Il giorno in cui scoprimmo che anche il curling è uno sport

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Non ce ne vogliano gli amici molisani, per fortuna da sempre inclini all’auto-ironia, ma per il curling vale lo stesso discorso che talvolta si fa, sotto forma di meme da social, per il Molise: non esiste! Ma che sport è mai questo, che si pratica in così pochi, per cui non esistono palestre, presente in un numero minimo di luoghi del paese eppure in grado di regalarci un oro olimpico? Strano è strano, su questo non c’è dubbio: a metà fra le bocce e gli scacchi, impeto e strategia, passione e impegno, un gioco complicato da comprendere ma evidentemente destinato a farsi strada, specie ora che Amos Mosaner e Stefania Constantini hanno condotto i nostri colori sul tetto del mondo. E così, dopo aver vinto gli Europei di calcio e fatto incetta di medaglie alle Olimpiadi e alla Paralimpiadi di Tokyo, dopo i trionfi maschili e femminili nella pallavolo, dopo aver dominato il 2021, ecco che l’anno nuovo si apre con un altro successo clamoroso.

Ora, forse, quei tegamini e quelle scopette ci faranno un po’ meno sorridere. Li guarderemo, si spera, con il dovuto rispetto. E magari ad altri ragazzi e ragazze verrà voglia di cimentarsi con questa disciplina singolare ma non per questo immeritevole di rispetto. Saremmo ipocriti se dicessimo di aver sempre seguito il curling, di esserci appassionati alle sorti dei suoi atleti e di averlo considerato lo sport per eccellenza. Da oggi in poi, tuttavia, lo guarderemo con maggiore interesse, se non altro perché una gioia sportiva è sempre e comunque meritevole di essere menzionata, fa battere il cuore anche quando viene dalle discipline più impensabili e ci induce a riflettere sulla complessità del mondo, sulla sua bellezza e sulla forza policentrica dell’Italia, capace di esser grande nelle sue diversità.

Anche a Pechino, alle Olimpiadi invernali, ci stiamo difendendo con onore, brillando grazie al capolavoro di Arianna Fontana nel pattinaggio short track e alle medaglie, non inattese ma sempre significative, dello sci. In un biennio, questa nostra Italia, spesso tendente a bistrattarsi, denigrarsi e deridersi, ha capito, almeno nello sport, di essere assai migliore di quanto non immaginassimo.

Ci siamo scoperti comunità, collettività in cammino, popolo. Abbiamo rivalutato una generazione che non vive affatto solo sui social. Abbiamo apprezzato la passione, l’impegno e l’abilità con cui ragazze e ragazzi che vivono lontano dai riflettori dello sport egemone sono riusciti ad allenarsi, mettendocela tutta, dando fondo alle loro risorse e sfruttando garage e altri luoghi incredibili pur di mantenersi in forma anche nel periodo più tragico della pandemia. Abbiamo scoperto, insomma, un’Italia operosa, laboriosa, appassionata, umile, gentile e ancora in grado di sognare e farci sognare. Una speranza per il futuro, un sogno a occhi aperti, una magia che investe anche una disciplina un po’ assurda come il curling, un tempo considerato il paria degli sport ma adesso al centro delle cronache e con pieno merito sulle prime pagine dei giornali. Una bella rivincita per una Nazione che, forse, dovrebbe imparare a volersi bene, dato che alle Olimpiadi dell’autocritica siamo da sempre al primo posto del medagliere. 

Il giorno in cui scoprimmo che anche il curling è uno sport ultima modifica: 2022-02-09T17:24:07+01:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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