#Ucraina. La democrazia va sempre difesa

ARLETTE E ANDRÈ Y. PORTNOFF
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Versione francese

Era una notte stupenda a Mosca, quasi venticinque anni fa. Eltsin aveva appena cacciato Gorbaciov il riformatore. Ci trovavamo a camminare lungo Krasnaya Ploshchad, la Piazza Rossa, in compagnia di una coppia di giornalisti russi. Grande era il loro smarrimento. “Qualche anno fa, ci confidarono, non osavamo quasi posare le nostre scarpe su questa terra sacra. Eravamo convinti che l’Urss avrebbe portato la felicità al mondo intero. E ora sappiamo che la nostra figlia quindicenne non vedrà un miglioramento della qualità della vita in Russia”. Stupiti, credendo ancora nella Perestroika, obiettammo che tutto sarebbe cambiato con l’arrivo della democrazia. La risposta dei nostri due amici ci turbò: “Non possiamo diventare una democrazia, perché in ogni generazione i nostri leader hanno massacrato i più intelligenti tra noi! Non siamo pronti a diventare una democrazia”. Ahimè, finora, gli eventi hanno dato ragione al loro scetticismo!

Eravamo stati invitati a Mosca dall’ambasciata di Francia per preparare lì un seminario come quelli che avevamo organizzato in tutte le capitali dell’Europa centrale. Avevamo così permesso a ricercatori, imprenditori ed economisti di esprimere in tutta libertà le loro speranze di riuscire nella “Rivoluzione dell’Intelligenza” e di costruire lo sviluppo dei loro paesi grazie alla ritrovata libertà e alla democrazia. Rimanemmo spesso raggelati dalle loro testimonianze. Giovani medici rumeni rivelarono che, durante il periodo del dittatore Ceausescu, la tubercolosi era stata ufficialmente sradicata perché i medici erano autorizzati a dichiarare solo “malattie polmonari” e che non c’era AIDS perché l’omosessualità e la prostituzione erano proibite.

A Mosca, dopo una settimana, dovemmo rinunciare a organizzare un seminario per non compromettere le personalità che avrebbero osato parteciparvi. Allo stesso modo, non siamo tornati a Pechino dove, nel 1988, eravamo stati invitati ufficialmente a tenere conferenze e a lavorare con giornalisti e ricercatori sul tema della necessità della democrazia per lo sviluppo. Sei mesi dopo, il massacro di Tienanmen dimostrava che la tendenza totalitaria del Partito comunista cinese aveva spodestato la tendenza riformista che ci aveva invitati. 

Cosa ne è dei giornalisti e dei ricercatori cinesi con i quali ci eravamo capiti e intesi così bene? Non li contattammo per non comprometterli. E la coppia di amici della Piazza Rossa? Sono fra le migliaia di persone coraggiose che sono state brutalmente arrestate per aver manifestato contro la guerra in Piazza Pushkin, a due passi dalla Piazza Rossa, e in più di cinquanta città russe? Dmitri Muratov, premio Nobel per la pace nel 2021 e caporedattore del giornale di opposizione Novaya Gazeta, ha espresso la sua “vergogna” in un video. Per quanto tempo rimarrà libero?

Molte donne russe stanno sfidando le autorità, come Elena Kovalskaya, direttrice di un teatro ufficiale, che si è dimessa “per non dovere il suo stipendio a un assassino”. 664 ricercatori e scienziati russi hanno osato firmare una lettera aperta che chiede un “arresto immediato” di un’aggressione ingiustificata contro un paese democratico. Migliaia di medici, infermieri, attori e architetti hanno fatto lo stesso e, simbolicamente, i fondatori dell’organizzazione responsabile della conservazione della memoria dei morti della Seconda guerra mondiale hanno chiesto “un cessate il fuoco”

Quindi non si dovrebbe più dire che “I” russi stanno invadendo l’Ucraina. Sono solo “DEI” russi che obbediscono al loro dittatore! “DEI” cinesi hanno mentito per nascondere l’arrivo della Covid, mentre altri cinesi hanno osato dare l’allarme a rischio della loro vita. Gli articoli “l” e “GLI” sono molto pericolosi: ci portano a generalizzazioni – “i francesi fanno così, gli italiani così…” – dapprima benevole, poi perverse, all’origine di xenofobie, razzismi, di tutto ciò che ci spinge a dimenticare che l’Altro è un essere umano come noi. Questo è ciò che negano gli Hitler, gli Stalin, i Mao e i Putin, per i quali l’Altro è o un nemico da distruggere o un soggetto da sfruttare. 

Per oltre due millenni, la storia del mondo è stata una lotta costante tra la legge del più forte e i principi di tolleranza e fraternità, cioè la libertà per se stessi ma anche per gli altri. Questi sono i fondamenti della democrazia, un ideale che non è mai stato raggiunto e che è sempre sotto attacco, motivo in più per difenderlo costantemente. Noi corriamo meno rischi nel farlo nella nostra vita privata, professionale e civile, qui, in Europa occidentale, che in Russia, Ungheria, Turchia, Cina e molti altri paesi. Prendiamo coscienza di questa condizione privilegiata per preservare questa libertà altruista tanto minacciata nel mondo. Un giorno, nel corso una riunione nazionale del CJD, Centro dei giovani imprenditori francesi, l’allora ministro Francis Mer, di ritorno dalla Cina, tenne un discorso. Ricordò che la Cina era un paese totalitario. Un giovane imprenditore prese la parola, obiettando che anche noi eravamo in una dittatura, non potevamo più bere, mangiare o fumare come volevamo… Di certo, non aveva mai passato un’ora in una vera dittatura e non sapeva quanto fosse fortunato a vivere in un paese in cui si potevano pronunciare tali falsità senza finire in prigione!

Putin ha dimostrato in modo feroce e sanguinoso che i totalitari non possono sopportare quando un paese, slavo per di più, dimostra, come stava cominciando a fare l’Ucraina, che il progresso economico e umano dipende dai valori democratici. Putin ha paura dell’aspirazione alla libertà di pensiero, di espressione e di scelta di vita che tanti cinesi, bulgari, ungheresi, polacchi, serbi, cechi, rumeni, kosovari e macedoni hanno espresso con entusiasmo nel corso dei nostri seminari, felici di uscire dai regimi totalitari che avevano causato loro tante sofferenze! Ma oggi non potremmo tornare né a Budapest, né a Varsavia, né a Istanbul e ancor meno a Mosca o a Pechino per incontri così. 

Non cediamo quando qualcuno sfida i valori dell’Illuminismo, quei valori umanisti della nostra Europa, come hanno scritto Mauro Ceruti ed Edgar Morin, quella dei Leonardo, dei Goethe, dei Voltaire, dei Sacharov. Non quella dei Mussolini, degli Stalin, degli Hitler, dei Putin… Lo dobbiamo a noi stessi, al nostro popolo, a tutti quelli che nel mondo stanno soffrendo per la violazione di quei valori in questo momento.

#Ucraina. La democrazia va sempre difesa ultima modifica: 2022-03-03T18:31:27+01:00 da ARLETTE E ANDRÈ Y. PORTNOFF
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