La pax romana, la Ειρήνη greca, la pace intervallo tra due guerre

DIMITRI DELIOLANES
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[ATENE]

Forse la migliore definizione è quella data a suo tempo dallo scrittore francese Jean Giraudoux: La paix… l’intervalle entre deux guerres ! “La pace… l’intervallo fra due guerre!”. Ci sono anche altre definizioni, spesso evocative tanto da risultare sarcastiche. È il caso della denominazione scelta dall’ingegnere austriaco George Luger per una pistola di grande successo in ambedue le guerre mondiali, la famosa Parabellum. Giulio Cesare, possessore legittimo dei diritti sul famoso detto, non ha protestato. Il contributo della Parabellum al “para bellum” è stato senza dubbio importante ma riguardo al mantenimento della “pax” è rimasto piuttosto modesto.

Forse dovremmo rassegnarci all’idea che la pace vera e propria, cioè come la immaginiamo, non è cosa di questo mondo. Dovremmo rassegnarci a surrogati più o meno efficaci che si presenteranno sotto le vesti più modeste della “pacificazione” più o meno temporanea, della “tregua”, del “cessate il fuoco” di durata indeterminata oppure anche all’attualissima “guerra fredda”, nella speranza che non si riscaldi mai. 

Luger P08 – Parabellum, 1908

Se qualcuno ha la pazienza di studiare da vicino le tracce lasciate dall’umanità nel suo lungo percorso troverà quasi solo guerre. Per il territorio, per il saccheggio, per l’impero, per la fede, per la libertà, per la patria. Sempre però il fine ultimo di ogni guerra era la tanto desiderata pace. Perfino Nostro Signore nel Vangelo di Luca l’afferma apertis verbis: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! […] Pensate che io fossi venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione“.

Certo la sorpresa e forse anche la delusione che avrebbero provocato queste parole doveva essere grande. Già i pagani avevano divinizzato l’introvabile Pace con la dea Irene, figlia di Zeus e della sua seconda moglie, Themis, che tiene in mano la bilancia della giustizia, e sorella dell’Eunomia (“Buongoverno”) e di Dike (“Giusto Giudizio”). L’Irene antica era sempre accompagnata da una moltitudine di aggettivi: la “dolce”, la “generatrice di ricchezza”, la “più amata”, esattamente come è successo in seguito con Maria la Madonna, quando alla fine è riuscita ad affermarsi, non senza difficoltà, nella teologia esclusivamente maschile del primo cristianesimo. 

Themis

Mentre imperversava la lunga e disastrosa guerra del Peloponneso, Aristofane nella sua Pace fa dire al servo del protagonista Trigeo, un bifolco dell’Attica, che “la dea Irene non ama le stragi”. Negli Acarnesi invece il cittadino dei sobborghi Diceopoli (“Giustizia nella città”) ottiene la pace con gli spartani solo per lui e la sua famiglia. Così è libero di godersi la vita (in santa pace, va detto), sbeffeggiando il governo democratico e lo stratega Lamaco. Certo, Aristofane con una fava coglie due piccioni: la guerra aveva già stancato il suo pubblico e così trovava spazio per attaccare il governo e il partito democratico. La pace e la guerra come strumenti della politica, allora come oggi. 

Noi oggi protestiamo in favore della pace, scendiamo in piazza, la invochiamo disegnando colombe bianche con rametti d’ulivo oppure cantando canzoni di John Lennon, diamo il nome Irene alle nostre figlie, le dedichiamo monumenti, piazze, stazioni della metro, stazioni spaziali sovietiche come la famosa “Mir” (“pace” in russo ma anche in ucraino), le dedichiamo un paragrafo al nostro programma politico ma soprattutto la auguriamo in ogni occasione in costante compagnia della salute.

Ma rimane irrisolto un mistero. La latina pax ha una chiara origine indoeuropea e si è dimostrata così potente da sopravvivere non solo nelle lingue neolatine ma anche in quelle di origine anglosassone. La greca Ειρήνη ha mostrato la stessa capacità di resistenza, sopravvissuta alla strage delle divinità che ha apportato la cristianizzazione dell’Oriente. Alla fine, visto che i pii cittadini romani d’oriente insistevano nel battezzare le figlie in suo nome, alla fine è stato obbligatorio avere una Santa Irene, martire di Tessalonica. La pace greca quindi si è dimostrata forte e duratura come quella latina, anche se non ha una così nobile origine. Secondo il dizionario, l’etimologia della parola Irene rimane oscura. Forse proellenica, forse anche prestito “barbarico”. Non vorrei che il mio commento conclusivo fosse che Achei e Dori sono arrivati in fondo ai Balcani non avendo a disposizione neanche una parola per indicare il concetto di pace. Mi accontento solo nell’augurare che i Latini avessero ragione quando si auguravano ex oriente pax.

La pax romana, la Ειρήνη greca, la pace intervallo tra due guerre ultima modifica: 2022-03-17T20:09:42+01:00 da DIMITRI DELIOLANES
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