Riverberi mediterranei dell’invasione russa

La situazione che si è formata in Ucraina potrebbe avere conseguenze devastanti sulla Grecia. Già il riconoscimento delle due repubbliche separatiste crea un pericoloso precedente riguardo allo stato fantoccio creato da Ankara a Cipro.
DIMITRI DELIOLANES
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[ATENE]

Poco dopo l’annuncio dell’invasione russa dell’Ucraina il primo ministro greco è apparso nelle tv del paese per commentare l’evento con queste parole: “Da una posizione di principio, la Grecia ha pieno rispetto dell’integrità territoriale e dell’indipendenza di tutti gli stati. Di conseguenza condanna senza riserve ogni azione di modifica dello status quo che vanno contro tali valori. Ancora più severamente condanna la forza bruta a causa della quale sfortunatamente molte persone innocenti perderanno la vita”.

Apparentemente è un messaggio piuttosto convenzionale, di condanna delle azioni di un giocatore che istituzionalmente si trova in contrasto con la Nato, l’alleanza mai amata dal popolo greco ma rimasta senza alternative. Il premier ha usato attentamente le parole in modo da non ferire i profondi sentimenti dei suoi compatrioti. Non solo i comunisti nostalgici ma tutti i greci, sono da sempre legati a Mosca attraverso la comune adesione al cristianesimo ortodosso, antiche tradizioni, intensi scambi culturali nonchè la comune ostilità verso gli ottomani. La comunza era tale che per secoli in Europa si pensava ai greci ottomani come pedine dell’impero russo. Basta pensare che Karl Marx e Friedrich Engels sono ambedue morti con la profonda convinzione che i greci non fossero altro che degli slavi sbandati al servizio dello zar.

Ma il vero contenuto del messaggio di Mitsotakis è che non si rivolge a Putin ma a Erdoğan. La situazione che si è formata in Ucraina potrebbe avere conseguenze devastanti sulla Grecia. Già il riconoscimento delle due repubbliche separatiste crea un pericoloso precedente riguardo allo stato fantoccio creato da Ankara a Cipro. E Lavrov lo sa bene, visto che qualche giorno fa si è riferito all’autoproclamata “Repubblica Turca di Cipro del Nord” senza anteporre l’usuale “sedicente” oppure “non riconosciuta”.

Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, a desrtra, con Averof Neofytou, presidente di Democratic Rally (Cipro)

In sostanza, è la politica della forza che crea fatti compiuti quella che allarma Atene. Da tempo circolano scenari più o meno seri riguardo alle mire turche nell’Egeo. Il pericolo è quello di un’operazione lampo in cui l’esercito turco occupi una o più isole, sapendo, sull’esempio di Cipro, che nessuno gli imporrà il ritiro. Nell’ultima settimana tale scenario si è rafforzato a causa dell’innalzamento dei toni da parte del governo turco.

Più volte il ministro degli esteri Mevlüt Çavuşoğlu ha protestato per la militarizzazione delle isole greche in violazione dei trattati che ne prevedono la smilitarizzazione. In effetti, dall’invasione turca a Cipro nel 1974 fino a oggi le isole sono state fortemente militarizzate, anche perché di fronte, sulle coste anatoliche, c’è la quarta armata dell’esercito turco, di recente formazione ed equipaggiata da numerosi mezzi da sbarco. La polemica è quindi piuttosto stagionata. Il nuovo elemento che Mevlüt Çavuşoğlu ha invocato è la teoria secondo la quale, una volta violata la smilitarizzazione anche la sovranità greca su queste isole viene meno. Non c’è bisogno di essere uno studioso di relazioni internazionali per capire che si sta creando un argomento per giustificare eventuali modifiche di confine.

L’esercito ucraino impiega i micidiali droni turchi Bayraktar TB2 contro l’esercito russo.

Quella di Çavuşoğlu non è certo, né la retorica né l’argomentazione di Putin, ma ci sono preoccupanti somiglianze. Tanto più che, ancora una volta, i presunti alleati della Grecia non hanno mai mostrato alcuna volontà di impegnarsi a fondo per la difesa del paese. La Nato segue tuttora la famigerata “dottrina Luns” secondo la quale l’Alleanza non si occupa di scontri e controversie tra paesi membri. Nell’Unione Europea domina il fattore economico e le ripetute richieste di Grecia e Cipro di imporre sanzioni alla Turchia sono sempre cadute nel vuoto. In conclusione, i greci hanno ragione a preoccuparsi che l’impeto di Putin ad arginare l’odiata Nato poi si risolva in un pericoloso precedente per la loro già precaria sicurezza.

Riverberi mediterranei dell’invasione russa ultima modifica: 2022-02-24T20:18:41+01:00 da DIMITRI DELIOLANES
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