Il rapporto tra la Germania e le Chiese. È ancora valido il “Modell Deutschland?”

EVA MÜLLER-PRAEFCKE ISABELLA FERRON
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All’interno delle attività seminariali del corso di Dottorato di Studi Politici della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione (Università Sapienza), il 14 febbraio, è stato presentato il libro I rapporti giuridici fra lo Stato e la Chiesa in Germania (Giappichelli editore 2021) di Lorenzo Trapassi (Diplomatico e Vice Capo Unità per la formazione presso il Ministero per gli Affari Esteri) e Andrea Francia (consigliere di nunziatura), scritto durante il loro servizio a Berlino.

Unendo le loro competenze in materia di storia, diplomazia e diritto ecclesiastico, i due autori offrono ai lettori, anche a coloro non addetti ai lavori, un utile strumento di comprensione di quello che è il complesso rapporto tra Stato e Chiesa, o meglio Stato e Chiese, in Germania a partire dalla fine dell’Ottocento, dal Kulturkampf bismarckiano, attraversando il Novecento e giungendo fino a oggi. Come fanno notare gli autori, a livello europeo la Germania si presenta come uno Stato all’avanguardia da molteplici punti di vista, non solo per l’aspetto prettamente economico, ma anche per il suo modello di società pluralista, multietnica e caratterizzata da una ‘sana’ laicità nei rapporti tra lo Stato, le diverse confessioni religiose presenti sul territorio e la libertà di credo e coscienza dei cittadini. Il ruolo delle Chiese, in questo caso soprattutto della Chiesa cattolica, è ben evidente, come mostra la seconda parte del libro, nell’ambito del sociale, in cui le Chiese (in particolare quella cattolica ed evangelica) erogano servizi pubblici essenziali in stretta collaborazione con le istituzioni pubbliche.

Esplorando il funzionamento di questo rapporto a diversi livelli, gli autori ricostruiscono innanzitutto gli antefatti del moderno sistema di diritto ecclesiastico in Germania fino ai giorni nostri. Questo modello di cooperazione risulta essere fondamentale e incisivo per lo sviluppo del Paese e si fonda su alcune motivazioni storiche, in modo particolare sul ruolo delle Chiese alla fine della Seconda guerra mondiale e sul loro programma di ricristianizzazione come risposta al periodo nazionalsocialista.

In dialogo con l’autore, Lorenzo Trapassi, un gruppo di studiosi (prof. Massimiliano Valente, Università Europea di Roma, Stefan von Kempis, Radio Vaticana, Isabella Ferron, Università Sapienza ed Eva Müller-Praefcke, Università Sapienza) ha discusso gli aspetti principali del libro. 

Il dibattito ha offerto molti spunti per indagare questo secolare e complesso rapporto da prospettive diverse: Massimiliano Valente ha evidenziato la politica Internazionale della Santa Sede in Germania a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, con particolare riferimento ai rapporti con l’allora emergente Prussia, il ruolo degli ambasciatori nell’Ottocento, del cattolicesimo politico di papa Pio IX, a favore dell’unificazione tedesca. Partendo da una riflessione sull’Italia, dove, in seguito al non expedit disposto da Pio IX venne vietato ai cattolici di partecipare alla vita politica, Valente ha inquadrato la situazione politica del Reich tedesco. Questi, nonostante una popolazione a maggioranza protestante, contava un partito cattolico (Zentrum) dal grande seguito, soprattutto in regioni prevalentemente cattoliche come la Baviera. Bismarck, preoccupato per la coesione del governo ambiva a una laicizzazione del Reich con una separazione più netta tra Stato e Chiesa. Le misure adottate dal Cancelliere toccheranno quindi la vita organizzativa del Cattolicesimo, fino a configurarsi in un vero e proprio scontro aperto con la Santa Sede.

Stefan von Kempis ha tentato di spiegare la crisi della Chiesa in tempi attuali, a partire dalla riunificazione: con quest’ultima e con gli ingenti fenomeni migratori, la società tedesca è cambiata radicalmente nella sua identità e sempre maggiore è il disequilibrio tra istituzioni e società, Stato e Chiesa alla luce anche dei recenti scandali che stanno toccando la Chiesa tedesca. Se Trapassi e Francia sottolineano l’importanza di un cosiddetto Modell Deutschland, ossia di uno stato virtuoso sotto molti punti di vista in Europa e in questo caso nella cooperazione tra queste due istituzioni, von Kempis sottolinea la necessità di un ripensamento sia di questo rapporto come anche del ruolo sociale della Chiesa di fronte alla crescente laicizzazione della società.

Il Cardinale Parolin, a sinistra, con il nunzio apostolico, Nikola Eterovic, durante la sua visita in Germania, 3 luglio 2021 [Foto: Matthias Kopp / Conferenza Episcopale Tedesca]

Isabella Ferron mostra invece come questo complesso e variegato rapporto sia di fondamentale importanza per lo sviluppo della cultura e della letteratura di lingua tedesca. Si pensi solo, ad esempio, al Regno di Baviera di fine Ottocento, fortemente cattolico e conservatore, ma allo stesso tempo – proprio nella capitale – luogo aperto alle sperimentazioni artistiche e al nascere delle Avanguardie. Monaco è una città di grandi contrasti e di convivenza tra arte ufficiale e arte dei teatrini e dei cabaret, di una profonda morale borghese di matrice cattolica, criticata dagli intellettuali (si pensi ad esempio a Oskar Panizza, accusato di blasfemia e per questo finito in prigione, e alla sua tragicommedia Das Liebeskonzil del 1894). Ci sono poi intellettuali come la filosofa di origine ebraiche, Edith Stein, convertita al Cattolicesimo, che nel 1933 scrive al Papa, Pio XI, per chiedere di prendere posizione contro il governo nazionalsocialista. Se, a prima vista, il rapporto tra la lingua e la cultura tedesca con la Chiesa cattolica sembra essere meno presente rispetto, ad esempio, al ruolo della Chiesa protestante, si può notare come invece sia ben radicato nella riflessione artistica, letteraria e non, sul ruolo delle Chiese durante questo periodo. Un esempio è l’opera teatrale di Rolf Hochhut Der Stellvertreter (1963, trad.: Il Vicario) in cui il Papa Pio XI è accusato di aver collaborato con il nazismo ed è definito come l’Hitler Papst.

O si pensi a Theodor Haecker (1879-1945), scrittore che nasce e cresce in Svevia, territorio dall’anima pietistica e protestante della Germania del Sud, che si converte al Cattolicesimo (è tra coloro che hanno ispirato i fratelli bavaresi Hans e Sophie Scholl nel fondare il gruppo di resistenza della Rosa Bianca e che nei suoi studi su Publio Virgilio Marone, nel rapporto con l’antichità della Germania, vede il sogno tedesco del Reich ed è contrario a qualsiasi forma di religione politica. O a Thomas Mann che, nel 1932, in una raccolta di saggi su Goethe, Goethe impolitico. Tre saggi, interpreta la cultura morale, l’umanità, la tendenza moralizzatrice e antibarbara del cristianesimo come una missione democratica nel senso più profondo del termine.

Eva Müller-Praefcke indaga il periodo dopo la Seconda guerra mondiale e nota come in Germania si costituì un partito cristiano democratico in grado di superare i contrasti confessionali del passato. La Christlich Demokratische Union (CDU) e la Christlich Soziale Union (CSU) in Baviera, quali eredi del Zentrum, rispecchiano il carattere federalistico tedesco e verranno fondate da vari gruppi a carattere locale che avevano riconosciuto la loro convergenza sui principi fondamentali e sull’attuazione delle politiche. Questo portò al superamento di vedute differenti a favore di una collaborazione di tutte le forze cristiane all’interno di un partito interconfessionale, come è diventata la CDU, a oggi l’unico partito tedesco che si richiama al cristianesimo e ai fondamenti di valori e concezioni in esso radicati.

La società tedesca è oggi multireligiosa: le forti spinte migratorie hanno portato a un cambio di impostazione nel rapporto tra Stato e Chiese, si pensi all’impegno storicamente svolto dalla Caritas, che ha visto nascere la sua rete di assistenza aiutando in primis quel milione e mezzo di lavoratori italiani trasferitisi in Germania alla fine dell’Ottocento, all’importanza del lavoro delle Chiese nelle istituzioni sociali con i Gastarbeiter negli anni’60-’70 del XX secolo. La Caritas per la Chiesa cattolica e la Diakonie per la Chiesa evangelica si configurano come due grandi datori di lavoro in Germania. Da questa discussione emerge la sfida di un rapporto destinato a modificarsi per continuare a essere operativo nella rete non solo religiosa, ma anche civile. Si nota dai punti di osservazione di tutti i relatori come la religione sia un elemento identitario della società tedesca. È questo un libro – come ha sottolineato Luca Micheletta (Università Sapienza) sia di diritto, ma ancor più di storia che pone le basi per una riflessione sul futuro.

Immagine di copertina: La sede della Nunziatura Apostolica a Berlino

Il rapporto tra la Germania e le Chiese. È ancora valido il “Modell Deutschland?” ultima modifica: 2022-02-19T20:25:42+01:00 da EVA MÜLLER-PRAEFCKE ISABELLA FERRON
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