Una vita di rock e libertà

Esce l’autobiografia di Tony Pagliuca, tastierista e leader delle Orme. Una storia che si legge come un romanzo, dalla miseria del dopoguerra al sogno utopico dell’Isola di Wight.
GIOVANNI SAMPAOLO
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È raro che un musicista rock scriva un libro tutto da solo. In genere c’è dietro il ghost writer o tutt’al più si tratta di un libro-intervista. Ma se l’autore è il poeta che ha scritto pressoché tutti i testi delle Orme, liriche-racconto che con la loro forza immaginativa hanno segnato generazioni di fans, da Morte di un fiore a Gioco di bimba alle fantasmagorie di Felona e Sorona, da La fabbricante d’angeli a Calipso, si può star certi che il suo libro autobiografico sia qualcosa di sensazionale.

Sì, Tony Pagliuca racconta la sua infanzia e la sua giovinezza, intrecciata alla storia del celebre gruppo prog veneziano, con la stessa capacità di suggestione delle sue canzoni. È un libro che si legge assolutamente come un romanzo, poetico e comico, appassionante e lirico, anche a prescindere dalla vicenda targata Orme. Capitolo fondamentale, quest’ultimo, della musica italiana, ma al centro di questo racconto c’è anzitutto il punto di vista di un bambino, di un ragazzo che con la sua sensibilità e con la sua creatività talora bizzarra si fa strada tra le asprezze della vita, coi primi amori, nella miseria del dopoguerra, in un’Italia che si va rapidamente trasformando.

Il libro si dipana lungo un viaggio. E che viaggio. Siamo a Venezia, fine agosto del 1970. Quattro “capelloni”, i musicisti Tony Pagliuca, Aldo Tagliapietra, Michi Dei Rossi e Nino Smeraldi partono alla ventura su un furgone con adeguate scorte di spaghetti, salsa di pomodoro e bottiglie di prosecco di Valdobbiadene per attraversare tutta l’Europa fino all’Isola di Wight, dove si terrà il famoso festival col meglio del rock mondiale, da Jimi Hendrix a Emerson, Lake & Palmer. Si respira un frizzante entusiasmo e voglia di grandi novità. Pagliuca saldamente al volante si abbrevia la monotonia della lunga strada raccontando agli amici episodi della sua infanzia, dell’adolescenza.

Tony Pagliuca (a sinistra) a Venezia con gli Hopopi, settembre 1966

La cornice on the road, tornando a intermittenza tra i racconti del passato, ci ricorda che questi ragazzi, come gli “antichi pionieri” della canzone, sono “spinti da un sogno di libertà”, vanno a Wight per trovare una nuova umanità fraterna, per lasciarsi alle spalle la Storia che ha funestato i propri genitori. Da una parte il mondo di guerra vissuto dalla precedente generazione, dall’altra quello di pace dei giovani. In mezzo l’amore, gli amori di un Toni adolescente raccontati con estrema delicatezza, in pagine di grande poesia in cui chi sarà attento potrà ritrovare l’origine vissuta di perle come Frutto acerbo, Era inverno o della stessa Gioco di bimba.

Dal nativo Abruzzo, la famiglia del piccolo Toni si trasferisce nel grigiore industriale di Marghera. “Papà trovò un buco in affitto: una camera e un cucinino con bagno, ventiquattro metri quadri in tutto. Là, nonostante lo spazio ristretto, vivemmo in tre, poi in quattro, con l’arrivo della sorellina Ombretta, e poi in cinque, con l’altra sorellina Luciana”. L’Abruzzo resta la terra ancestrale del fantastico e di personaggi mitici come lo zio ferroviere, ma presto Toni si ambienta, cuore meridionale e spirito veneto.

Tony Pagliuca: il primo compleanno

C’è una foto che lo raffigura al suo primo compleanno: il papà, sempre severo, ma capace di imprevisto affetto. Il mondo arcaico: un fiasco impagliato, il ciambellone fatto in casa, la mano di una persona anziana che sembra indicare qualcosa. Gli occhi scuri del piccolo Toni fissano lontano, con voracità, guardano laggiù, al futuro.

Sarà il padre a volergli comprare una fisarmonica, quando lui già vorrebbe un pianoforte. Ma sarà quella fisarmonica, abbracciata “come la sposa abbraccia lo sposo in un matrimonio combinato”, a cambiargli la vita, a riscattarlo dando una forma e una direzione al suo temperamento di artista poco conciliabile con la scuola e col sistema. Con disarmante semplicità Pagliuca narra dei suoi fallimenti, che si tratti di una ragazza che lo scaccia letteralmente a pietrate o di quando non riesce a eseguire un certo passaggio sincopato nell’importante audizione con le Orme: sta qui la chiave di questa storia molto umana di “successo senza eccesso”, come recita il sottotitolo.

Tony Pagliuca con la sua prima fisarmonica nel 1962

Per gli appassionati e i conoscitori di musica, questo libro è una vera miniera di notizie e testimonianze da insider che fanno rivivere in una nuova luce un’epoca straordinaria della musica pop, quella tutta italiana che porta dalla faticosa avanzata dei “complessi” beat nella seconda metà degli anni Sessanta, tra cui Le Orme, fino alle soglie dell’esplosione progressive con Collage, l’album del gruppo che nel 1971 imprime una svolta internazionale al rock della Penisola, e di cui Pagliuca racconta dettagliatamente la genesi, pezzo per pezzo.

Qui i due filoni narrativi de Le orme di Tony si ricongiungono: si ritorna da Wight carichi di voglia di cambiare il mondo, o almeno la musica. L’adolescenza dei ricordi è finita, comincia il successo vero, Collage scala le classifiche e Le orme sono richieste in tutta Italia. Sta cominciando una diversa, grande avventura. Il vecchio furgone torna a Marghera mentre i tre partono per un nuovo viaggio su una limousine fiammante che li porta a Milano.

Tony Pagliuca, Le orme di Tony. Come ho raggiunto il successo senza eccesso, 128 pp., Readaction Editrice info@readaction.it

Immagine di copertina: Tony Pagliuca sulla copertina di Ciao 2001, 2 febbraio 1976

Intervista a Tony Pagliuca per l’uscita del suo album Rosa Mystica (3/11/2021)

Una vita di rock e libertà ultima modifica: 2022-02-23T13:35:23+01:00 da GIOVANNI SAMPAOLO
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