La solarità di Caigo

Figura chiave della politica e dell’amministrazione veneziana, Maurizio Calligaro è scomparso improvvisamente. Lo chiamavano fin dalle lotte studentesche, “Caigo” - abbreviazione/alterazione del cognome - che in veneziano significa nebbia. Ma della nebbia, lui, era l’opposto: persona e funzionario di limpidezza cristallina.
ENZO BON
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Non c’è mai stata una volta che non m’abbia risposto al telefono: a qualsiasi ora del giorno e della notte, Maurizio Calligaro era sempre disponibile. Un giorno mi disse che in una ipotetica gara che misurasse le ore di accensione del cellulare nel lungo periodo, lui avrebbe certamente vinto un bel premio. E, le sue, erano risposte sempre attente, mai scontate, fossero problemi banali o esiziali.

​Quando ritornò a ricoprire la carica di capo di Gabinetto, al Comune di Venezia, all’ultima rielezione a sindaco di Massimo Cacciari, per me, che ero arrivato da poco, era un volto nuovo. Lo vidi per la prima volta in un corridoio di Ca’ Farsetti; me lo presentò Leopoldo Pietragnoli. “Vedrai, Caigo (così tutti lo chiamavano) è un amico”, mi disse Leo che sapeva i miei timori: nel settore della comunicazione e ufficio stampa, lo spoils system era la prassi. E io non avevo proprio voglia di smettere un lavoro che mi piaceva, in un ambiente allora estremamente stimolante. Maurizio mi salutò bonariamente, con il suo solito sorriso aperto; non ricordo di cosa parlammo, ma ricordo perfettamente quei baffi ispidi che nascondevano il volto di una persona buona, che riusciva a mettere a proprio agio tutti; un’aria sorniona che faceva ben sperare; una stretta di mano forte e sincera. Ebbe fiducia in me, non so per quale motivo. E da allora, piano piano, nacque un’amicizia sincera, che si sviluppò anche fuori dall’ambiente di lavoro.

​Non c’era giorno che non ci sentissimo: il suo importante ruolo di capo di Gabinetto del sindaco richiedeva un continuo contatto con l’ufficio stampa e con i giornalisti, che riceveva senza formalità, sempre parlando in veneziano verace, con competenze trasversali e precise in tutti i settori dell’amministrazione comunale. 

​Ma gli appuntamenti più belli, quelli che ricordo con gioia, era quando mi telefonava verso il primo pomeriggio: “Ti vien zò a tor un cafè?” mi diceva. E uscivamo da Ca’ Farsetti, camminando a passo lento per le calli fino ad arrivare al solito bar, dove il caffè era la scusa per parlare di libri, di passeggiate in montagna, di storia. Maurizio era un uomo colto, raffinatamente colto: quante ore abbiamo passato nelle librerie vicine a Ca’ Farsetti a scovare, tra gli scaffali, libri di storia della prima guerra mondiale, guide di montagna, best seller nuovi e passati. Era un lettore accanito, capace di divorare più di qualche libro a settimana, e di ricordarne il contenuto con una memoria fenomenale. Spesso me li raccontava, quei libri che leggeva, con dovizia di particolari che mi facevano invidia, io che non ricordo neppure il finale di un romanzo appena letto…

Oltre ai libri, altri interessi  scoprimmo di avere in comune: la passione per la montagna; il volontariato in Protezione Civile. Maurizio era la Protezione Civile per Venezia: per lui una missione primaria. Non c’era evento calamitoso che succedesse nel territorio comunale che lui non fosse presente per coordinare con una non comune capacità, gli interventi di soccorso. Ne ricordo uno per tutti: il giorno che una tromba d’aria di inaudita potenza s’abbattè sull’Heineken Jammin’ Festival causando distruzione, feriti e terrore tra i partecipanti. Fui io, che ero presente in loco, a chiamarlo per primo al telefono: ricordo che capì prima dalla mia voce che dalle parole che era successo qualcosa di davvero grave. “Speta, rivo subito col sindaco”, mi rispose. Quando arrivò a San Giuliano, il suo tipico abbraccio di saluto (ti cingeva la spalla), quella volta fu più stretto. Non parlammo per qualche secondo guardando quella scena che nessuno avrebbe immaginato di poter vedere, perché non c’era bisogno di alcuna parola.

​Sarebbero davvero tanti i ricordi del nostro lavoro: le notti passate nella sala operativa del Centro Maree ad aspettare l’acqua alta, o quella volta che il sito del Comune fu hackerato da ignoti alla vigilia delle giornate di presentazione, in streaming, delle opere alternative al Mose. Allora, senza fiatare, approvò alle 4 di notte le decisioni mie e dei tecnici con una fiducia che mi inorgoglì.

​Ma Maurizio era anche la mia personale guida di montagna: spesso lo chiamavo, al sabato mattina, chiedendogli di trovare un trekking adatto a me e a mia moglie, che eravamo ben meno allenati di lui e di Gina, capaci di fare escursioni che erano fuori dalla nostra portata. E lui, come una enciclopedia, snocciolava percorsi, sentieri, rifugi, luoghi ameni, dando stima delle pendenze, delle ore di cammino, della fattibilità, della storia dei luoghi. Mai una volta mi sono trovato in difficoltà ascoltando i suoi consigli.

​Aveva fatto una carriera strepitosa anche grazie, oltre alle sue competenze, alla grande capacità che aveva di ascoltare tutti, di ricavare da tutti quella parte di ragione che faceva la differenza, di non essere mai sopra le righe e di trovare in tutti la parte buona su cui lavorare. “Sarà perché nasso come oste” mi disse una volta, ricordando quando, in gioventù, aveva gestito una osteria a Venezia, ricavando da tale esperienza una conoscenza umana che lui aveva introiettato come un tesoro prezioso per comprendere gli altri.

​Tra le tante parole di ricordo che i moltissimi amici che aveva hanno scritto di lui in questi giorni, quelle che sento più mie sono quelle di Rossella, una delle sue più fidate collaboratrici:

Mi piace ricordare quando entravi in ufficio col tuo passo trascinato e il tuo buongiorno allegro. Mi piace ricordare quando cantavi a voce alta. Mi piace ricordare quando ti incazzavi con noi (per trenta secondi) e poi tornava tutto come prima. Mi piace ricordare la tua bellissima scrittura nei post-it che attaccavi nei monitor per darci i  compiti. Mi piace ricordare l’uomo buono che eri, non il capo, non il politico.

​Questo era davvero Maurizio, che per ironia del destino ho visto per l’ultima volta al funerale di Leopoldo, lo stesso che ci aveva presentato, per la prima volta, in Comune. “Dai che se vedemo presto in montagna”, è stato il suo saluto in quella triste occasione.

Ciao Maurizio: anche se non ci vedremo, percorrendo i sentieri di montagna sentirò i tuoi passi accanto ai miei.

I funerali di Maurizio Calligaro saranno sabato 5 marzo, ore 11,  nella basilica dei Frari a Venezia. Camera ardente dalle ore 14 di giovedì 3 marzo (venerdì ore 9-18) a Ca’ Farsetti, sede del Comune a Rialto.

M A U R I Z I O
C A L L I G A R O

Nato a Venezia il 5 dicembre del 1954, urbanista di formazione, Maurizio Calligaro nel 1985 entra in consiglio di quartiere di Cannaregio, nell’88 ne diventa presidente e nel ’90 è eletto consigliere comunale. Dall’88 al ’94 lavora in Regione come segretario del gruppo dei Verdi. Nel ’94 diventa Capo di Gabinetto del sindaco Massimo Cacciari e dal ‘97 anche primo Direttore generale del Comune di Venezia fino al 2000. Con l’elezione di Paolo Costa entra in Amav, dove rimane fino al 2005. Riveste poi anche l’incarico di Capo di Gabinetto tornando in Comune a fianco di Cacciari, rieletto per la terza volta.

Terminata quella esperienza torna in Veritas con vari incarichi, tra i quali, Direttore della Direzione Qualità Ambiente Patrimonio Servizi. Per anni referente della Protezione Civile, dopo l’Acqua Granda del novembre 2019, il sindaco Brugnaro gli aveva affidato il coordinamento del servizio di raccolta delle segnalazioni danni dei cittadini e seguente concessione dei contributi. Incarico che con grande generosità ha svolto in modo completamente gratuito.

Sempre presente nelle emergenze che hanno colpito Venezia negli ultimi tre decenni, ha contribuito in forma determinante ad organizzare la Protezione civile e anche a ideare la rete antincendio della città di Venezia, opera che è stata progettata, realizzata e avviata al completamento dopo il grave incendio che distrusse la Fenice di Venezia.

La solarità di Caigo ultima modifica: 2022-03-02T20:13:25+01:00 da ENZO BON

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