La guerra mondiale senz’armi

La Svizzera rompe la neutralità e accoglie le sanzioni alla Russia. Un evento che sottolinea l’eccezionalità storica di un conflitto che mette alla prova categorie di analisi e schemi di pensiero. Accanto allo scontro armato sul terreno, limitato a Russia e Ucraina, si scatena una guerra mondiale con le armi dell'economia e della finanza, la prima del mondo interdipendente del commercio e degli scambi globali
ETTORE SINISCALCHI
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La Svizzera rompe la sua neutralità e accoglie il meccanismo delle sanzioni alla Russia. Un evento storico, letteralmente – né la Seconda guerra mondiale né la Guerra fredda indussero a modificare lo status – che sottolinea l’eccezionalità di questo conflitto, la responsabilità storica – l’improvvidenza? – di chi ha materialmente scatenato la guerra ucraina.

La guerra è in atto, due i paesi coinvolti, Russia e Ucraina, attorno il mondo, che si schiera e combatte con armi diverse. È una guerra mondiale. Quasi tutti contro la Russia che combatte, sul campo, nell’Ucraina invasa, con l’esercito, i missili e i razzi; gli altri con invii simbolici di armi da fuoco all’Ucraina e con l’arma economica. È un conflitto nuovo, mai è stata dispiegata tanta potenza di fuoco, nulla a che vedere con gli embarghi e le sanzioni di una volta; yacht di lusso, ville faraoniche, complessi immobiliari, son minutaglie. Tra Basilea e Londra si schierano le truppe del conflitto economico. È una tenaglia. L’obiettivo è strozzare la Russia, che ha bisogno tanto di soldi che il flusso di gas continua ininterrotto, invece di chiudere i rubinetti Putin minaccia col nucleare ma mantiene quello che ora è l’unico flusso di denaro in entrata. La Russia si era premunita con le linee di credito aperte dalla Cina, immaginava la stretta economica, le sanzioni che l’invasione avrebbe determinato. Non questo Ordigno-fine-di-mondo.

È una guerra per fermare una guerra. Molti hanno responsabilità per dove stiamo adesso, forse non per tutti il principale obiettivo strategico è riportare una definitiva stabilità. Però adesso l’unica cosa da fare è fermare la guerra, rifuggendo quella cosa che sta dietro l’angolo: l’escalation, l’allargamento del conflitto, l’incidente drammatico nel sito nucleare (prima di Zaporizhzhia, a Chernobyl si son registrati picchi radioattivi, forse conseguenza di colpi che hanno smosso “trincee” interrate nelle quali sono conservati materiali radioattivi raccolti durante le prime fasi di decontaminazione dell’area), i colpi sparati tra soldati della Nato e della Russia, lo scatenamento di quei meccanismi automatici che non hanno freno – come l’imposizione di una No fly zone, che devi difendere con una forza aerea, che dovrà allontanare o abbattere eventuali aerei russi, scatenando la guerra diretta tra Russia e Nato, non prima di avere distrutto l’Onu, che dovrebbe autorizzarlo e dove la Russia porrà il veto – in questa guerra in cui un membro del Consiglio di Sicurezza con diritto di veto, e potenza nucleare, ha invaso un paese sovrano, evocando la minaccia nucleare contro altre potenze nucleari affinché non si impicciassero. Chi invoca queste misure, come chi ritiene che inviare qualche decina di migliaia di casse di armi sia “fomentare il conflitto” – un conflitto dove i carri armati sparano sulle case e le bombe smuovono stoccaggi radioattivi – non guarda all’unica soluzione da ricercare: la fine delle operazioni belliche e l’apertura di un tavolo dove Russia e Ucraina trovino un accordo, nel più breve tempo possibile.

La Russia è un mercato interessante, ma non una priorità.

Questa forse sarà la sentenza storica di questa guerra, emessa dall’Associazione delle banche svizzere. L’ora più buia o quella delle decisioni irreversibili, l’O si fa l’Italia o si muore, l’Alea iacta est di questo conflitto. Sancisce la svolta. È la guerra dell’interdipendenza economica planetaria. Dispone le armi in un progetto ambizioso, mai provato in queste dimensioni, stringere in una morsa economica la Russia, un progetto che era un’arma scarica senza la Svizzera, nelle banche e negli affari. Cancellata la neutralità, la Svizzera si schiera. Si comincia dalle banche, prima le russe, via le filiali svizzere di Gazprombank e Sberbank, poi quelle svizzere. Poi i depositi. Le banche svizzere sono uno dei principali attrattori di denaro dalla Russia. Oligarchi, nuovi ricchi, fondi privati, agenzie statali ufficiose, accumulazioni di nero di ogni tipo e per ogni scopo, vengono messi al sicuro, celati e investiti in grande quantità. Quanto? Secondo le statistiche della Banca dei regolamenti internazionali, le passività delle banche svizzere verso i clienti russi (cioè valori russi custoditi) ammontano a 23 miliardi di dollari nel terzo trimestre del 2021. Sono tanti ma a Londra sono molti di più, almeno 230 miliardi di sterline.

Non è facile la svolta per la Svizzera. Imprese e società hanno fatto resistenza, schierarsi è stato faticoso. Solo in termini di occupazione, il commercio di energia, cereali, metalli e minerali rappresenta circa 10.000 posti di lavoro diretti e 35.000 indiretti. Da oggi, lunedì, tutti sono in modalità di crisi. In Svizzera. Non accadde durante le guerre mondiali, sì in questa guerra mondiale riluttante, dove si combatte senza armi da fuoco.

La compagnia aerea Swiss (della tedesca Lufthansa) ha sospeso i voli, la MSC Mediterranean Shipping Company e la società di logistica Kuehne+Nagel non ricevono ordini – quelli in corso sospesi, le navi da carico richiamate nei porti, gli aerei cargo tenuti a terra –, Swatch smette di inviare merci (ma non chiude i negozi russi), gli scambi commerciali vengono bloccati. Ma è dove “le conseguenze dirette” sono “limitate”, secondo Economiesuisse, essendo Mosca solo il 23esimo partner commerciale della Svizzera, che esporta farmaci e tecnologia medica, lusso e orologi, macchinari e importa oro, metalli preziosi e alluminio. Però in Svizzera la Russia commercia molte delle sue materie prime, con aziende come Glencore, Trafigura, Vitol e Gunvor concentrate a Ginevra e nel cantone di Zug. Addirittura l’80 per cento del petrolio russo, secondo alcune stime non confermate dall’Associazione svizzera delle merci e della navigazione, per la quale il dato è “sotto valutazione” ma certamente costituisce “un contributo importante dell’economia” energetica russa.

L’Ordigno-Fine-Di-Mondo è a testate multiple, colpisce piccoli incroci strategici, blocca passi obbligati, taglia i collegamenti con le retrovie, interrompe le forniture di approvvigionamenti, isola le truppe avversarie. Ma è anche ordigni tattici dirompenti. Le riserve di oro della Russia (circa 130 miliardi di dollari) sono bloccate, la Russia non può commercializzarle, come non può comprare quasi nulla all’estero; ai russi è vietato esportare moneta fuori del paese – siamo in guerra e abbiamo le nostre vittime, i crediti che i nostri fornitori non possono ricevere dalla Russia, i prodotti che non possiamo vendergli, le cedole sui titoli di stato russi che non incassiamo. E si colpiscono gli alleati russi, da sabato Standard & Poor’s ha declassato a spazzatura anche il rating della Bielorussia.

Esclusione dallo Swift – niente rimesse bancarie da e per la Russia – e divieto di transazioni azionarie dei titoli russi, blocco di parte delle riserve valutarie detenute all’estero dalla Banca centrale russa, anche per gli Yuan cinesi. Nulla di ciò era mai accaduto prima, con una nazione tanto isolata. È una guerra con altre armi, mondiale, che deve fermare la macchina bellica. La Russia è isolata come mai è accaduto a nessuno. Erdogan si offre per mediare la pace, la Cina fa capire che è ora di smetterla. Lo scopo è soffocare la Russia, indebolire Putin e il paese tanto da arrivare a una marcia indietro, se non a un suo rovesciamento.

Nel mondo irreversibilmente interconnesso, nel presente dell’interdipendenza economica e finanziaria planetaria, Putin sembra essersi mosso come se si fosse nel secolo scorso. Questo gli analisti non vedevano puntando sul processo razionale. Questo forse hanno visto venire, e favorito, alcune cancellerie: che il despota fosse debole e confuso tanto da fare il passo più lungo della gamba. E in questa imprevedibilità molte ipotesi sono possibili. Forse questo conflitto prelude a una nuova distensione tra Cina e Stati uniti, è possibile pensare che entrambi avessero un comune interesse a ridimensionare un attore che agiva come nel secolo scorso, forse a molti conviene spazzare via una colonna dell’internazionale del populismo autoritario, tanto ramificato in molte nazioni, ridimensionando un fenomeno che non è più funzionale. Si sta facendo un nuovo ordine mondiale.

Ora la tenaglia si è stretta. Putin – o chi per lui – riterrà che è ora di fermare la guerra? Sarà un equilibrio difficile, uno scenario non prevedibile, che sarà con una Russia diversa o con Putin ancora al comando. Il più duro, Boris Johnson, apre spiragli di dialogo, gli Usa sono pronti. Adesso e dopo si dovranno tenere a bada i falchi, ignorare i guerrafondai, i tic culturali del bipolarismo del secolo scorso, l’irresponsabilità e la fallacia dei princìpi davanti alla controintuitività necessaria per affrontare il reale (le armi possono servire per frenare una guerra che è già cominciata). Ma prima di tutto bisogna fermare la guerra.

[immagine di copertina: KYIV, UCRANIA – 25 febbraio 2022; Edifico civile danneggiato da un attacco di razzi russo CC depositphotos/palinchak]

La guerra mondiale senz’armi ultima modifica: 2022-03-07T17:17:10+01:00 da ETTORE SINISCALCHI
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