Real-tà e leggenda

La squadra di Madrid ha caratterizzato l’intera storia del calcio. Centoventi anni di immensità, i più grandi campioni che siano mai esistiti nel panorama calcistico mondiale.
ROBERTO BERTONI BERNARDI
Condividi
PDF

Esistono squadre che hanno segnato un’epoca e compagini che si sono sapute ripetere nel corso del tempo. Poi esiste un club che ha caratterizzato l’intera storia del calcio e questo è il Real Madrid. Centoventi anni di immensità e leggenda, i più grandi campioni che siano mai esistiti nel panorama calcistico mondiale, un presidente che ne è stato alla guida per trentacinque anni, quel Santiago Bernabéu cui è intitolato lo stadio, un mito come Di Stefano, cui è stato intitolato il campo d’allenamento, e una miriade di fenomeni che compongono l’immaginario di una società inimitabile per stile e tradizione sportiva. Ha vinto tutto: in spagna e in Europa.

È il club più titolato al mondo, ha inventato ed egemonizzato la Coppa dei Campioni fra il ’55 e il ’60, si è dovuto arrendere solo al cospetto delle potenze emergenti costituite dal Benfica di Eusebio e dalla Grande Inter di Herrera, salvo poi riconquistare la scena nel ’66 contro il Partizan di Belgrado e continuare a vincere ininterrottamente ovunque, allevando in casa, negli anni Ottanta, la formidabile “Quinta del Buitre” (la Coorte dell’avvoltoio) che ebbe in Emilio Butrageño il suo emblema.

Non a caso, nel 2000 è stato indicato come “il miglior club del Ventesimo secolo”. E non a caso, da Figo a Zidane, dai due Ronaldo a Marcelo, passando per Casillas, Raúl, Benzema, Roberto Carlos e un elenco sterminato di campioni e campionissimi, il meglio del meglio ha calcato l’erba di Madrid. Certo, i metodi di Pérez talvolta lasciano alquanto a desiderare: era e resta uno dei sostenitori delle vagonate di milioni da investire per strappare i fenomeni alla concorrenza, e questo ha anche dei risvolti etici piuttosto discutibili.

Non c’è dubbio, tuttavia, che giocare nel Real non sia solo una questione di soldi ma innanzitutto di prestigio e di prospettive. Altri club, infatti, sono attualmente in grado di garantire stipendi ancora più faraonici, ma nessuno può consacrare un fuoriclasse come sanno fare al Bernabéu. Quando si respira l’aria di quello stadio, sia detto senza retorica, si entra a contatto con la leggenda. Del resto, il Real ha avuto anche un ruolo politico non secondario.

È stato senza dubbio una delle vetrine utilizzate da Franco per propagandare il suo regime e arginare i sogni indipendentisti dei catalani e dei baschi. È stato ed è, fin dal nome, il club più caro alla real casa borbonica. È stato un attore politico a tutti gli effetti e continua a esserlo, anche se l’identificazione del Real con la destra non è del tutto corretto, specie se si considera che uno dei suoi principali alfieri è stato un uomo dichiaratamente di sinistra come Jorge Valdano.

No, il Real racchiude in sé una grandezza che va al di là delle parti politiche, il cui unico colore è il bianco della “camiseta” e, se vogliamo, il viola della Castiglia. E poi vi sono i colori del mondo, perché il Real non appartiene a una città ma a tutti noi. È un bene comune, un patrimonio da preservare, un’istituzione che va avanti da dodici decenni e che oggi si trova a dover fare i conti con prepotenti parvenu, potendo però contare su un fascino che nessuno sceicco potrà mai garantire, sulla ristrutturazione del Bernabéu, trasformato dai lavori in un gioiello ineguagliabile, e sul desiderio di un campione come Mbappé di seguire le orme di alcuni illustri predecessori, sposando la causa delle “Merengues” e regalando loro un altro decennio di predominio sulla scena nazionale e, soprattutto, internazionale.

Del resto, a Madrid vincere è un imeprativo morale, diremmo quasi una vocazione e per conseguire l’obiettivo non si bada a spese. Quest’anno, poi, è stato scelto nuovamente come timoniere il mite ma determinatissimo Ancelotti, uno che sa come trattare i fenomeni e come farli rendere al meglio, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Che piaccia o meno, il Real è un patrimonio collettivo, è universale e globale, unico nel suo genere e assolutamente inimitabile. Continuerà a vincere, a stupire, a regalare gioia e magie e a dispensare bellezza in giro per il mondo. Questa è la sua natura. Questo, concedeteci in conclusione una stilla di retorica, è il suo destino. 

Real-tà e leggenda ultima modifica: 2022-03-09T01:28:00+01:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento