#8Marzo2022. In difesa di Eva, la prima donna

TIZIANA PLEBANI
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Un bel guaio: se nel Medioevo qualche donna voleva ribattere alle tante maldicenze che gli uomini rivolgevano al sesso femminile e tentava di aprire bocca, ecco che il predicatore di turno, il parroco o qualche sapientone come un attuale arbitro di calcio alzava il cartellino rosso mostrando l’immagine di Eva a condanna della stirpe muliebre.

Il mito della creazione umana raccontato dalla Genesi, nei passi più commentati e interpretati della tradizione giudaico-cristiana, non aveva in realtà calcato la mano sulla colpa di Eva, imputando più al serpente la disubbidienza dei due primi umani che avevano trasgredito alla proibizione di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza. Aveva cominciato san Paolo e dopo di lui una catena di Padri della Chiesa che annoveravano alcuni che oggi definiremmo, prendendo a prestito il titolo di una celebre saga letteraria, “uomini che odiano le donne”. 

Sant’Agostino aveva poi letto in quel gesto il punto di non ritorno, il peccato originale da cui erano derivate le malattie, l’asservimento alle passioni e ai sensi, e non ultima, la morte.

Da qui ad accusare di tutto Eva, la prima donna, il passo fu breve, grazie anche al cortocircuito che si produsse con il pensiero della massima autorità filosofica che tenne banco per tutto il Medioevo: Aristotele. Costui aveva sancito l’inferiorità spirituale e intellettuale della donna, incapace di elevarsi perché dominata dalla materia e sottoposta agli umori, oltre che l’inferiorità fisica: un maschio mancato.

Affresco rinascimentale (1365) di Bartolo di Fredi raffigurante la Creazione di Eva nella Collegiata di San Gimignano.

Le conseguenze della cacciata dal Paradiso terrestre vennero pertanto prese molto sul serio e usate per tenere le donne al loro posto. La loro lingua, che aveva dialogato col serpente, doveva tacere, specie in pubblico, ed era giusto che fossero assoggettate all’uomo che avevano indotto alla tentazione.

C’era poco da fare, il fardello che gravava su Eva era un armamentario ideologico difficile da smantellare e l’arte medievale vi diede manforte, poiché si mise ben presto a raffigurare la prima donna come una sirena dalle splendide fattezze, seducente, ma icona del peccato della concupiscenza nonché confidente del diavolo. 

Misoginia, pregiudizi conditi da malignità, beh a un certo punto la pazienza delle donne cominciò a esaurirsi. All’inizio del XV secolo, quando si diffuse la cultura umanistica che proclamava la possibilità per tutti di elevarsi spingendo dei padri a permettere alle figlie di studiare, alcune si accorsero che molte delle accuse erano dettate da malafede. Quelle che poterono accedere ai libri e ripercorrere la tradizione di pensiero che si era accumulata, desiderarono prendere la parola per rispondere agli attacchi, sovente capovolgendo la prospettiva. 

In tutta Europa fiorì un dibattito che venne chiamato la Querelle des femmes ovvero la disputa delle donne, che assunse i caratteri di un vero e proprio genere letterario, oltre che filosofico, e si propagò ovunque. Del resto, il confronto e lo scontro tra i sessi sul potere, sul denaro, sull’autonomia di vita, in poche parole attorno all’eterna interrogazione sulla differenza di genere, rappresenta una delle grandi narrazioni della storia dell’umanità.

Il compito delle donne colte si presentava piuttosto arduo: per riscattare il sesso femminile bisognava scagionare Eva, perché così facendo si sarebbe potuto liberare tutte le altre dal cono d’ombra di peccato e negatività che le attorniava.

La prima a prendere le sue difese fu Christine de Pizan, di famiglia bolognese, nata a Venezia e poi trasferitasi a Parigi. Nel Libro della città delle dame rovesciava i luoghi comuni sull’inferiorità femminile e spiegava che il gesto di Eva era stato dettato da ingenuità priva di malizia e ciò la sollevava dalla colpa. 

Isotta Nogarola

Qualche anno dopo, la dottissima veronese Isotta Nogarola, che doveva essersi proprio stufata di leggere le accuse e i vituperi contro le donne, intraprese un gesto davvero clamoroso: si assunse l’onere di disputare in pubblico la questione su chi avesse più colpa tra Adamo ed Eva con l’intento di ribattere punto per punto alle affermazioni dei Padri della Chiesa, in un’espressione inedita di autorità femminile. L’avversario, nella tenzone che avvenne intorno alla metà del Quattrocento, era il patrizio veneziano Ludovico Foscarini, podestà di Verona. Nogarola riprese il tema della fragilitas, evocato da Christine de Pizan, per spiegare che Eva era assente da colpa e che se Adamo, a cui spettava il maggior giudizio, non l’avesse seguita non ci sarebbe stata la caduta e le conseguenze per tutta la progenie. 

Ora a noi l’argomento dell’ingenuità può sembrare rinviare a vecchi schemi di interpretazione della natura dei sessi, ma in questo contesto serviva a Nogarola per usarli a vantaggio delle donne, salvandole dalla condanna e chiamando Adamo come corresponsabile se non come vero accusato. Ma c’era qualcosa di nuovo e ben più innovativo: Nogarola motivava il gesto di Eva non in ragione della disubbidienza ma per vivo amore del sapere e della conoscenza. 

Ne derivò un testo che circolò manoscritto e fu stampato a Venezia un secolo dopo, nel 1563, proprio mentre la Querelle de sexes sulla superiorità degli uomini o delle donne si faceva assai più accesa, con una grande proliferazione di opere, per lo più di autori maschili.

Lucrezia Marinella

Chi però condusse con argomenti assai più sferzanti la difesa di Eva e delle sue discendenti fu la veneziana Lucrezia Marinella, figlia di un medico, che pubblicò nel 1600 Le nobiltà, et eccellenze delle donne: et i diffetti, e mancamenti de gli huomini. Ricordava innanzitutto agli accusatori che da Eva dipendeva “l’essere di tutte le cose del mondo” compreso “il poco cortese maschio” a cui “li da l’anima e la vita”, affermazione che smentiva l’idea di Aristotele e di quelli che affermavano che l’anima fosse requisito solo maschile. E soprattutto ribaltava la presunta inferiorità di Eva che dipendeva dall’essere stata generata in seconda battuta, come è noto, dalla costola di Adamo. Marinella rispondeva con un tema ontologico: Adamo era stato creato dal fango, Eva dalla carne. Da che parte stava la nobiltà di nascita? Eva era più del maschio eccellente, “essendo la costola più del fango senza comparazione nobile”. Prova ne era la sua bellezza che non aveva confronti con l’uomo e in lei si rifletteva la bellezza divina.

Eva era stata scagionata e a sua difesa intervennero anche in seguito molte altre scrittrici. Grazie a Eva era nato il femminismo.

Immagine di copertina: La tentazione di Eva de Gislebert o Gislebertus, cattedrale di Saint Lazare in Autun.

#8Marzo2022. In difesa di Eva, la prima donna ultima modifica: 2022-03-08T11:59:39+01:00 da TIZIANA PLEBANI
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