Il mondo capovolto dello specchio deformato delle narrazioni complottistiche

Leonardo Bianchi, classe 1986, giornalista, blogger e news editor di “Vice Italia”, ha deciso di dedicarsi allo studio delle teorie del complotto, per mettere ordine, verrebbe da dire. Da questa fatica, sono nati un libro, “Complotti!”, uscito a fine 2021 per i tipi della Minimum Fax, e una newsletter con lo stesso titolo e migliaia di lettori. L’abbiamo intervistato.
ENZO MANGINI
Condividi
PDF

L’orrore della guerra, che pensavamo di non dover vedere mai. Il nuovo numero della rivista Arel esce in un momento drammatico per l’Ucraina, per l’Europa e per il mondo [l’intero numero è scaricabile da chi l’acquista o dagli abbonati, per essere successivamente pubblicato su carta e diffuso nelle principali librerie Feltrinelli]. Proponiamo qui di seguito uno degli articoli del numero.
Ringraziamo la direzione e la redazione di Arel per la gradita cortesia, che rinnova l’ormai consolidata collaborazione tra le due riviste.

È quasi fisiologico, nelle società moderne e contemporanee, che nei momenti di grande crisi e disordine ci sia un fiorire di teorie complottiste. Il problema vero, semmai, sorge quando segmenti del potere politico o economico si appropriano di queste teorie e le usano per i propri fini.

Leonardo Bianchi, classe 1986, giornalista, blogger e news editor di Vice Italia, ha deciso di dedicarsi allo studio delle teorie del complotto, per mettere ordine, verrebbe da dire. Da questa fatica, sono nati un libro, Complotti!, uscito a fine 2021 per i tipi della Minimum Fax, e una newsletter con lo stesso titolo e migliaia di lettori.

Che rapporto c’è tra le teorie del complotto e le fasi di disordine sociale o politico delle società contemporanee
Come ho cercato di ricostruire nel libro, le teorie del complotto possono essere considerate endemiche in qualsiasi società, e in Occidente a partire più meno dalla Rivoluzione Francese fino ai nostri giorni. In alcuni casi le radici sono ancora più profonde, e non mancano infatti esperti e studiosi che retrodatano ancora più indietro nel tempo il concetto di teoria del complotto.

Comunque, il complottismo nella sua forma moderna è nato proprio in quella fase di grande rottura con il mondo precedente, e questo ci dice già molto di come le teorie del complotto si muovano: rimangono, anche molto a lungo, sottotraccia nella società e nella cultura, per poi riemergere e avere dei picchi in concomitanza dei momenti di disordine e sconvolgimento politico, sociale, economico. E tra questi rientra ovviamente anche la pandemia di Covid-19.

Perché? Che funzione hanno le teorie del complotto in fasi come questa?
Quel che succede è che vasti strati della popolazione o, nel caso della pandemia, tutta la popolazione, siano colpiti da uno o più fenomeni disordinati e disordinanti. Si cercano, allora, risposte per spiegare quello che, agli occhi di molti, risulta inspiegabile o non abbastanza spiegato dalle narrazioni correnti. In assenza di una spiegazione univoca, e nell’incertezza generalizzata causata da un evento così traumatico, si cerca molto semplicemente di dare un senso a quello che sta succedendo.

Naturalmente, i fenomeni sociali sono molto complessi; e non mai un’unica spiegazione o un’unica causa. Ce ne sono sempre molte e sono complesse, soggette a interpretazioni anche in contraddizione tra loro. Diventa allora difficile, se non impossibile, individuare una spiegazione o un responsabile del disordine che si vive e che non si riesce a decifrare. È in questo vuoto che si inseriscono le teorie del complotto, a mettere ordine in un mondo disordinato, intricato, indecifrabile nelle sue relazioni causali.

La funzione ordinatoria delle teorie del complotto, tuttavia, è uno specchio deformato e deformante della realtà. Nella maggior parte dei casi, i fatti e le spiegazioni vengono piegati per sostenere o confermare posizioni politiche, idee e pregiudizi preesistenti all’evento traumatico o epocale. L’esito di questo percorso è che nel tentativo di spiegare la realtà si arriva alla creazione di una realtà parallela. Coerente e ordinata al suo interno sì, ma staccata da quello che succede nel mondo concreto.

È da questa considerazione che nasce il sottotitolo del mio libro, Cronache dal mondo capovolto. Perché è lo stesso mondo in cui tutti noi abitiamo e viviamo, ma alcune narrazioni complottiste lo piegano e rovesciano in funzione di altri obiettivi.

La pandemia sembra aver fatto convergere le teorie del complotto verso un unico punto. È così?
Il primo elemento fondamentale che ha portato a questa “singolarità complottista”, come la definisce la mia collega di Vice Anna Merlan, è la diffusione di Internet e dei social media. Non è una novità assoluta, perché ci sono state da alcuni decenni alleanze tra le varie anime del mondo complottista. Una delle figure chiave di questo fenomeno è Bill Cooper, che può essere considerato il padrino del complottismo contemporaneo. Nella prima metà degli anni Ottanta, Cooper si avvicina ai circuiti ufologici, collabora con una newsletter sul tema e partecipa a vari convegni negli Stati Uniti. La sua intuizione fondamentale, però, è quella di unire le teorie del complotto sugli Ufo con quelle politiche sul cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale e sugli Illuminati, dando vita a quello che gli studiosi chiamano “supercomplotto” – ossia una teoria in grado di assorbire e coordinare diverse teorie fino ad allora disperse e usarle per spiegare tutto, o quasi. Nel 1991 esce il suo primo e unico libro, Behold a Pale Horse (Ecco il cavallo pallido): il titolo è una citazione dell’Apocalisse di Giovanni, in cui appare la Morte. Il libro è un tomo di oltre cinquecento pagine, di cui la metà scritte da Cooper e per il resto una collezione di ritagli, riproduzioni di documenti e altri testi, tra cui brani dei Protocolli dei Savi di Sion, in cui però Cooper chiede al lettore di sostituire “ebrei” con “illuminati”, per schivare le accuse di antisemitismo. Il testo, e soprattutto alcuni suoi capitoli tra cui “Silent weapons for quiet wars” (“Armi silenziose per guerre tranquille”), diventa un vero e proprio punto di riferimento, diffondendosi tra varie comunità complottiste e anche nelle carceri statunitensi, dove ancora oggi è uno dei testi più letti.

I cambiamenti tecnologici degli ultimi decenni e poi l’arrivo della pandemia, cioè di un evento assolutamente globale, hanno accelerato una tendenza già in atto e prodotto un calderone complottista molto denso, da cui attingono comunità diverse. Le stesse comunità fino a qualche anno fa non avevano molto in comune, se non alcuni punti di contatto, ma oggi pur partendo da radici diverse hanno una comunanza di visione quasi completa.

Abbiamo visto questa “singolarità complottista” in azione nelle varie proteste contro le restrizioni anti-Covid. Negli Stati Uniti, ma anche in Germania, Olanda, Italia e in molti altri paesi abbiamo osservato estremisti di destra scendere in piazza con seguaci di filosofie New Age, antivaccinisti con estremisti di sinistra, seguaci di teorie ufologiche con ambientalisti, e via dicendo.

In Germania, ad esempio, c’è il movimento antirestrizioni più ampio e forte d’Europa ed è in qualche modo raccolto dall’etichetta Querdenken, più o meno traducibile come “pensare fuori dagli schemi”. In esso sono confluite mille anime diverse. Abbiamo visto la stessa cosa in Italia, nelle manifestazioni in piazza degli ultimi due anni: piazze molto eterogenee, senza alcuna struttura visibile, senza organizzazioni o leader riconoscibili che coordinino il tutto.

Quello che colpisce in questa fase è anche la trasversalità delle teorie del complotto. Non sembra però che, alla fine, la direzione che prendono vada inesorabilmente verso destra?
Alcune teorie del complotto in realtà sono sempre state abbastanza trasversali. Prendiamo quella molto famigerata (e screditata) sulle scie chimiche: è una teoria ha trovato spazio in ambienti molto diversi, dall’estrema destra e dalla destra libertaria statunitense, fino a una parte della sinistra ambientalista.

Una convergenza simile la si trova anche tra i movimenti contro il 5G, oppure dentro QAnon – il “supercomplotto” per eccellenza, quello che negli ultimi anni ha sicuramente fatto più presa, sia negli USA sia a livello globale. Dentro QAnon ci sono infatti diverse fazioni, da quelle che si rifanno a una certa spiritualità connessa ad alcune teorie ufologiche, fino a chi è convinto di essere parte di una vasta operazione militare sotto copertura; poi, ovvio, ci sono anche gli estremisti di destra.

Proprio perché manca una struttura e ci si muove in un ambiente estremamente fluido, è relativamente facile che ci siano tentativi di dirottare i movimenti in una direzione piuttosto che in un’altra. E questo lo fanno soprattutto i gruppi più strutturati – specialmente quelli di estrema destra. In Italia lo abbiamo visto in modo eclatante durante l’assalto alla sede della Cgil alcuni mesi fa.

È questo il rischio più immediato? Rimangono teorie chiuse nelle frange estremiste?
Diversi partiti, movimenti ed esponenti politici di destra, della destra ufficiale, hanno incorporato strumentalmente nella propria propaganda elementi delle teorie del complotto. È avvenuto in modo più eclatante negli Stati Uniti con Trump (e non solo lui), ma è avvenuto e avviene anche in Europa e in Italia.

E di solito, quando il potere usa e sdogana le teorie del complotto finisce molto male. Lo abbiamo visto con l’assalto al Congresso, il 6 gennaio 2021. È stato un evento alimentato da varie teorie del complotto, da QAnon fino alla cosiddetta “Grande Bugia”, ossia la tesi per cui Trump avrebbe in realtà vinto le elezioni e Joe Biden sarebbe un usurpatore.

Paradossalmente, lo stesso assedio è diventato oggetto di teorie del complotto. Molti complottisti sono convinti che l’assalto sia stato in realtà organizzato dal presunto Deep State (lo “Stato profondo”) per screditare Trump e i suoi seguaci. In questa visione, i responsabili dell’assalto erano in realtà attivisti antifascisti e di Black Lives Matter travestiti da sostenitori di Trump, aiutati da pezzi del governo federale e dai democratici, coinvolti nella cospirazione satanista e pedofila che è il cuore della narrazione di QAnon.

Queste teorie sono state fatte proprie, nell’ultimo anno, anche da una parte non piccola del Partito repubblicano. E questo è un ottimo esempio di come le teorie del complotto possano essere usate dal potere per deflettere le responsabilità e magari additare altri colpevoli, minimizzando le proprie responsabilità.

L’esempio dell’assalto al Congresso è il più eclatante, ma non è affatto isolato: anche in Europa sempre più esponenti e leader della destra populista hanno usato le teorie del complotto a fini di propaganda.

In tal senso, la teoria della “sostituzione etnica” è stata impiegata per rafforzare la retorica xenofoba. In Italia lo hanno fatto, tra gli altri, Giorgia Meloni e Matteo Salvini. In Francia gode di grande popolarità grazie al candidato presidenziale di estrema destra Eric Zemmour, che ne ha fatto uno dei punti centrali della propria campagna elettorale.

Si tratta di un uso cinico e molto pericoloso. Abbiamo visto, negli ultimi anni, che teorie del genere possono portare direttamente all’azione violenta: Anders Breivik, il terrorista norvegese responsabile delle stragi di Oslo e Utoya, è un seguace convinto della teoria della sostituzione etnica.

Se com’è evidente non basta confutare i fatti, qual è la possibile reazione alle teorie del complotto?
Questo è il grande tema, la domanda essenziale che si fa chiunque si occupi di teorie del complotto: come contrastarle? O ancora meglio: è possibile contrastarle? Ecco, non c’è una risposta univoca. Esperti e studiosi hanno proposto diversi rimedi: dal debunking (lo smontaggio delle teorie), fino a determinate “regole d’ingaggio” che usano gli strumenti della psicologica sociale per confrontarsi con chi crede nelle teorie del complotto. Non c’è però un approccio su cui ci sia consenso diffuso.

Alcuni sostengono che non ci sia nulla da fare, proprio perché sono endemiche nella società moderna. L’unica cosa possibile, dicono, è monitorarne l’andamento e far scattare i controlli solo nel caso in cui ci siano persone o gruppi disposti a passare all’atto violento – che per fortuna sono una nettissima minoranza.

Al di là della sfera pubblica, la cosa che sembra funzionare meglio è la conversazione diretta, interpersonale, spesso a livello familiare. Ma ovviamente è un processo molto complicato e senza alcuna garanzia di successo. Anzi, ci sono molti casi di famiglie distrutte dalle teorie del complotto, soprattutto nelle loro versioni più estreme.

Ovviamente, la situazione diventa più complicata quando diversi leader politici usano le teorie del complotto e le normalizzano nel dibattito pubblico, alimentandone la credibilità e aprendo spazi per complottisti professionisti che riescono anche ad arrivare a cariche pubbliche o nei parlamenti.

Il ruolo dei social media e di Internet è senz’altro rilevante. Tuttavia, in questi ultimi due anni, i media tradizionali, tv e radio, sono stati in molti casi una cassa di risonanza per le teorie del complotto, che così hanno raggiunto anche i segmenti di popolazione meno digitalizzati. Perché?
Restando nel contesto statunitense, ci sono interi programmi, come quello di Tucker Carlson su Fox News, che sono degli enormi amplificatori della propaganda complottista. In Italia, anche prima della pandemia, ci sono state trasmissioni televisive che hanno sdoganato pezzi delle teorie del complotto.

Penso, per esempio, a un servizio atroce de La Gabbia che prendeva per buono il cosiddetto “piano Kalergi”, cioè una versione ancora più antisemita della teoria della sostituzione etnica. I talk show non sono stati da meno: seguendo il perverso modello della falsa equivalenza sono stati messi sullo stesso piano esperti immunologi o virologi con chi propugna le teorie antivacciniste, che negli ultimi anni sono state un po’ la droga d’ingresso nel più vasto mondo del complottismo politico. Abbiamo potuto tutti vedere cosa comporta questo modello, che poi viene replicato anche su altri argomenti – su tutti la crisi climatica.

Va comunque detto che le teorie del complotto sono estremamente monetizzabili, sia in termini economici che di audience.

Social media, pandemia, internet, complessità del mondo contemporaneo: ci sono però anche delle costanti di lungo periodo nelle teorie del complotto?
Sì, ci sono. Nessuna teoria del complotto nasce dal nulla, anzi. Ogni teoria è una versione, riveduta, aggiornata e adattata ai tempi in cui compare, di materiale vecchio anche di secoli.

A mio avviso l’esempio più significativo è i Protocolli dei Savi di Sion, la teoria della presunta cospirazione ebraica planetaria. È una costante che si ritrova in tutti i cosiddetti “supercomplotti”; i quali, in modo o nell’altro, vanno a finire nella cospirazione ebraica. Il cuore oscuro di QAnon, infatti, è l’antisemitismo: l’architrave narrativo della teoria sostiene che esiste una cricca di pedofili satanisti che rapiscono bambini per ottenere l’adrenocromo, una sostanza che darebbe la possibilità di prolungare la propria vita. Peccato che questa sia soltanto una variazione moderna dell’antichissima accusa del sangue, pilastro dell’antisemitismo da secoli e secoli.

Insomma: perfino in una teoria del complotto ipermoderna come QAnon c’è un nucleo d’odio sedimentato da secoli. Magari, come in questo caso, cambiano le parole, adrenocromo anziché sangue, e cricca – Cabal, nel linguaggio di QAnon – al posto di ebrei. Naturalmente dopo la Shoah c’è ancora, in molti casi, una certa ritrosia a rivendicare apertamente le proprie radici; tuttavia, il discorso è fatto passare surrettiziamente grazie all’uso di vere e proprie parole chiave, come finanza apolide, globalisti o espressioni simili.

In Italia abbiamo una parola difficilmente traducibile in altre lingue, dietrologia: pensa che il successo delle teorie del complotto abbia anche a che fare con il nostro humus culturale?
Non credo ci sia alcun nesso tra i misteri della storia contemporanea italiana e le teorie del complotto. Quello della strategia della tensione è un periodo storico ben preciso; il complottismo di oggi non ha nulla a che fare con quel periodo. E tra l’altro, l’Italia non è nemmeno il paese europeo dove le teorie del complotto hanno avuto più successo: durante la pandemia sono esplose, in maniera anche violenta, soprattutto in Germania, Belgio e Paesi Bassi.

A ogni modo, gli anni Settanta erano molto più vicini alla Seconda guerra mondiale: nel pieno cioè di quella che alcuni studiosi definiscono come una fase di “stigmatizzazione” delle teorie del complotto, che erano una forma di conoscenza completamente rigettata. Adesso siamo in una fase diversa, di coabitazione o coesistenza, in cui una parte più o meno grande della popolazione le ritiene una forma perfettamente legittima di interpretazione del mondo.

Infine, sempre per un discorso di contingenza storica, non c’erano leader politici apertamente complottisti. In Italia avevamo leader politici che più che altro complottavano, ma non erano complottisti. Oggi sembra più vero il contrario.

Perché, allora, il successo di queste teorie in alcuni paesi e non in altri?
Le ragioni andrebbero esaminate caso per caso, paese per paese. Il complottismo contemporaneo è trasversale e transnazionale, ma si declina secondo le sensibilità locali. Le ragioni per questo successo, quindi, sono molteplici e anche molto diverse. In Germania, una delle cause potrebbe essere una maggiore diffusione delle teorie legate alle medicine alternative e naturali, nonché a una fase politica molto delicata e segnata dalla fine della lunga era di Angela Merkel, a cui accompagnano l’ascesa di partiti radicali di destra e l’aumento dei crimini d’odio dell’estrema destra – considerata la più grave minaccia alla sicurezza interna della Germania.

Va anche detto che la traiettoria del complottismo è spesso imprevedibile. La pandemia ha sì accelerato alcune tendenze, ma ha anche scombinato le carte, facendo emergere una disponibilità a seguire teorie del complotto anche in fasce della popolazione che magari – in condizioni diverse – non sarebbero state così permeabili.

Non le sembra tuttavia che il comportamento di chi aderisce alle teorie del complotto sia una delle cause del disordine che le teorie vorrebbero spiegare?
C’è un evidente paradosso, almeno per quello che riguarda gli effetti della pandemia e delle misure adottate nei vari paesi per farvi fronte. Molte delle misure per contenere i contagi sono l’incubo dei movimenti anti-restrizioni, e come tali erano state prefigurate: vedrete che succederà, e vedrete che ci proibiranno tutto. Sono le misure di quella che loro chiamano la “dittatura sanitaria”.

Al tempo stesso, però, è anche il loro comportamento oltranzista a spingere i governi ad adottare misure di questo genere. Il processo si autoalimenta in modo quasi perverso, contribuendo sia al disordine generale che alla crescita delle teorie che cercano – per vie oblique e a volte grottesche – di renderlo maneggiabile.

Immagine di copertina: Header image del profilo Twitter di Leonardo Bianchi @captblicero

Il mondo capovolto dello specchio deformato delle narrazioni complottistiche ultima modifica: 2022-03-14T19:19:49+01:00 da ENZO MANGINI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento