Case di una volta, appartamenti di oggi

SANDRO VIGANI
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Gli italiani amano la propria casa – il 75 per cento di loro ha una casa di proprietà – a differenza di molti altri popoli che prediligono le case in affitto e cambiano casa molto spesso. La casa rappresenta l’intimità, il luogo dove si può stare con le persone amate, il rifugio sicuro, spesso le radici e la storia della famiglia: casa e famiglia sono strettamente unite. Negli anni, soprattutto a partire dalla metà del Novecento, la casa e la famiglia sono radicalmente cambiate influenzandosi e condizionandosi a vicenda.

Fino alla prima metà del Novecento e anche oltre le campagne venete erano disseminate di case coloniche, abitate da contadini che non le possedevano, ma le abitavano a mezzadria o come affittuari. Ancor oggi, passeggiando per le nostre campagne, si incontrano molte di queste case, per lo più abbandonate o in alcuni casi restaurate e trasformate in eleganti rustici. Erano case molto grandi, con un’ampia cucina al pianoterra, un grande focolare, uno o due piani di camere, la soffitta dove veniva ammassato il grano… Il bagno era uno sgabuzzino in legno, sospeso sul letamaio: per i bisogni fisici notturni si adoperava il pitale, per lavarsi al mattino il catino in camera, dove l’acqua spesso ghiacciava per il freddo notturno. Annessa alla casa c’erano la stalla e la colombaia e davanti un ampio cortile in terra battuta, dove venivano posti a seccare i prodotti dei raccolti.

Queste case erano abitate da famiglie di quaranta, cinquanta e anche più persone. L’esistenza che vi si svolgeva dalla famiglia allargata aveva naturalmente alcuni aspetti positivi e alcuni limiti. Positiva era la vita sociale: i bambini crescevano assieme ai loro cugini e a molti adulti, non conoscevano la solitudine e la noia, vivevano a contatto con la natura. Ogni problema – ad esempio una malattia, la nascita di un bambino con handicap… – era condiviso da tutti. Alla sera ci si trovava in stalla per fare filò, chiacchierare, tramandarsi le tradizioni della famiglia, pregare. I bambini, molto numerosi, nascevano in casa e le persone vi morivano, accompagnate da tutti i familiari. Insomma, la vita veniva condivisa dal principio alla fine. Tra i limiti di questo modello famigliare c’era la mancanza di privacy.

Gli sposi novelli avevano a disposizione per sé una sola stanza, la camera: immaginiamo la grande promiscuità. In casa comandava il vecchio, el paròn de casa, mentre sua moglie sovraintendeva al lavoro e alla vita delle donne. L’igiene era scarsa.

Con il boom economico, il progressivo abbandono della campagna e la crescita dei centri urbani dove si concentrava il lavoro, anche il modello di famiglia e di casa è cambiato. Non più grandi edifici con molte stanze, dove abitavano assieme parecchie famiglie, ma piccole case o più spesso appartamenti, dimora di una sola famiglia con pochi figli. Questo cambiamento progressivo ma veloce ha comportato una radicale mutazione nell’immagine della famiglia e nelle dinamiche familiari, anche in questo caso con aspetti positivi e limiti. L’aspetto maggiormente positivo è legato al fatto che le singole famiglie ne hanno guadagnato in intimità, condivisione all’interno del proprio nucleo familiare. Se prima vi era un’unica, grande famiglia dove tutto veniva deciso dal paròn de casa, ora le responsabilità vengono condivise tra marito e moglie, spesso anche con i figli se non più bambini.

Questo nuovo modello di famiglia inoltre aiuta molto a promuovere l’emancipazione della donna. Il limite maggiore di questa nuova famiglia, paradossalmente, è legato al suo elemento positivo: la privacy rischia di trasformarsi in isolamento, l’intimità in individualismo. Le famiglie sono più sole, i bambini anche. A ogni problema deve far fronte la piccola famiglia con le sole proprie forze, spesso con fatiche enormi, non più la grande famiglia allargata formata da numerosi nuclei famigliari.

Case di una volta, appartamenti di oggi ultima modifica: 2022-02-23T16:38:15+01:00 da SANDRO VIGANI
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