Raoul Schrott. La vita come assieme di insensati microcosmi

Una ricca selezione di poesie del poeta austriaco appare nell’ultimo numero della rivista “Poesia”.
MARIO GAZZERI
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… come si faccia a dimenticare
l’ho imparato copiando dalla luna:
di notte reinventarsi è l’unica cosa che riesca.

… wie das mit dem vergessen geht
habe ich mir am mond abgeschaut:
nachts sich neu zu erfinden ist das einzige das glückt.

La voce di Raoul Schrott, cinquantasettenne poeta austriaco tra i più noti ed apprezzati d’Oltralpe, sembra incrinare con la sua screziata parola ogni stilema poetico del recente passato. Schrott va alla ricerca di quel senso dell’esistenza nascosto negli infiniti microcosmi del nostro mondo e la sua narrazione dell’esistente si sviluppa nel racconto di una quotidianità di oggetti senza vita, di pensieri senza futuro. Schrott osserva la vita ed esamina la realtà come un entomologo gli insetti. Ma l’enigma della vita va raccontato nei dettagli delle attività umane ed ecco, così, poesie come “Il viaggiatore”:

nulla spicca, tutto rimane latente… In viaggio vorresti essere in qualche altro luogo e mai arrivare… camminare significa cadere in avanti/ per acciuffarsi di nuovo come un automa/ costantemente ritardando l’inevitabile caduta/ desiderosi altrove–da sè stessi in fuga.

Una ricca selezione di poesie di Schrott (in originale e in traduzione italiana di Federico Italiano) appare ora nell’ultimo numero della rivista fondata e diretta da Nicola Crocetti, per anni e anni coraggioso e indomito promotore del mensile Poesia ora rinnovato, impreziosito da raffinate illustrazioni e rilanciato (con cadenza bimestrale e solo in libreria) grazie a Feltrinelli.

Nella raccolta, le poesie di Schrott vanno per categoria, per mestiere, è il destino del “custode del museo” o del “viaggiatore”, è l’identità nascosta del “conducente d’autobus” o dell’“operaio cantoniere” a restituirci l’insensato profilo di una vita, il negativo di un’esistenza senza perché.

Dice “il custode del museo”: “ogni giorno percorro le mie miglia di miserie/ dall’annunciazione alla tomba di lazzaro alla crocifissione/ non c’è nessuno che faccia domande, pochissimi vengono per guardare (…die wenigsten kommen um zu schauen)“.

È insomma una sorta di via crucis nella solitudine la vita del custode e di ognuno di noi, come sembra suggerire il poeta, tra le rappresentazioni del martirio del Cristo e l’indifferenza quasi pagana dei visitatori. Non è pessimismo cosmico né denuncia il silenzioso grido di Schrott, piuttosto specchio dell’indifferenza delle persone come delle cose, l’inutilità di chiedersi il perché, la scelta di non porsi domande.

Ogni testo è l’espressione di un destino individuale, di un soggetto nel momento in cui, riconoscendo la propria finitezza e provvisorietà, intravede qualcosa di più grande ed inafferrabile,

scrive Federico Italiano, traduttore, scrittore e poeta egli stesso che vede nelle poesie di Schrott (tradotte mirabilmente) “una forma di misticismo ateo e malinconico”.

La mancanza di punteggiatura (solo qualche trattino) sottolinea quel senso di impietoso scorrere dei versi così come della vita stessa. Panta rei, insomma, come dicevano gli antichi greci. Le osservazioni a volte stralunate dello Schrott sono come dei punti interrogativi nella sua indagine di poeta di microcosmi, “giorni di carta strappati al loro quaderno a spirale alla rilegatura ad anello della rassegnazione” o anche “osservare lo sparviero e aspettare che mi dimentichi/ diventare invisibile affinché  in me cresca un altro io…” e ancora “nel legno della grata sono intagliate le rose del silenzio/ sotto queste posso perdonare ma non assolvere ossessione ed esitazione – le nostre infermità spariscono nel senza tempo per proprio conto” (dalla poesia “un parroco”, “ein pfarrer”).  C’è una forza quasi contundente nel suo versificare, una forza che scoraggia una “comprensione” immediata. Ma in fin dei conti è proprio questo il fine della poesia. Non è importante capire, non è necessario perché il registro del poeta è un altro. Non si scrivono parole, si traducono emozioni.

                                                                                                                                   

                                   

Raoul Schrott. La vita come assieme di insensati microcosmi ultima modifica: 2022-02-28T22:30:55+01:00 da MARIO GAZZERI
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