Emilia De Biasi. Per una genealogia femminile nella politica

Prezioso e meritevole di grandi lodi il libro “Emilia Grazia De Biasi. Passione, dialogo, etica della responsabilità”, curato da Enrica Borrelli, Guglielmo Bruni, Elisabetta Cacioppo, Pigi De Lauro, Massimo Tafi.
LIVIA TURCO
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Ci sono persone che ci lasciano, che il mistero della morte rapisce all’improvviso ma che sono sempre con noi, nella nostra quotidianità. In questo febbraio mi è mancato lo scambio di auguri con Emilia, entrambe nate nel segno dell’Acquario e io coglievo l’occasione degli auguri di buon compleanno per chiederle cosa prevedeva il nostro oroscopo. Il ricordo di Emilia Grazia De Biasi è scolpito nella mente nel cuore di tante e tante persone che l’hanno conosciuta, le hanno voluto bene, l’hanno amata, come il suo carissimo marito, l’hanno stimata, hanno con lei condiviso impegno e lavoro. Le persone vanno anche ricordate nei luoghi pubblici, tanto più, quando, come Emilia, ha fatto molto per il Bene Comune.

È pertanto prezioso e meritevole di grandi lodi il libro Emilia Grazia De Biasi. Passione, dialogo, etica della responsabilità, curato da Enrica Borrelli, Guglielmo Bruni, Elisabetta Cacioppo, Pigi De Lauro, Massimo Tafi.

Questo libro non è una biografia piuttosto è il tentativo di restituire al lettore il ritratto umano e politico di Emilia attraverso le sue parole e le parole di quanti l’hanno conosciuta non separando le sue scelte politiche dal suo essere donna appassionata e di pensiero. Abbiamo dovuto scegliere tra tutti gli argomenti di cui si è occupata per passione o per ruolo istituzionale quelli che abbiamo ritenuto più rilevanti. Si tratta di una selezione per forza di cose arbitraria e lacunosa perché Emilia spaziava con competenza dall’analisi politica, alla questione femminile, dalla sanità alla cultura, dal Teatro alla musica. Abbiamo voluto coinvolgere molti di coloro che l’hanno conosciuta e che hanno collaborato con lei con differenti ruoli e in fase diverse del suo percorso politico e istituzionale.

È la presentazione degli autori e delle autrici. Un libro prezioso perché fa conoscere Emilia attraverso la sua voce, una voce plurale che va dai discorsi parlamentari, alle parole da lei pronunciate sui social, alle parole rilasciate alle amiche e agli amici.

Sono preziose le testimonianze che la raccontano. Vorrei citarne due in particolare: quella di Roberto Camagni, consigliere della Fondazione Quercioli, dirigente storico del Pci, Pds nel partito milanese. Il racconto “Sono Emilia segretaria di sezione” narra dell’inizio di Emilia, appunto, da segretaria di sezione come si addiceva in quei tempi, in quel grande partito che era il Partito comunista italiano.

Roberto Camagni, nel suo intervento, racconta di una riunione in cui conobbe Emilia come donna puntuale, concreta, aperta. Dice Roberto:

Con Emilia sono stato in totale sintonia nelle svolte politiche che lasciarono il segno non solo nel nostro partito. Ci univa la profonda esigenza di rinnovamento e di allargamento del gruppo dirigente, l’esigenza di aprire il partito a settori rappresentativi della società milanese, di cogliere i cambiamenti in atto. Insomma eravamo convinti di dover far saltare il vecchio schema di partito per i soli iscritti per estenderlo a tutta la società di orientamento progressista. Fu così per la nascita del partito democratico, per la costituzione del Pds per la elezione di Barbara Pollastrini segretario della Federazione provinciale milanese in alternativa Piero Borghini e per la costruzione della giunta di sinistra Milano dopo due anni di pentapartito. Eravamo nel 1987 e si costruì il l’alleanza tra Pci, Psi, Verdi.

Fu un evento importante, che anch’io ricordo. Emilia con le altre donne, come Marilena Adamo, Ornella Piloni, Paola Manacorda, solo per citare alcune di esse, era impegnata a promuovere il programma della città che fosse attento alla vita delle donne. Bisognava riorganizzare i tempi delle città che erano ormai diventate una gabbia soprattutto per le donne; si rendeva necessario definire un piano regolare degli orari e dei tempi delle città come compito della amministrazione comunale.

Emilia e le compagne traducevano a Milano quella che era una politica nazionale che avevamo lanciato come donne comuniste e che si chiamava appunto “le donne cambiano i tempi“, attraverso una proposta di legge di iniziativa popolare e, in particolare, attraverso la riorganizzazione dei tempi delle città come stava sperimentando la sindaca di Modena Alfonsina Rinaldi.

Roberto ricorda “il caffè delle donne”, luogo sempre molto creativo all’interno delle feste dell’Unità. Ricorda quando Emilia e fu eletta nella segreteria della Federazione milanese del Pds e da quel momento

da sola e senza protettori è riuscita a percorrere un lungo cammino fatto di impegno per la questione morale per il rinnovamento del partito e di lavoro per restituire ai cittadini la fiducia nella politica.

Un altro passaggio importante della formazione politica e dell’impegno politico di Emilia De Biasi, lo racconta Barbara Pollastrini, allora responsabile nazionale delle donne dei Democratici di Sinistra, a partire dal 1999. Barbara racconta con molta freschezza ed efficacia i loro due uffici in via Nazionale a Roma, nella sede nazionale dei Ds. Racconta la passione, il miscuglio tra esperienza politica e scambio umano, relazione personale. Racconta la sfida di innovare la politica, di ricostruire una capacità femminile di raccogliere tutte le novità del tempo nuovo che stavamo vivendo. La biografia di Emilia è intensa. Si avvicina alla politica negli anni Settanta a partire dall’esperienza nel mondo cattolico post conciliare, frequenta il liceo classico Beccaria e poi l’università Cattolica di Milano, facoltà di Lettere e Filosofia. Oltre agli studi classici, inizia l’impegno politico con la sezione universitaria del Pci, in cui segretario è Guglielmo, che diventerà poi suo marito. S’iscrive nel 1979 alla sezione di strada, la Oriani, della quale sarà segretario a più riprese. Da questo momento le vite del partito e di Emilia saranno indissolubilmente legate.

Nel 1985 entra organicamente a far parte della struttura del Partito comunista italiano milanese e ne diventa funzionaria, sostiene con grande convinzione la svolta di Achille Occhetto e la nascita del Pds. Nel 1996 diventa consigliere comunale a Milano in cui si dedica a temi diversi ma prevale l’interesse allo sviluppo culturale di una città che si sta riprendendo dopo lo scossone di Tangentopoli. Nel 2003, Emilia arriva a Roma, nella direzione nazionale dei Democratici di Sinistra e collabora attivamente con Barbara Pollastrini alla commissione nazionale delle donne. Dal 2006 al 2013 è parlamentare alla Camera dei Deputati e si occupa attivamente di cultura come componente della commissione Cultura e della commissione di Vigilanza Rai. Dal 2013 al 2018 è eletta senatrice, presidente della Commissione igiene e sanità per tutta la legislatura. Nel 2010 si sposa con Guglielmo in un matrimonio con rito religioso. Nel gennaio del 2019, lasciata l’attività parlamentare, continua a coltivare i suoi interessi sui temi della salute e sui temi della cultura.

Ho conosciuto Emilia negli anni della militanza politica con le donne ai tempi della Carta delle donne nel 1987. Lei milanese, io torinese, un’amicizia basata su un confronto schietto, affettuoso, animato dalla nota competizione di caratteri tra Torino e Milano.

Ricordo con grande emozione la partecipazione alle feste dell’Unità a quei “caffè delle donne” c’era sempre un pizzico di novità, qualcosa che non ti aspettavi. Andare a quelle feste, partecipare a quei caffè delle donne era occasione per imparare qualcosa di nuovo, conoscere nuove persone, rivedere le compagne di sempre.

Il tratto peculiare di Emilia è stato sicuramente il riformismo, il suo essere donna di grandi ideali ma anche di grande concretezza, di generosità e di carattere. Sapeva dialogare ma sapeva anche dire con grande franchezza il suo pensiero e la contrarietà rispetto a posizioni espresse da altri.

Il libro si sofferma sull’ultima parte dell’impegno di Emilia De Biasi, la sua presidenza della Commissione Igiene e Sanità del Senato.

Rileggendo quelle pagine, utili e coinvolgenti, trovo temi, questioni, come la legge sulle cure palliative, il ruolo delle delle professioni sanitarie, la legalizzazione della cannabis per uso terapeutico ,la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari che in qualche modo mi hanno coinvolta nella mia esperienza sia di governo sia di parlamentare.

Leggendo gli interventi, le relazioni svolte da Emilia su questi temi riscontro una grande sintonia nell’approccio e nella veduta dei problemi, l’approccio che puntava soprattutto al dialogo, a cercare su temi etici complessi e difficili le ragioni del punto di vista dell’altro. Colpisce, nel libro, la testimonianza proprio delle persone che hanno lavorato con lei nella Commissione Sanità. Tutte riconoscono in Emilia la competenza, l’impegno, la pignoleria, il grande rigore e contemporaneamente la capacità di ascolto, di dialogo, lo sforzo di costruire sintesi tra punti di vista diversi. Insieme alla sua frizzante umanità che era fatta di dolcezze e anche di durezze, era fatta di cultura, di dialoghi su temi culturali, insieme all’attenzione alle piccole cose della vita, attenzione alla femminilità, come comprare una borsa, un paio di scarpe, un vestito che stava meglio.

Succede normalmente alle donne, anche molto brave e significative che vivono l’impegno politico, quando lasciano il loro lavoro pubblico, di essere avvolte dall’oblio, dalla dimenticanza. Per questo è importante costruire una genealogia femminile nella politica, riconoscere il merito, il ruolo di ciascuna donna. Questo libro è un tassello importante nella costruzione di una genealogia femminile nella politica. Anche per questa ragione sono grata agli autori e lo considero un opera preziosa.

Un pensiero particolare rivolgo a Guglielmo, il marito di Emilia. Lo ringrazio per la sincerità con cui esprime il suo profondo dolore, che non gli impedisce di essere presente nella dimensione pubblica a testimoniare l’impegno di Emilia, il suo valore, la sua passione per il Bene Comune. A lui l’augurio profondo di continuare a combattere e di ritrovare il senso del futuro. Con Emilia nella mente e nel cuore.

Emilia De Biasi. Per una genealogia femminile nella politica ultima modifica: 2022-03-02T21:55:15+01:00 da LIVIA TURCO
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