La passione e le passioni di Franco Ceschi

Si è distinto in tutti i campi della sua professione di architetto e progettista nell’edilizia e nella pianificazione. La sua identità professionale coesisteva con un impegno politico che si manifestava, certo, nel suo lavoro, ma che restava un forte impulso anche al di fuori del suo lavoro.
FRANCESCO GANA
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Sebbene non sia facile, e nemmeno tanto giusto, racchiudere un uomo, qualsiasi uomo, ma in particolare uno di un’umanità e una cultura così profonda come quella di Franco Ceschi, in un breve ricordo, in una manciata di prospettive inevitabilmente soggettive e parziali, a volte tentare di dare un’idea di cosa abbia significato la sua presenza al mondo, di quale impatto essa abbia avuto sulla vita, è sicuramente meglio che tacerne.

Secondo me, per ricordare Franco bisogna vederlo sotto la specie dell’uomo pubblico, dell’uomo sociale e dell’uomo privato, ossia l’architetto, il cittadino e infine, ma forse per lui la cosa più importante, il marito/padre/nonno/amico.

Discendente da una dinastia di architetti (il nonno, che insegnò pittura all’Accademia di Venezia, e il padre, importante Soprintendente ai Monumenti a Bari, Genova e Roma: si veda ytali, 5 novembre 2015, articolo di Luna Moltedo), figlio di una pianista proveniente da un’illustre famiglia napoletana (Gianturco) che, come un tempo accadeva, dovette sacrificare un promettente avvenire di concertista per dedicarsi alla famiglia, Franco si è distinto in tutti i campi della sua professione, sia, in un primo momento, collaborando alla didattica presso l’Università di Roma (assistente alla cattedra di Tecnologia dei Materiali e a quella di Urbanistica, tenuta da Michele Valori), ma soprattutto come progettista nell’edilizia e nella pianificazione (prevalentemente assieme all’architetto e amico Edgardo Tonca, con cui condividerà lo studio per trent’anni), e in seguito nel campo del restauro architettonico e della museografia, che aveva individuato come terreno di elezione dove si potevano incontrare la sua passione per l’archeologia e la sua vocazione professionale.

Museo di Roma nel Medioevo (la Crypta Balbi)

Per dare un’idea dell’importanza del suo lavoro in queste attività possiamo menzionare solo qualche esempio sparso particolarmente illustrativo.

La progettazione si esplica, come tutti i suoi interventi, su tutto il territorio nazionale, soprattutto a Roma (ad esempio, la progettazione e direzione dei lavori del complesso parrocchiale di san Giuseppe Cottolengo) e a Genova (il complesso residenziale nella pineta di Arenzano, o il complesso parrocchiale di santa Maria Regina Pacis), ma anche in Sardegna (il complesso alberghiero “L’Ancora” e ville unifamiliari, a Stintino); e inoltre, nella partecipazione a prestigiosi concorsi internazionali, quelli per il Padiglione Internazionale Italiano all’Esposizione di Osaka, per il Centro Culturale Nazionale di Tunisi, per il Centro delle Arti Contemporanee di Roma (MAXXI).

Ma il campo in cui è stato più attivo, come si è detto, è dove la competenza di architetto si incontra con la tutela dei beni architettonici e archeologici, ossia gli interventi in aree archeologiche, l’allestimento di mostre e l’allestimento museografico.

Tra i tanti interventi di restauro e di strutturazione, importantissimi sono quello nel parco archeologico di Lipari, quello di Giardini-Naxos (Messina), o della rocca di Piediluco presso Terni, e in particolare la copertura della “Villa romana” di Patti Marina (Messina). Un contributo estremamente innovativo alla musealizzazione all’aperto è anche la riproposizione evocativa del Santuario dell’Apollo di Veio: una ricostruzione parziale, estremamente suggestiva, sul sito originale, dello scheletro del tempio e del frontone dove era situato il celebre altorilievo dell’Apollo toponimo. In questo quadro si collocano anche gli interventi per l’area archeologica della città di Khor Rori, nel sultanato dell’Oman.

Museo Archeologico Nazionale di Orbetello

Tra gli allestimenti museografici (numerosissimi e tutti molto significativi) ricordiamo la nuova sistemazione di tre settori (delle Antichità di Pyrgi, della collezione Castellani e di Falerii Veteres) nel Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma, il Museo Archeologico Regionale Eoliano a Lipari, l’allestimento del Museo Nazionale Etrusco della Rocca Albornoz a Viterbo. Il suo allestimento espositivo e museografico del Museo di Roma nel Medioevo (la Crypta Balbi), che lui stesso ha definito “un museo centrato sull’utente”, resta paradigmatico della sua concezione, decisamente inattuale, della pratica dell’architettura come servizio; nella fattispecie, come mediazione per consentire la piena fruizione dei beni archeologici da parte di qualsiasi visitatore. Lo stesso criterio che informa i successivi allestimenti del Museo Archeologico Nazionale di Orbetello e il Museo di Archeologia per Roma, a Tor Vergata.

Tra gli allestimenti di mostre, si va da Creta antica mostra a Iraklion (Grecia) per il centenario della Scuola Archeologica Italiana di Atene, a Cultura ed Arte etrusca all’Ermitage di Leningrado e poi a Mosca, La civiltà degli Etruschi per Osaka, Nagoya, e infine Tokyo. Né si può omettere l’allestimento della mostra I Liguri: un antico popolo europeo tra Alpi e Mediterraneo, nella Commenda di san Giovanni di Prè a Genova. 

Questa identità di architetto, forte e netta, qui appena tratteggiata, coesisteva con un impegno politico che si manifestava, certo, nella sua professione, ma che restava un forte impulso anche al di fuori del suo lavoro. Era una passione civile che Franco ha sempre coltivato e nutrito, senza interruzioni, intesa come dibattito sulla cosa pubblica, senza che questo abbia mai implicato una pratica professionale della politica. La sua militanza si esplicava, da un lato in un’attenzione costante all’informazione, sia attraverso i media, sia con una vasta lettura di saggistica politica, sociologica e storica (in realtà era un vorace lettore anche di narrativa); dall’altro, in un’assidua presenza in contesti di discussione (sezioni e circoli politici, prevalentemente di area Pd) in cui contribuiva con la sua vasta cultura, con il suo spirito critico, acuto ma mai distruttivo, e con la sua tenace volontà di confronto. È sempre stato un cittadino politico, non un professionista politico: un genere in via di estinzione.

Santuario dell’Apollo di Veio: ricostruzione parziale sul sito originale, dello scheletro del tempio e del frontone dove era situato il celebre altorilievo dell’Apollo toponimo.

Dell’uomo privato potrebbero meglio parlare i famigliari, e non solo quelli immediatamente vicini – la moglie, sostegno  e compagna di tutta una vita, i figli e i nipoti amatissimi –, ma tutta la vasta e ramificata famiglia estesa con cui Franco ha sempre mantenuto contatti stretti, che amava di un amore (ricambiato) che a una persona moralmente apolide come me appariva quasi tribale nella sua autenticità e spontaneità. Quanto alla sua amicizia, che ho sperimentato per più di mezzo secolo, il suo carattere più saliente era l’estrema socievolezza, una curiosità immediata, aperta e bendisposta verso l’altro, unita a una grande generosità di se stesso, una disponibilità solida e lieve a conoscere e condividere attivamente i problemi del suo prossimo (pochi sono gli amici che non ne abbiano abusato per avere consigli, se non addirittura veri e propri progetti e amorosa cura, nella costruzione o ristrutturazione di case, casolari, appartamenti, locali, eccetera, una funzione in cui si rivelava tutta la sua geniale capacità di coniugare sobrietà e funzionalità con un puro senso della forma, direi un tratto classicista della sua poetica).

Tutto questo ha inevitabilmente sottratto energie a un’attività che altri ha saputo e potuto coltivare assiduamente, ossia l’esercizio di attenzione, cura e valorizzazione della propria azione nel mondo, di ciò che produci. Solo recentemente, a ottant’anni suonati già da un po’, gli ho sentito formulare il progetto di produrre un volume che raccogliesse sistematicamente, ripensasse e, per così dire, storicizzasse, tutto ciò che aveva prodotto nella sua professione, intensa e ininterrotta, dell’architettura; quasi un catalogo generale ragionato, che riassumesse il suo contributo alla cosa pubblica. (Si sa che il privilegio dell’architetto è che la sua opera sia, non una musica, o una poesia, un romanzo, un saggio che, scritti su di un foglio, potrebbero anche restare in un cassetto, o esser fruiti da una manciata di persone; e neppure una scultura, o un dipinto, che possono restare chiusi in uno studio o in un appartamento per sempre; bensì edifici, costruzioni, allestimenti che hanno automaticamente e immediatamente un impatto pubblico, sociale). Purtroppo non ha avuto il tempo di realizzare questo progetto. È un peccato perché tirando le somme, ripercorrendo e riallacciando i fili che han legato un’attività così lunga e nutrita, Franco avrebbe potuto scoprire, per noi ma anche per se stesso, quanta forza, quale densità di significato abbia saputo elargire, nel corso della sua vita, al mondo che lo ha circondato.

Speriamo che qualcuno voglia e possa farlo per lui.

Immagine di copertina: la copertura della “Villa romana” di Patti Marina (Messina)

La passione e le passioni di Franco Ceschi ultima modifica: 2022-03-08T18:30:41+01:00 da FRANCESCO GANA

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