L’Apocalypse Now di Kirill

RICCARDO CRISTIANO
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Questo tempo, il tempo della guerra, delle stragi, della tragedia Ucraina, può essere un tempo molto importante per capire cosa sia in gioco. Dal punto di vista politico, militare e diplomatico sono state fatte molte analisi, spesso acute, sia che fossero tendenzialmente partigiane o miranti a porsi super partes. Meno approfondito è il versante religioso della disputa. Ma questa parte della disputa rischia di essere sottovalutata, offuscando tutta la sua importanza. Come hanno reso esplicito con il loro documento recente numerosi teologi ortodossi, il patriarca di Mosca Kirill, parlando di mondo russo che, sulla base della sua tradizione, resiste all’Occidente corrotto e lascivo pronto a imporre con i Gay Pride addirittura l’orgoglio di essere contro Dio, ne ha fatto un compatto mondo che si assume l’onere di resistere all’Anticristo. Di qui la necessità di tenere unito questo mondo, Russia, Bielorussia, Ucraina, Moldova e Kazakhstan (questi ultimi due non sempre citati) perché la forza di resistenza, il katechon citato da San Paolo come “la forza che resiste” all’Anticristo, non può essere indebolito, frammentato.

Questa visione è escatologica, attiene cioè alle cose ultime, al destino dell’umanità e fa del mondo russo un braccio armato di Dio che quasi divinizza il potere politico moscovita. Qui entrano in un pensiero apocalittico. In queste visioni apocalittiche e gnostiche è infatti indispensabile un braccio secolare, che aiuti la realizzazione del progetto di resistenza all’Anticristo. Dunque serve un rapporto indiscutibile con il potere politico, in questo caso con il Cremlino, dal quale dipende l’esercito che guida la forza che resiste all’Anticristo. La Chiesa russa è l’anima del mondo russo, tutto, in tutti i sensi. Questa Chiesa è dunque una Chiesa etnica, cioè di tutti i russi ma solo loro, non potrà mai essere universale. Quindi non è più la Chiesa di Cristo, non può esserlo, perché è una Chiesa per una etnia e un regime.

Dicendo poi che la dinamica del conflitto in atto rivela la sua vera dimensione, quella “metafisica”, il patriarca ci ha detto che le forze del male e le forze del bene ormai si confrontano in una prospettiva totale. La guerra esiste, ma non è tra Bene e Male, bensì tra figli della Luce e figli delle Tenebre. Questo schema è anti-cristiano e Sant’Agostino ha speso alcune delle sue parole più note per separare il cristianesimo da questa visione manichea. Il male esiste, ma non ci sono membri indiscutibili del suo partito, o membri indiscutibili del partito del bene. 

I punti decisivi sono tre.

1 Il primo ovviamente è la conoscenza assoluta di Dio. Questo pensiero assicura che Dio è ciò che sappiamo noi di lui, nella nostra presunzione di pensiero completo. È come se ci fosse una presunzione di scientificità del nostro sapere teologico. Non può esistere un’ermeneutica dei testi sacri, perché il sapere religioso è scientifico e quindi non cambia. L’esempio dell’omosessualità è facile facile. Le parrocchie cattoliche sono piene di una nuova ermeneutica che spiega, in modo piano e convincente, che il peccato che scatenò l’ira di Dio non fu la sodomia, ma ciò che la provocò in quella circostanza, cioè la negata ospitalità allo straniero. La storia cambia radicalmente, ma proprio questo è impossibile per chi ritiene la sua scienza certa. Potrebbe ammettere che la scienza che sa tutto da sempre e per sempre, senza possibile rapporto con la storia, ha anche solo frainteso qualcosa?

2 Il secondo punto è la necessità assoluta di uno spazio compatto. Questa compattezza è indispensabile alla tenuta di un argine che deve resistere al diffondersi dell’Anticristo e deve vivere in assoluta conformità al Bene. Nella visione del patriarca di Mosca, questo spazio è il mondo russo, in altre visioni sono stati o sono altri spazi, che dovevano o devono altrettanto presentarsi in modo compatto, in piena aderenza e osservanza della legge e quindi del Bene e di Dio. La lotta per liberarsi da questa visione è stata lunghissima: come non ricordarsi dell’imperatore Costantino, che da non ancora convertito presiedeva i concilii. Il cristianesimo riuscì a de-divinizzare il potere politico. Tuttavia tale processo non fu attuato senza difficoltà: notevoli furono i tentativi di ridivinizzazione delle istituzioni. La stessa prassi cristiana conteneva dei germi di componenti, poi dichiarate eretiche, che la portavano verso una concezione del potere politico come unico referente di se stesso. Dunque il rapporto di ancella del Cremlino che Kirill propone per la sua Chiesa è un problema innanzitutto per il cristianesimo russo. 

3 Il terzo fatto è il tempo, che non può seguire una linea, non è flusso, ma un urto perenne. Questa visione, che a me sembra esplicita nell’omelia di Kirill, è molto simile a quella che troviamo nell’islam apocalittico. Se in quello di Kirill scorgiamo chiaramente il cosiddetto cesaropapismo, cioè il vincolo di sottomissione giustificante del potere spirituale rispetto a quello temporale, lì la dimensione e teocratica, perché si sottomette il potere temporale a quello spirituale. Ma non cambia più di tanto. E il male, la forza del male, è analogamente identificata con l’Occidente. Lascivo e corrotto, come dimostra anche in questa narrazione proprio il problema dell’omosessualità e dell’orgoglio gay, il pensiero apocalittico islamico dimostra una profonda convergenza su questo. 

Nel caso iraniano, ad esempio, l’esportazione della rivoluzione parte proprio dalla scelta di ricostruire l’impero persiano, tornando da Teheran fino al Mediterraneo. Come nel caso di Mosca, anche in quello di Teheran l’impressione è che il fine religioso copra quello politico imperiale. E infatti i due imperialismi sono ammantati di religioso: il mondo russo, che deve essere unito e compatto per resistere e opporsi all’Anticristo, l’Iran, che deve unire la casa dell’Islam e sottoporlo al giusto governo del giureconsulto, cioè l’Imam, creando così le condizioni per resistere al male, governare nel nome del Bene e gestire la grande battaglia, “metafisica”.

Ecco la rilevanza del fattore tempo. Il discorso di Kirill sul mondo russo, sulla sua eterna spiritualità e sulla peccaminosità dell’omosessualità cancella gran parte della grande teologia russa, riporta al mito eretico della Terza Roma, quella che a differenza di Roma e di Costantinopoli non cadrà, ma soprattutto dimostra una visione del tempo ferma, immodificabile. 

Forse questo è il tempo dell’orda, quella prima forma di organizzazione sociale che eterizza i conflitti ponendo al centro di tutto il possesso dello spazio. Questo tempo nel pensiero apocalittico si frattura, si scompone in una dimensione non di flusso del tempo, ma di conflittualità. E, per usare di nuovo il linguaggio biblico, il katechon, la forza che resiste, deve respingere l’Anticristo, resistendogli. Ma perché? Nel pensiero apocalittico è diffusa una risposta propriamente apocalittica: l’aggravarsi dello scontro, la sua radicalizzazione, aggraverà lo scontro, fino a portarlo alla non governabilità. È a quel punto che si arriverà alla resa dei conti, all’Armageddon. Ecco perché la lotta è metafisica. Si può considerare questo convincimento il vero oppio con cui avvelenare chi ci creda. Ma ci si può credere. Non solo a livello popolare. Tante vite vissute in un bunker da uomini di enorme potenza come le spieghiamo? L’errore è voler interpretare razionalmente un pensiero fondato irrazionalmente. Questo errore è frequente nei secolarizzati che si confrontano con la realtà stessa della fede. Non la si percepisce come un bisogno di Dio, ma si cerca di spiegarne i dogmi sulla base di un assoluto raziocinio. In questo modo non si capirà. E non si capirà neanche chi, chissà se davvero o per finta, sposa un pensiero apocalittico. Lui sentirà in varie forme di dover fare di tutto per impedire la vittoria dell’Anticristo finché le sue forze saranno soverchianti, ma per arrivare a sfidarlo, sconfiggerlo. E questo porterà al trionfo della giustizia divina. Che nella vita il meccanismo del potere reale, della potenza, usi quello dell’ideologia religiosa, può essere, anzi certamente sarà. Ma quell’idea comunque forma l’orizzonte in cui chi in cuor suo crede in questo si muoverà. Ed è proprio per questo che si divinizza il potere. 

Ma accettando questa visione, ad esempio, lo Spirito Santo non svolge alcun ruolo. Non esiste un oltre di Dio, come ha magistralmente detto Francesco. L’oltre di Dio, che ci porta inevitabilmente all’altro da noi, esclude che i fondamentalisti abbiano ragione, ma esclude anche che qualcuno sappia esattamente e definitivamente come. Infatti l’oltre di Dio riguarda tutti, supera i confini di ogni pensiero rigido e della nostra conoscenza e opera, certamente per Francesco è così, attraverso lo Spirito Santo. Per me è evidente che in questa visione per un credente, come per me, il tempo ritrova una sua linearità. Questo discorso a mio avviso sembra dire che il Salvatore non emerge dalla assolutezza della nostra azione contro l’Anticristo, ma dalla nostra capacità di riconoscerlo sempre, grazie alla nostra attenzione ai segni dei tempi. Dunque la storia è un processo e i credenti sono chiamati a capire sempre meglio la Parola di Dio che certamente avranno in parte frainteso e l’oltre di Dio che non hanno potuto capire. 

Per i fondamentalisti, qui indicati in Kirill ma che altrove troviamo chiaramente riconoscibili nei testi di Khomeini e nei discorsi di bin Laden ad esempio, Dio ci aspetta alla fine dove finisce la storia. I figli del Bene e i figli del Male si combattono senza esclusione di colpi, in una guerra di posizione che di conseguenza non può conoscere altro che fratture. Non può che essere così a loro avviso, perché la storia è soltanto un’attesa, non un processo: è l’attesa della vittoria indicata da Dio, che verrà alla fine dei tempi, dopo la battaglia più tremenda, totale, che Khomeini fa chiaramente intendere, ad esempio, che noi dobbiamo avvicinare. 

Dal fondamentalista Sayyd Qutb che fu fatto giustiziare da Nasser al discorso del patriarca Kirill c’è un elemento che dobbiamo capire: la condanna senza appello dell’Occidente corrotto, lascivo. Perché? Per il capitalismo? Per il liberismo selvaggio? Per l’edonismo? Tutto questo è oggetto di critica anche severa da parte del cattolicesimo conciliare, che è agli antipodi del fondamentalismo. Allora cos’è, dov’è che il pensiero religioso può incontrare o non incontrare l’Occidente (come qui stiamo dicendo con un vocabolario forse sbagliato)? Io dico nella modernità. Ma cos’è questa modernità accettabile per il cattolicesimo conciliare e non per Kirill? Un aereo? La scienza? I vaccini? Il capitale? Ma no! È l’accettazione dell’altro. È questo che rende questi due mondi inconciliabili. 

L’Apocalypse Now di Kirill ultima modifica: 2022-03-17T19:10:05+01:00 da RICCARDO CRISTIANO
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