Arsenale, area strategica per il presente e il futuro della città

L’attuale amministrazione pare interessata esclusivamente a utilizzare l’area come una grande location per eventi con al centro il Salone nautico, ma l’Arsenale non può essere solo questo, deve diventare un bene comune a disposizione dei cittadini, dove accanto a esposizioni ed eventi trovino ulteriori spazi le attività di ricerca e soprattutto il lavoro a partire da cantieristica e artigianato.
NICOLA PELLICANI
Condividi
PDF

In questi giorni c’è chi pare interessato solo a confondere le idee. Francamente non m’interessano le polemichette di giornata, mi sta a cuore solamente il destino dell’Arsenale, un’area straordinaria di quasi cinquanta ettari, che rappresenta il passato e il futuro di Venezia. È da decenni che la città si batte per farlo tornare a vivere, attraverso studi, progetti e soprattutto azioni amministrative. L’attuale fruizione del complesso monumentale non è altro che il risultato del lavoro di tanti soggetti, come l’università, centri studi, associazioni, ma in particolare delle amministrazioni di centrosinistra. Un’attività di rigenerazione culminata nel 2012, con il sindaco Orsoni, che consentì finalmente la riconsegna dell’Arsenale alla città con la legge 221. Un passaggio storico sul quale non è pensabile alcun arretramento: per questa ragione, assieme al Pd veneziano, intendiamo proseguire quest’obiettivo che mira a completare la riconsegna dell’Arsenale alla vita cittadina.

Manifestazione indetta dal Forum Futuro Arsenale nei pressi dell’entrata monumentale dell’Arsenale, 6 febbraio 2022.

Le amministrazioni di centrosinistra con Cacciari, Costa e Orsoni, ma anche con chi c’era prima, hanno permesso il recupero degli unici spazi oggi fruibili dai cittadini, favorendo in particolare l’insediamento della Biennale. Un’attività iniziata già negli anni Settanta, forse anche prima. Adesso con il protocollo in discussione in Consiglio comunale, si compiono troppi passi indietro. Mi riferisco anzitutto alla decisione di restituire uno spazio rilevante del complesso, equivalente a sette tese, alla Marina. Una forzatura evidente, in quanto la legge 221 del 2012 assegna quegli spazi al Comune, impendendone la cessione a terzi. E non è vero che la Marina godrebbe di un diritto di usufrutto in quell’area. Tant’è che gli accordi del 2012 erano chiari in tal senso: la Marina avrebbe avuto in uso tali spazi il tempo necessario per il trasloco dei materiali dai magazzini. Poi sono cambiati gli interlocutori, il Comune non ha più reclamato quelle tese e oggi ci troviamo di fronte a questo pasticcio. Del resto l’amministrazione di centrodestra non ha mai dimostrato interesse per il recupero alla città di nuovi spazi.

L’Arsenale torni alla città di Giuseppe Saccà
L’Arsenale e la modernità della Serenissima di Giovanni Leone
Il futuro dell’Arzanà è il futuro della città di Giovanni Leone
Alcuni chiarimenti sul Protocollo Arsenale di Roberto D’Agostino
Si scrive Arsenale, si legge Venezia di Franco Avicolli

Siamo nel settimo anno di giunta Brugnaro, ma dal 2015 a oggi non è stato recuperato un centimetro quadrato in più dell’Arsenale che nel frattempo, grazie ai ministri e sottosegretari Pd, come Martella e Baretta, è stato inserito volutamente nella Zls, che significa avere uno strumento in più per favorire l’inserimento di attività produttive.

Purtroppo l’attuale amministrazione pare interessata esclusivamente a utilizzare l’Arsenale come una grande location per eventi con al centro il Salone nautico, ma l’Arsenale non può essere solo questo, deve diventare un bene comune a disposizione dei cittadini, dove accanto a esposizioni ed eventi trovino ulteriori spazi le attività di ricerca e soprattutto il lavoro a partire da cantieristica e artigianato.

Nicola Pellicani interviene alla manifestazione indetta dal Forum Futuro Arsenale nei pressi dell’entrata monumentale dell’Arsenale, 6 febbraio 2022.

Va da sé che la Marina è parte integrante della storia recente dell’Arsenale. Una presenza che nel tempo è progressivamente diminuita, seguendo un processo inesorabile in linea con i cambiamenti in atto nella società. Tant’è che già quarant’anni fa, nel 1982, restituì gran parte del complesso alla città. Con la legge del 2012 la Marina conserva comunque un’ampissima superficie, parte della quale inutilizzata. La restituzione delle sette tese non ha alcuna ragione apparente anche perché non è stato esplicitato alcun progetto concreto. È prevedibile che finirà in Difesa Servizi, la S.p.A. del ministero, ma per farne cosa? 

Altra questione riguarda la Biennale, che da fin dall’inizio, da oltre un secolo, poggia il proprio progetto sulle fondamenta del Comune. È il binomio con il Comune che ha consentito di fare grande la Biennale. Tanto per cominciare, tutti gli spazi in uso alla Biennale sono di proprietà del Comune: dalla sede di Ca’ Giustinian, ai Giardini fino al Palazzo del Cinema. Idem perciò i padiglioni dell’Arsenale. Del resto c’è una legge dello Stato che stabilisce che il Comune concede gli spazi a uso gratuito alla Biennale. Una formula che funziona da più di cento anni e va alimentata.

In questi anni la Biennale ha compiuto anche ingenti investimenti per rigenerare spazi dell’Arsenale. E destinerà oltre cento milioni del Pnrr per eseguire altri interventi nel segno della Cultura. Non solo recuperi di padiglioni a fini espositivi ma anche con attività permanenti, come l’archivio che verrà. È però necessario individuare subito le modalità per garantire la fruizione degli spazi utilizzati dalla Biennale per dodici mesi all’anno, coinvolgendo la città, perché l’Arsenale tornerà completamente a nuova vita, non solo trovando le risorse necessarie ai restauri, ma riaprendolo a tutti in modo permanente.

Manifestazione indetta dal Forum Futuro Arsenale nei pressi dell’entrata monumentale dell’Arsenale, 6 febbraio 2022.

Il Pd veneziano ha scritto una lettera ai ministri interessati perché il Protocollo deve essere l’occasione per fare un passo avanti. In tal senso sono necessari segnali chiari ai veneziani per il futuro ma anche per il presente.

Sarebbe un bel segnale, se la Marina aprisse alla città la Porta dei Leoni, consentendo l’ingresso dalla porta principale perché l’Arsenale è la casa dei veneziani da mille anni. Altre cose si possono fare senza perdere altro tempo. Penso anzitutto all’insediamento del Centro internazionale sui cambiamenti climatici già previsto a Venezia e finanziato per legge, ma non ancora decollato.

In tutta Italia vengono progressivamente trasferiti alle città beni demaniali del ministero della Difesa e Venezia finora è stata tra le città apripista.

Basti pensare al passaggio al Comune di Forte Marghera, antico presidio militare, divenuto nel tempo uno dei luoghi più amati dai cittadini, uno spazio straordinario che si trova dalla parte opposta della città rispetto all’Arsenale. Anch’esso si sviluppa in una superficie di quasi cinquanta ettari. Arsenale e Forte Marghera: due aree strategiche per il presente e il futuro della città.

Arsenale, area strategica per il presente e il futuro della città ultima modifica: 2022-02-10T19:17:49+01:00 da NICOLA PELLICANI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento