Dino Zoff. L’Italia migliore

Compie ottant'anni “il mito”, il simbolo più autentico del calcio italiano.
ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Dino Zoff è per tutti un mito. È il capitano che fermò sulla linea di porta il colpo di testa del brasiliano Oscar al Sarriá di Barcellona e che sei giorni dopo alzò al cielo di Madrid la nostra terza Coppa del Mondo, è il portiere rimasto imbattuto per oltre mille minuti in Nazionale e per più di novecento in maglia bianconera, colui che riuscì nell’impresa di disputare trecentotrenta partite consecutive in Serie A nelle sue undici stagioni alla Juve, in un’epoca nella quale il secondo portiere era considerato alla stregua di uno spettatore non pagante, anche quando si trattava di un signor giocatore.

Va anche detto che di Zoff ne nasce uno per ogni generazione. Piloni, Alessandrelli e Bodini erano senz’altro degli ottimi portieri ma nessuno di loro raggiungeva le vette di Dino, protagonista di un calcio dal sapore antico, quando la passione era autentica e la Juve costituiva, al tempo stesso, l’emblema del potere padronale e il simbolo del riscatto dei meridionali saliti al Nord in cerca di fortuna. La Vecchia Signora di cui Dino è stato un’icona era, infatti, la squadra di chi, correndo dietro a un pallone, inseguiva il riscatto della propria vita. Gente come Furino e Morini, “Pietruzzu” Anastasi da Acireale e Gaetano Scirea da Cernusco sul Naviglio. Figli del Sud, della classe operaia, della fatica e del sudore. Persone che si vergognavano quando, uscendo dalla discoteca dopo una festa scudetto, vedevano le tute blu che varcavano all’alba i cancelli di Mirafiori. Uomini, prim’ancora che campioni, esempi bellissimi di una gioventù spesa a inseguire un sogno collettivo e non solo individuale.

Dino Zoff è stato il punto di riferimento di una generazione nata sotto le bombe, cresciuta nell’Italia dei sacrifici e, successivamente, del miracolo economico, rinata rimboccandosi le maniche, contadina nell’animo, incapace di sprecare alcunché, cosciente dell’importanza di ogni singolo centesimo, dedita al risparmio e contraria a ogni minimo eccesso.Non a caso, Zoff e Scirea festeggiarono la vittoria dei Mondiali con una sobrietà quasi imbarazzante, nella loro “Svizzera”, così era soprannominata la camera d’albergo che condividevano, in cui regnavano sovrane la quiete e la serietà. Zoff e Scirea sono stati un tutt’uno. Due fuoriclasse dall’animo gentile, parsimoniosi nell’uso delle parole, distanti anni luce da ogni forma di divismo, refrattari alla mondanità, in contrasto con le tendenze edonistiche che cominciarono a farsi strada sul finire delle loro carriere e che, per questo, hanno condannato Dino alla dannazione e Gaetano, “salvatosi” dalla dannazione per via della prematura scomparsa, a un oblio forse ancora più doloroso.

Dino Zoff incarna l’Italia più bella, quella generosa e rivoluzionaria di Bearzot, quella partigiana del presidente Pertini, l’Italia di ieri che oggi fatica a farsi strada persino nella memoria. Ci rimane lui, il ragazzo di Mariano del Friuli, il ricordo di tante adolescenze, il protagonista degli anni più belli della nostra vita e della nostra storia recente, il profumo dell’erba e la magia delle domeniche attaccate alla radio, prima che le immagini prendessero il sopravvento e ci ponessero di fronte a un doveroso realismo ma anche a una spietata perdita della magia e dell’innocenza.

Nel ’68 incarnò anche una forma diversa, ma non meno intensa, di ribellione all’ordine costituito, partecipando in prima persona alla vittoria degli Europei casalinghi contro la Jugoslavia e regalandoci una notte indimenticabile, nel tripudio delle torce improvvisate sulle tribune dello Stadio Olimpico, a trent’anni di distanza dall’ultima vittoria degli Azzurri, risalente al 1938, ossia alla vigilia dell’inferno della Seconda guerra mondiale. Compie, dunque, ottant’anni il volto dell’Italia felice, la nostra Italia che non si arrende e non si pente di essere perbene. Se aggiungessimo altro, Dino ci fisserebbe con uno sguardo dei suoi e ci direbbe basta. La retorica non ha mai fatto parte del suo modo di essere. 

Dino Zoff. L’Italia migliore ultima modifica: 2022-02-24T18:39:00+01:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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