchi di essere informati a giochi ormai fatti, sulla loro pelle. Il sindaco Brugnaro (fondatore insieme a Toti di Coraggio Italia) ha ritenuto di concordare a Roma l’assetto dell’Arsenale senza sentire la necessità d’informare i cittadini per illustrare le intenzioni alla cittadinanza inquadrate in una visione strategica della città. La città deve solo prenderne atto. La distanza tra politica e cittadinanza si accentua pericolosamente e si riverbera sulla politica. Lo vediamo nell’imbarazzo del Partito democratico per la divergenza di vedute tra esponenti locali e importanti ministri dello stesso partito nel governo, una carenza di comunicazione che non viene negata, tanto che il Pd veneziano ha inviato una lettera ai ministri Franceschini e Guerini per appoggiare le proposte coagulate dal Forum Futuro Arsenale, dimostrando la trasparenza del confronto e dei processi di democrazia interna: non ci si trova d’accordo? Se ne discute, in modo tanto schietto da far restare basita la consigliera comunale di forza Italia Deborah Onisto nel vedere sollevare nella missiva citata perfino dubbi di legittimità giuridica, vedremo il seguito di questa critica pesante, ai limiti dell’accusa di scarsa competenza. Il rischio è che tutto si concluda con qualche concessione di piccole correzioni, mentre qui è del progetto generale che s’intende discutere.

L’Arsenale e la modernità della Serenissima
Il futuro dell’Arzanà è il futuro della città di Giovanni Leone
L’Arsenale torni alla città di Giuseppe Saccà
Alcuni chiarimenti sul Protocollo Arsenale di Roberto D’Agostino
Si scrive Arsenale, si legge Venezia di Franco Avicolli

La democrazia rappresentativa è sospesa a Venezia: le istituzioni decentrate e vicine ai cittadini sono state private di ogni potere, il consiglio comunale è un esempio di tutto ciò che la democrazia e la politica non dovrebbe essere, con una maggioranza che non dialoga ma si scontra regolarmente con la minoranza che parla al vento con buona pace del principio che il sindaco, il presidente, ecc. una volta eletto dev’esserlo di tutti i cittadini. La cittadinanza non ci sta a farsi mettere all’angolo e chiede di essere ascoltata, chiede che si tenga conto delle proposte fatte.

Il demanio sta dietro le quinte. Resta in campo il ministero della Difesa con la Marina militare, presenza che potrebbe essere qualificante se non s’inciampa nella tentazione immobiliare/speculativa, circostanza che non è dato escludere in assenza d’informazioni circa un Piano per l’area. Nel protocollo si prevede di conferire alla Marina militare spazi comunali senza indicare quali saranno gli usi che se ne vogliono fare e senza inserire in un quadro generale il contributo che la Marina potrebbe dare al rilancio delle attività nell’area. D’altro canto, lo Stato destina fondi importanti per la Biennale, assegnati al Comune affinché provveda a lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria sugli edifici ricevuti in uso gratuito sine die nel quadro di una strategia urbana che non è dato conoscere. La gestione della ordinaria e straordinaria manutenzione edilizia deve essere il mezzo per conseguire gli obiettivi d’interesse superiore e non il fine stesso dell’operazione. 

Due cittadini veneziani mostrano un cartello con uno slogan per l’apertura al pubblico dell’area dell’ antico Arsenale, durante la manifestazione indetta dal Forum Futuro Arsenale nei pressi dell’entrata monumentale dell’Arsenale .6 febbraio 2022. (©Andrea Merola)

PNRR ed emergenza climatica: una metafora

Il PNRR non è finanziamento ma investimento, i fondi non vanno destinati a colmare lacune accumulate o a soddisfare i desiderata delle amministrazioni locali. Non è quello che si vede scorrendo la lista del Piano degli Investimenti 2022-2024. Il rischio di questo modo di procedere è che avvenga come per il clima, dove periodi di severa siccità che secca e desertifica la terra si alternano ad alluvioni dove l’acqua piomba improvvisa e copiosa, scorrendo via sul terreno incapace di assorbirla. Ebbene il PNRR è un diluvio di finanziamenti (molti dei quali a prestito) che non possiamo permetterci di sprecare per dopare l’economia facendola apparire più forte di quel che è. Non si tratta di una scommessa da gioco d’azzardo, è un impegno che richiede il contributo di tutti, non solo degli economisti, non solo della politica, non solo delle imprese ma di tutti ciascuno nel proprio campo, dell’intera compagine sociale. Se lo Stato procura i fondi, le amministrazioni locali devono fare in modo che siano spesi bene e che generino lavoro, occorre elaborare progetti, realizzarli e indicare come s’intende gestire le dinamiche di trasformazione, la scelta di farlo in solitudine d’autorità è pericolosa, è il sistema Italia che deve cogliere l’occasione per rinnovarsi e il cambiamento per risultare efficace richiede adesione, consenso, partecipazione, che è palestra politica di confronto e scuola di dialogo, ciò di cui oggi si sente tanto bisogno. La partecipazione è esercizio che può essere affinato solo praticandola, non è veto né alternativa alla rappresentanza ma azione che per essere veramente partecipata deve accogliere contributi vari e diversi in funzione della sintesi. Agitata dalle fluttuazioni degli umori e degli innamoramenti, aumenta la distanza della politica con una popolazione utile solo come corpo elettorale per raccogliere consensi e far acquisire potere per rifugiarsi in una torre d’avorio che finirà inesorabilmente per essere espugnata a furor di popolo. Il rischio è di vanificare tutto ciò che si è conquistato per l’Arsenale. 

Due cittadini veneziani mostrano un cartello con uno slogan per l’apertura al pubblico dell’area dell’ antico Arsenale, 6 febbraio 2022. (©Andrea Merola)

Governance

Dopo la crisi di Fincantieri, che dismette l’attività dei bacini di carenaggio che aveva in Arsenale Nord, si rende necessario ripensare all’utilizzo dell’insieme di spazi che per la loro dimensione offrono buone occasioni di riconversione e utilizzo nel rispetto dei caratteri del patrimonio storico-monumentale. Per questo nasce nel 2003 Arsenale di Venezia S.p.A. di cui sono azionisti il Ministero dell’Economia e delle Finanze con l’Agenzia del Demanio (51 per cento) insieme al Comune di Venezia (49 per cento). È il sindaco Paolo Costa a sostenere il progetto, che prevede un patto di sindacato per cui ogni socio ha diritto di veto, le decisioni vanno dunque concertate e assunte all’unanimità.

Lo scopo è quello di pianificare la restituzione dell’area al suo ruolo originale di polo produttivo e culturale per Venezia e la comunità internazionale, “gestire il restauro e la valorizzazione del patrimonio storico dell’area attraverso la costituzione di poli d’eccellenza produttivi, scientifici e culturali, in armonia con un innovativo percorso museale dedicato al mare e alla marineria, in collaborazione con la Marina Militare”. È la prima società costituita tra lo Stato e un Ente locale per la valorizzazione di un bene demaniale. Presidente è prima Paolo Pasini e poi Roberto d’Agostino, architetto e politico, già assessore all’urbanistica e fautore di una variante al PRG della città storica in chiave conservativa che regola le trasformazioni possibili facendo riferimento allo studio dei tipi edilizi originari. Gli altri componenti il C.d.A. sono:

  • Roberto Cecchi (con un CV di tutto rispetto, già Soprintendente a Venezia e docente di restauro a Venezia e Roma, consigliere della triennale di Milano e della fondazione Giorgio Cini, nel 2008 è commissario straordinario per il completamento delle nuove linee della metropolitana di Roma e Napoli e nel 2009 commissario delegato per la realizzazione d’interventi urgenti nelle aree archeologiche di Roma e Ostia antica, nel 2011 è sottosegretario di Stato presso il Ministero della cultura Mibac);
  • Francesco Giavazzi (laureato in ingegneria elettronica ma un’autorità in campo economico dopo avere conseguito un dottorato all’MIT, politicamente liberale e liberista coniuga la carriera accademica all’impegno ai massimi livelli dello Stato, già direttore generale del ministero del tesoro poi consigliere della Presidenza del Consiglio prima con d’Alema poi con Monti e oggi con Draghi, oltre che delle stanze ministeriali conoscitore di Venezia da cui viene la moglie e in cui ha casa). 

È allora che si elaborano Piani, si fanno i primi concorsi, si ristruttura la torre di porta nuova e le tese 105 e 113 in cui nuove attività si insediano. Anche quella volta la critica mossa a questo autorevole parterre de roi era di avere lavorato con scarsa trasparenza e apertura alla città, vero è che allora c’erano forme di partecipazione istituzionale: i Consigli di Quartiere (poi Municipalità) avevano ancora una funzione, erano attive le consulte e altre forme di partecipazione che avrebbero potuto/dovuto essere implementate e che invece sono state cancellate. Il vero nodo è la governance. Una interessante proposta che dava ragione della complessità di gestione dell’Arsenale era stata avanzate da Venezia Cambia e prevedeva la formazione di una Fondazione di Partecipazione che può poi dotarsi di un ente strumentale come VE.LA per le e proprie finalità. 

Un cittadini veneziani mostra il gonfalone durante la protesta per l’apertura al pubblico dell’area dell’ antico Arsenale, 6 febbraio 2022. (©Andrea Merola)

Quando la Legge n. 221/2012 viene approvata e il possesso dei 2/3 del complesso viene trasferito dallo Stato alla città la società viene sciolta e la competenza passa a un ufficio comunale che viene appositamente formato diretto da una semplice funzionaria, il che vuol dire che deve riferire al dirigente, che parla al direttore, che espone all’assessore, che ne discute col sindaco… che al mercato mio padre comprò, sembra di essere al mercato dell’Est di Branduardi: da un CdA di peso si passa a un ufficio periferico incardinato in seno all’assessorato ai LL.PP. destinato a occuparsi di opere ma non di governance. I documenti e tutto il lavoro fatto dalla SpA? Vengono inutilmente trasmessi a questo ufficio impossibilitato a operare, e tutto si arena. La stagione è quella in cui a Venezia comanda il Consorzio Venezia Nuova. Nel tempo in cui l’oblio è bandito con un web che conserva tutto, non c’è traccia del lavoro svolto, non si trovano documenti, piani ecc. tutto cancellato. 

Nel frattempo, alcune zone vengono concesse in uso alla Biennale e aperte al pubblico. Della prima mostra ricordano più la scoperta nel visitare le corderie della mostra. Ci si illude di essersi reimpossessati di questo straordinario spazio che però viene di fatto nuovamente confinato, non è possibile viverlo, attraversarlo, abitarlo, lo si può solo visitare pagando un biglietto nei mesi di apertura della Biennale. Per il reto. Porte sbarrate. Ai veneziani la Biennale non è concesso un biglietto con ingresso multiplo o un abbonamento.

La gestione dell’area è da allora affidata a VE.LA di cui è amministratore unico Piero Rosa Salva sempre confermato nonostante i cambi di stagione nella politica locale. In realtà c’è un vuoto di governance ad che andrebbe affrontato e risolto, non si tratta di gestire i muri, né solo degli eventi, ma d’insediare attività capaci di riappropriarsi dell’Arsenale come bene comune, risorsa vitale per il tessuto urbano e sociale. Negli stessi anni nascono un Comitato per l’Arsenale e un coordinamento di associazioni che nel 2016 diventa l’associazione Forum Futuro Arsenale, luogo di confronto e di elaborazione competente di proposte per colmare la carenza di dibattito pubblico sull’utilizzo di un’area strategica che continua a essere considerata un contenitore da utilizzare per allocarvi quanto non si riesce a mettere altrove. Si è disposti a cedere lacerti dell’area in assenza di un progetto unitario e di una strategia, come dimostra l’ipotizzata delocalizzazione della palestra per le scuole Benedetti, Barbarigo e Sarpi (prima prevista nell’area degli ex gasometri) nel terreno occupato da due edifici ottocenteschi oggi diruti, utilizzati l’ultima volta per ospitare i profughi Giuliano-Dalmati alla fine della Seconda guerra mondiale. 

Bisogna sfatare il mito che a Venezia nulla cambia e tutto deve rimanere “dov’era, com’era”, imperativo del restauro, nasce all’indomani del crollo del campanile di San Marco, coniato da Luigi Sugana commediografo veneziano oggi dimenticato e in effetti la pratica dell’anastilosi è quanto mai aderente allo spirito di conservazione che permea una città che si vuole eterna e immutabile. Da quando sono arrivato a Venezia nel 1981 di cambiamenti ne ho visti tanti e ho imparato che è la resilienza il tratto distintivo della città lagunare, una capacità di adattamento affinata nei secoli che presuppone un cambiamento lento, ma continuo e inesorabile. Nella vulgata di chi non la abita Venezia è città scomoda e complicata da vivere, più facile limitarsi a vederla e venderla, ma per farlo occorre che resti uguale a sé stessa, facendosi simulacro. Invece proprio questa è città da abitare, dimostrazione tangibile che un modo diverso di vivere è possibile. È con questa consapevolezza in tasca che il visitatore dovrebbe ripartire da Venezia, non solo con cartoline e souvenir made in China, consegnando alle nuvole (i-cloud) la memoria fotografica del passaggio in una città (ab)usata come sfondo scenografico per film, foto ricordo, pubblicità, ecc. Venezia è città del cambiamento quasi impercettibile perché lento ma duraturo come quello delle montagne. Venezia è la rappresentazione di un progetto come processo di adattamento continuo della città in forma di casa alle esigenze degli abitanti. 

A quel tempo i motoscafi del servizio pubblico rallentavano per attraversare il rio de l’Arsenal e il canale de le Galeazze a collegare il bacino marciano alle fondamenta nuove e viceversa. Non era solo un collegamento funzionale ma un’emozionante esperienza offerta al passeggero in transito, quel passaggio era il privilegio di vedere un luogo segreto altrimenti inaccessibile dato che l’intera area era sotto il controllo della Marina Militare. L’attraversamento avveniva lentamente perché i fabbricati erano danneggiati dal continuo moto ondoso tanto che poi fu vietato l’attraversamento, lo stesso che torna nel protocollo contestato (art. n.4.5 lett. A) alla condizione che avvenga una volta eseguiti i lavori di consolidamento delle rive e delle torri di accesso all’Arsenale. Sembra un insulto alla logica: investo in consolidamenti per consentire il passaggio che, danneggiando, richiederà nuovi consolidamenti. Più dell’attraversamento con il servizio di navigazione pubblico i cittadini chiedono un progetto unitario che valorizzi questo luogo che è stato il cuore pulsante della città e del mediterraneo ed è oggi una risorsa straordinaria in una città di forma definita come Venezia, priva di aree di espansione (casi come l’isola del Tronchetto sono ormai più unici che rari) ma non di occasioni di rigenerazione urbana e architettonica. 

Questa è per la comunità veneziana l’occasione buona per far sintesi del tanto che si è detto e scritto, basta procedere per colpi di mano e sussulti è il momento di affrontare una volta per tutte in modo sistematico il problema dell’idea che abbiamo della città, l’Arsenale può esserne il volano. Ciascuno deve fare la sua parte, dal governo al consiglio comunale, dagli eletti in parlamento a quelli eletti in città, fino alle associazioni e ai singoli cittadini. Ce la farà Venezia a dar corpo alla propria voglia di vivere?

Il futuro dell’Arzanà è il futuro della città ultima modifica: 2022-02-09T14:02:24+01:00 da GIOVANNI LEONE
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