Casemiro. La classe operaia

Un onesto gregario che mette i creatori di magia nelle condizioni di esprimere al meglio le proprie qualità. Perché, in fin dei conti, sono i giocatori come lui, come Gattuso, i valori aggiunti di una squadra, quegli instancabili e indispensabili portatori d’acqua senza i quali nessuna vittoria sarebbe possibile.
ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Il neo-trentenne Casemiro appartiene a quella categoria di giocatori che in un grande club non dovrebbero avere diritto di cittadinanza. Perché non è bello a vedersi, non è entusiasmante, non strappa l’applauso del pubblico, non illumina la scena con giocate sensazionali e non sarà mai in lizza per vincere il Pallone d’Oro. Fatto sta che senza questa classe operaia, che di solito staziona a centrocampo, i grandi club semplicemente non esisterebbero. E non è un caso che il paragone immediato che mi viene in mente sia quello con Gattuso, combattente per antonomasia del Milan che fu, guidato proprio da quell’Ancelotti che Pérez ha richiamato l’estate scorsa sulla panchina del Real Madrid, evidentemente memore del fatto che questi gli avesse regalato, nel 2014, l’agognata decima coppa dalle grandi orecchie.

Carletto, con la sua proverbiale mitezza, è un allenatore che ha vinto ovunque e che nella sua lunga esperienza rossonera seppe dar vita a una riedizione dell’armata di Sacchi, di cui peraltro era stato un perno, amalgamando al meglio la classe sconfinata di fenomeni come Rui Costa, Pirlo, Seedorf e Kaká e la grinta di un portatore d’acqua, Gattuso per l’appunto, che sarà stato anche poco bello a vedersi ma era essenziale negli equilibri della squadra.

Tornando a Casemiro, all’inizio non piaceva all’esigente Pérez, anche lui ostaggio della visione, tipicamente madridista, secondo cui per giocare in un club tanto glorioso si debbano avere piedi eccezionali. È stato un fenomeno come Zidane a far capire al presidentissimo che un mastino come il brasiliano non solo era utile ma era addirittura indispensabile per lo sviluppo della sua idea di gioco, in quanto solo una diga di quel livello poteva consentire ai vari Modrić e Kroos di dipingere parabole entusiasmanti, innescando l’attacco monstre composto da Cristiano Ronaldo e Benzema.Casemiro, proprio come Gattuso, è dunque un bell’esempio di classe operaia che va in Paradiso.

Sembra europeo più che brasiliano, non possiede la classe tipica dei campioni nati a quelle latitudini ma non c’è dubbio che sia un protagonista assoluto dei trionfi a ripetizione delle merengues, di fatto un centrale difensivo aggiunto con diritto di incursione in avanti, come ben sa la Juventus, che Casemiro colpì a Cardiff, in finale di Champions, con un tiro da fuori area, dando il là alla netta vittoria degli spagnoli in un secondo tempo dominato in lungo e in largo.

Ora che è giunto all’apice della carriera, con una bacheca da fare invidia a molti e un ruolo da titolare quasi inamovibile nell’undici del timoniere di Reggiolo, possiamo dire che è un bene che anche una platea da sempre innamorata del bel gioco e dei suoi interpreti più puri abbia imparato ad apprezzare un onesto gregario che mette i creatori di magia nelle condizioni di esprimere al meglio le proprie qualità. Perché, in fin dei conti, sono i Gattuso e i Casemiro i valori aggiunti di una squadra, quegli umili e indispensabili gregari senza i quali nessuna vittoria sarebbe possibile. E si finisce con l’amarli proprio per questo: per la loro gentilezza d’animo, per la loro generosità, per il loro essere costantemente in prima linea senza chiedere nulla in cambio, per la loro passione posta al servizio del gruppo e per il loro spirito indomito che fa spesso la differenza, riuscendo a infondere coraggio e determinazione anche ai talentuosi che, talvolta, si specchiano un po’ troppo nella loro bellezza.

Buon compleanno, insostituibile Casemiro!

Casemiro. La classe operaia ultima modifica: 2022-03-01T17:20:00+01:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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