La storia di Lee. Razzismo o classismo? Tutt’e due

La condizione di sfruttamento estremo dei lavoratori stagionali riguarda in molti casi immigrati neri. Per i liberal essa conferma il permanere di un razzismo sistemico negli Usa. Ma la loro è una posizione di comodo...
JUDITH NEWCOMB STILES
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[WELLFLEET, MASSACHUSETTS]

A Orlean, sonnolenta località balneare del Massachusetts, un lavoratore giamaicano, Lee, è arrestato con l’accusa di aver puntato una pistola contro l’ex moglie nel corso di un alterco. Bing-bang-boom, arrivano i poliziotti, e va in prigione senza tante discussioni, anche se la pistola non è stata mai trovata. È così che fanno le cose a Cape Cod, dove Lee vive con documenti scaduti, il visto H2-B per lavoratori stagionali, il che significa che è considerato un immigrato illegale. Ed ecco i soloni liberal che dicono che il suo arresto e la sua detenzione puzzano di razzismo sistemico. Ma non è forse più la spia di un divario di classe che si acuisce negli Stati Uniti?

I documenti H2-B per i lavoratori “ospiti” sono pass temporanei dati a persone prive di cittadinanza per lavorare nei mesi estivi, fornendo manodopera a basso costo in ristoranti, alberghi e imprese di pulizia. Quando la popolazione esplode con i turisti, gli imprenditori sostengono che non riescono a trovare abbastanza gente del posto per riempire i posti di lavoro. Ma il piccolo sporco segreto è che i lavoratori giamaicani non solo forniscono manodopera a basso costo, ma sono disposti a lavorare per lunghe ore in cucine soffocanti mentre i clienti si godono i loro pasti con l’aria condizionata. E se si licenziano, non possono lavorare legalmente senza un nuovo sponsor, il che significa mesi di richieste che potrebbero essere negate.

Sin dal suo inizio nel 1952, l’Immigration and Nationality Act ha reso possibile l’assunzione di lavoratori stagionali – un ritorno ai servi a contratto e alla manodopera a basso costo. I lavoratori con H-2B hanno spesso paura di denunciare abusi subiti o lo sfruttamento per paura di perdere il lavoro e di essere espulsi. Lee e i suoi amici giamaicani avevano paura di lamentarsi del fatto che nell’alloggio assegnato ai lavoratori dovevano starci dieci uomini, condividendo letti a castello in un angusto capanno degli attrezzi senza acqua corrente.

Nella storia americana, la tendenza ad avere schiavi e servi a contratto, e lavoratori stagionali H-2B è alla fin fine sempre la stessa cosa – tagliare i costi con manodopera a basso costo. I servi sotto vincolo erano spesso vittime di abusi e di condizioni di vita al di sotto degli standard minimi, ma almeno dopo aver portato a termine il loro contratto e, tolti i costi di trasporto, ricevevano le cosiddette “freedom dues”, una sorta di liquidazione di fine rapporto e, cosa più importante, erano liberi di comprare la terra. Quando il contratto termina, per i lavoratori H-2B, se rimangono negli Stati Uniti, diventano “immigrati illegali” – un limbo ingarbugliato con quasi nessun percorso per risalire la scala socio-economica.

Il lavoratore stagionale Anthony Anglin nel ristorante Moby Dick di Wellfleet (Jesse Costa/WBUR, 2017)

Quattro anni fa, alla scadenza del visto H-2B, Lee è rimasto negli Stati Uniti con la speranza che ci fossero due strade per ottenere uno status legale. L’opzione uno era quella di assumere un avvocato, a costi esorbitanti, che avrebbe tentato di spingere i suoi documenti di immigrazione attraverso il sistema, sostenendo che la sua esperienza lavorativa era rarissima e non poteva essere ricoperta da un cittadino americano. Lee aveva in effetti una competenza specifica nell’allevamento di ostriche, ma un avvocato dell’immigrazione locale ha detto senza mezzi termini – era l’epoca dell’amministrazione Trump: “Non provarci nemmeno, adesso. Questo ti metterà solo sul radar e aumenterà le tue possibilità di essere espulso”. 

La seconda opzione era sposare una cittadina americana per ottenere uno status legale. Lee venne a sapere di una donna nel Connecticut con quattro figlie che gestiva un sorta di agenzia matrimoniale per le quattro figlie, una delle quali era disposta a sposarlo per diecimila dollari in contanti. Per sei mesi avrebbero finto di essere sposini novelli con conti bancari cointestati e una conoscenza intima l’uno dell’altro per superare la prova scritta di familiarità coniugale con l’ufficio dell’immigrazione. Domande trabocchetto, come: “A lei piacciono le uova strapazzate o fritte? Lui ha una cicatrice sulla coscia?” Lei e le sue sorelle avrebbero poi divorziato e ripetuto il ciclo anno dopo anno con nuovi giamaicani alla disperata ricerca della cittadinanza. Ma con Lee si è passati molto velocemente da quella che sembrava un’operazione scaltra a una truffa. S’è tenuta il suo deposito in contanti di cinquemila dollari ed è scomparsa.

Dalle fattorie della California ai ristoranti di Cape Cod, sono innumerevoli le donne in questo losco business matrimoniale. Lee s’è ritrovato con un conto bancario cointestato che gli è stato sequestrato per via di tasse arretrate che sua “moglie” doveva al fisco. Fortunatamente per lui, i giamaicani hanno creato un proprio sistema bancario sotterraneo, completamente separato dalle banche dei “bianchi”, ed è lì che Lee ha tenuto la maggior parte dei suoi soldi. In tutta l’America, gli “immigrati illegali” fanno rete attraverso un’economia sommersa, adattandola al loro “non status” per pagare l’anticipo dell’acquisto di un’automobile, inviare casse di merci americane a Giamaica e trovare alloggio a buon mercato in stanze sovraffollate, e tutto il tempo a cercare di fare più soldi extra possibile facendo lavori extra, pagati in contanti. Con i cosiddetti loro banchieri, possono assicurarsi prestiti senza le pile di scartoffie che ti chiede il “bianco”.

Ma che ruolo ha la razza negli enormi ostacoli che Lee ha dovuto affrontare nel cercare semplicemente il suo pezzo di sogno americano?

Ai vecchi tempi (una decina d’anni fa), era più facile avere una discussione aperta sulla razza o sul razzismo sistemico e le persone ascoltavano le opinioni contrarie alle proprie. Si poteva discutere se i lavoratori stagionali fossero o meno una versione moderna della servitù vincolata radicata nel razzismo, senza demonizzare coloro che non fossero d’accordo. Ma ora, i termini razzismo e razzismo sistemico sono diventati un’arma per smussare un discorso anche ragionevole e, peggio, cancellare la vita di chiunque, semplicemente definendolo un razzista.

La razza è sicuramente un fattore, ma, come sostiene argutamente Batya Ungar-Sargon nel suo libro Bad News, “nascosta dietro una vicenda che sembra riguardare la razza c’è una vicenda di classe, perfino di casta”.

E continua dicendo:

Nonostante un desiderio senza dubbio ben intenzionato di  migliorare la condizione di disuguaglianza razziale, l’entusiasmo per il linguaggio del “woke” ha permesso a liberal bianchi benestanti di perpetuare e persino dare giustificazione a uno status quo economico profondamente diseguale. . .

In altre parole, dare la colpa della difficile situazione dei lavoratori stagionali al razzismo sistemico negli Stati Uniti è una deviazione sistemica dal problema più ampio, quello di una gerarchia economica che crea una divisione di classe in tutta l’America al fine di escludere i lavoratori poveri e persone come Lee dalla mobilità verso l’alto e dalla piena partecipazione all’economia. Da settant’anni il programma H-2B è in vigore, con tutti i suoi difetti, perché avvantaggia i conti bancari della classe d’élite piena di soldi. È tutta una questione di profitto.

Presenza di stagionali negli stati USA

Con l’ondata di rifugiati e migranti in Europa e Nord America, la manodopera a basso costo è tornata a essere abbondante. Le leggi sul lavoro per la cui conquista si è duramente combattuto non si applicano a loro, rendendo possibile l’impennata dei profitti a spese di persone che vivono al di fuori del sistema.

Tornando a Lee e al programma per i lavoratori stagionali a Cape Cod, è vero che quando i turisti lasciano Cape Cod dopo il Labor Day, la necessità di manodopera extra si riduce, ma ciò non giustifica l’eccesso del carico di lavoro con compensi sottopagati agli stagionali con H-2B.

Per concludere, il razzismo sistemico e il classismo sistemico si sposano tra loro negli Stati Uniti. E dopo settant’anni, è ora che smettiamo di fingere che il programma H-2B sia giusto. La legislazione riguardante i lavoratori stagionali va reinventata per fornire salari e condizioni di vita decenti e, quando l’estate finisce, un percorso verso lo status legale dovrebbe essere un’opzione, perché coloro che rimangono non siano condannati a vivere nell’ombra.

La storia di Lee. Razzismo o classismo? Tutt’e due ultima modifica: 2022-03-03T16:25:56+01:00 da JUDITH NEWCOMB STILES
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