#Ucraina. L’improbabile mediazione del “signor” Modi

BENIAMINO NATALE
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Se il presidente cinese Xi Jinping fa un passo indietro, il primo ministro indiano Narendra Modi ne fa un mezzo – o forse meno – verso il ruolo di mediatore nella sanguinosa guerra che la Russia ha scatenato in Ucraina. I media indiani riferiscono di ripetuti colloqui di Modi con i due protagonisti della guerra, il presidente russo Vladimir Putin e quello ucraino Volodymir Zelenskyy. 

Il frutto di questi colloqui, anche secondo i numerosi apologeti primo ministro, è stata l’evacuazione senza incidenti dei circa ventimila giovani indiani che studiavano in Ucraina. Per il resto, Modi ha invitato i suoi interlocutori a dialogare, ad ascoltare l’Onu, a “lavorare per la pace”. 

Un po’ pochino per un aspirante mediatore, per un leader locale che cerca di affermarsi sulla scena internazionale. 

Modi si atteggia sempre più a santone – si è fatto crescere la barba bianca e si fa fotografare mentre saluta con le mani giunte nel classico “namaste” indiano – ma appartiene a una corrente politico-culturale-religiosa che i santoni “veri” (ammesso e non concesso che Mohandas Gandhi fosse un santo) li fa ammazzare dai suoi sicari. Il padre dell’indipendenza indiana fu infatti assassinato da Nathuram Godse, un criminale che proveniva dallo stesso terreno sul quale è sorto il mito di Modi. Non solo: nel 2002, quando era capo del governo provinciale del Gujarat – lo stato dell’India occidentale dove ha cominciato la sua carriera – “Modiji” – il “signor Modi”, come lo chiamano adesso i suoi ammiratori – ha lasciato via libera per 24-48 ore alle squadre di assassini hindu che hanno massacrato mille o, secondo alcune valutazioni, addirittura duemila musulmani innocenti in rappresaglia a un orribile attentato fatto contro un treno da altri musulmani. Tra gli altri fu ucciso, dopo aver subito orrende torture, il leader del Congress Party Ehsan Jafri, un rivale diretto di Modi. 

Anche oggi gli estremisti hindu conducono violente campagne contro i musulmani – l’ultima invenzione dei fanatici è quella della “love-jihad”, la guerra santa dell’amore, nella quale uomini musulmani sedurrebbero donne hindu per poi farle convertire all’Islam – e contro i cristiani accusati anche loro di voler convertire gli hindu alla loro religione “straniera”.

Un incontro con un gruppo di donne alla vigilia della Giornata della donna.

Ma stiamo divagando, torniamo all’Ucraina.

L’India ha mantenuto una posizione ambigua sulla guerra – che una parte dei media locali continua a chiamare “operazione militare” – a causa dei suoi legami storici e attuali con la Russia. Nella “vecchia” guerra fredda, New Delhi si alleò con l’Urss, prima di tutto perché il suo eterno nemico, il Pakistan, era schierato con gli Usa. Inoltre, nel Congress Party, che si autodefiniva e si autodefinisce tuttora “socialista”, c’era una forte corrente di simpatia verso l’Urss e ci sono stati addirittura dei genitori che chiamavano Stalin i loro sfortunati figli. 

L’Urss era nemica della principale nemica dell’India, la Cina, e nella guerra “calda” nella quale l’India intervenne per aiutare l’allora Pakistan Orientale a diventare l’indipendente Bangladesh, nel 1971, l’aiuto militare di Mosca fu decisivo. Da allora, i legami tra l’esercito indiano e quello russo sono rimasti forti e gran parte dell’armamento indiano proviene tuttora dalla Russia. 

Narendra Modi di fronte alla statua di Chhatrapati Shivaji Maharaj, a Pune.

Intanto, il Pakistan consolidava la propria posizione nel cosiddetto “campo occidentale”, del quale faceva parte anche la Cina in nome della lotta intrapresa da Mao Zedong contro i “revisionisti” sovietici. Quando, sempre nel 1971, l’allora segretario di stato americano Henry Kissinger intraprese in segreto il suo primo viaggio in Cina, partì da Islamabad. Nel 1963 – un anno dopo la sconfitta dell’India in una guerra di frontiera con la Cina – il Pakistan cedette a Pechino circa 5300 chilometri quadrati della porzione del territorio conteso del Kashmir che era sotto il suo controllo. 

Non sorprende quindi che, in sede Onu, New Delhi si sia ripetutamente astenuta nei giorni scorsi sulle mozioni di condanna dell’aggressione russa. Probabilmente “Modiji” vorrebbe portare l’India su posizioni filo-occidentali e l’India dovrebbe, almeno in teoria, essere parte dell’alleanza anti-cinese guidata dagli Usa nel Pacifico. Però mantiene buoni relazioni non solo con Mosca, ma anche con alcuni dei suoi alleati “storici” nella regione, come il Vietnam. E come sappiamo, oggi le relazioni tra Russia e Cina sono ottime. 

Insomma, New Delhi si trova in un labirinto storico-diplomatico dal quale dovrebbe districarsi, se veramente volesse svolgere un ruolo di rilievo sullo scacchiere internazionale. Difficile che lo faccia sotto la guida di Narendra Modi, un politico nato e cresciuto nelle viscere della bassa politica indiana, imbevuta di pregiudizi, di razzismo e di fanatismo religioso. 

#Ucraina. L’improbabile mediazione del “signor” Modi ultima modifica: 2022-03-10T20:21:08+01:00 da BENIAMINO NATALE
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