Adieu Parti Socialiste

Dieci anni fa, la sinistra di governo controllava tutte le leve del potere in Francia. Oggi è a un passo dall’estinzione.
MATTEO ANGELI
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Anne Hidalgo è il fanalino di coda nella disastrata corsa della sinistra francese. La sindaca di Parigi, candidata alla presidenza per il glorioso Parti Socialiste che fu di Mitterand e Hollande, è l’ereditiera di un castello di carte che rischia di essere spazzato via dal voto del 10 aprile. Perfino il comunista Fabien Roussel la precede nei sondaggi, col 4 per cento, mentre lei langue a un imbarazzante 2 per cento. Lontana dall’ecologista Yannick Jadot, dato al 7 per cento e, soprattutto, da Jean-Luc Mélenchon, che dal suo 12,5 per cento fa appello al “voto utile” a sinistra, nella speranza di staccare il biglietto per il secondo turno e mettere così un’ipoteca sugli equilibri futuri della gauche.  

Due giorni fa, il 22 marzo, l’ex presidente François Hollande è sceso in campo per dare vigore a una candidatura agonizzante, intervenendo a un comizio di Hidalgo a Limoges.

Sono qui perché sono fedele e leale. Soprattutto quando è difficile. Anne Hidalgo ha tenacia e ambizione da vendere. Per questo ha il mio sostegno… Io voto sempre socialista,

ha precisato Hollande. 

Quanto a Mélénchon, egli attende la rivincita dal 2008, quando abbandonò il Partito socialista, per formare un soggetto più a sinistra. Ironia della sorte, proprio Ségolène Royal – figura dei socialisti di governo, in opposizione alla quale a suo tempo Mélenchon sbatté la porta – ora tradisce a sua volta i compagni di partito, dichiarando che il patron de La France Insoumise “è il voto utile a sinistra”. 

Questo è solo l’ennesimo di una serie di colpi bassi che nell’ultimo decennio hanno mandato al tappeto lo schieramento che ha nel simbolo la rosa nel pugno. 

In una foto del 2002, l’allora primo segretario del Partito socialista François Hollande discute con Jean-Luc Mélenchon, in quel momento ministro dell’Insegnamento professionale uscente

Nel 2012 il Partito Socialista deteneva tutte le leve del potere. François Hollande all’Eliseo, la maggioranza assoluta sia all’Assemblea nazionale sia al Senato – mai era successo prima nella storia della quinta repubblica. E poi, il PS controllava anche tutte le regioni metropolitane, con l’eccezione dell’Alsazia, e sette città su dieci tra quelle con più di 100mila di abitanti.  

Col senno di poi, la vittoria di Hollande nel 2012 sembra un “incidente della storia”. Nonostante alcune importanti conquiste, come l’Accordo di Parigi sul clima o la legge sul matrimonio per tutti, egli è infatti ricordato come un presidente prigioniero delle ambiguità del passato e della sua personalità. Non seppe tenere insieme le due anime del partito. Anzi, durante il suo quinquennio lasciò prosperare l’opposizione interna, con i “frondeurs” a gridare contro le politiche economiche e sociali dei governi di Jean-Marc Ayrault, Manuel Valls e Bernard Cazeneuve. Il cambiamento “adesso” promesso in campagna, le affermazioni del tipo “il mio vero avversario è il mondo della finanza” si scontrarono con la deludente realtà di una politica a favore delle imprese. “Merci pour ce moment”, “grazie per questo momento”, viene da dire in modo sarcastico, citando il titolo del libro con cui la ex di Hollande, Valérie Trierweiler, diede in pasto ai francesi i dettagli dei nove anni passati insieme.   

Nel 2007 Ségolène Royal è la candidata alle presidenziali del Partito socialista. Il suo compagno di vita è ufficialmente ancora François Hollande. I due si separano in quell’anno. Nel 2010 Hollande rende pubblica la relazione con la giornalista Valérie Trierweiler

Una discesa agli inferi che si concluse con la decisione di Hollande di non ripresentarsi e il Partito socialista che alle presidenziali del 2017 puntò sul cavallo sbagliato, il “frondeur” Benoît Hamon che con un programma molto a sinistra raccolse solo il 6,36 per cento dei voti. Il tutto mentre il “vero” erede di Hollande, il suo ministro dell’economia Emmanuel Macron, trionfava con un soggetto politico nuovo, anche grazie a una campagna acquisti che lo ha visto portare dalla sua parte molti pezzi da novanta del PS. Jean-Yves Le Drian, Gérard Collomb, Richard Ferrand, Christophe Castaner, Stéphane Séjourné… La lista di coloro che hanno fatto il salto è lunghissima.  

Con soli ventinove deputati all’Assemblea nazionale, nel 2017 i socialisti erano quindi ormai un pallido ricordo della “grandeur” così vicina e al contempo così lontana. Sono stati addirittura costretti a vendere la storica sede in rue de Solférino. Il partito ha perso acqua da tutte le parti: iscritti ed elettori sono scappati a sinistra verso Mélenchon e gli ecologisti e al centro verso Macron. Basti pensare che gli aderenti al Partito socialista sono passati da 232.500 nel 2008 a 22.000 nel 2021. 

Le municipali del 2020 e le regionali del 2021 sono state invece un’effimera boccata d’aria. I socialisti hanno conservato la capitale, con Anne Hidalgo rieletta per un secondo mandato. E si sono imposti anche a Marsiglia, Nantes, Rennes, Digione, Lilla, Le Mans e Nancy. L’anno successivo, i governatori PS hanno mantenuto il controllo delle cinque regioni in cui erano già al potere. Sembravano i timidi segni di una rinascita dal basso. 

In quest’ottica va letta la scelta del partito di giocare la carta Anne Hidalgo nella corsa di quest’anno all’Eliseo. All’anagrafe Ana Maria Hidalgo Aleu, la sindaca di Parigi è originaria di San Fernando, in Spagna, e ha la doppia nazionalità franco-spagnola. Vice di Bertrand Delanoë dal 2001, a cui è molto vicina, nel 2012 annuncia di volerne raccogliere il testimone. Trionfa alle elezioni del 2014 ed è così la prima donna a capo della “ville lumière”. Nel 2020 raddoppia, confermandosi una delle poche stelle a splendere ancora nel cielo socialista. 

Anne Hidalgo con il suo predecessore, Bertrand Delanoë, sindaco socialista di Parigi dal 2001 al 2014

Sono tre le misure chiave del suo programma per la presidenza: un aumento del salario minimo di 200 euro netti al mese (ovvero il 15 per cento in più), una legge per garantire un fine vita dignitoso e un programma molto incentrato sull’ambiente, con l’obiettivo di andare spediti verso il 100 per cento di energie rinnovabili. Ma la candidatura di Hidalgo è un flop fin dall’inizio. Si potrebbe dar la colpa a un partito litigioso, all’eccesso di offerta a sinistra, ai sondaggi che determinano le intenzioni di voto o alle titubanze della candidata; la verità è che la sindaca di Parigi è semplicemente fuori dal radar degli elettori. Invisibile. 

La sua è una campagna talmente disastrosa che, secondo le rivelazioni di dieci giorni fa di Le Monde, l’ex presidente Hollande si sarebbe preparato per due mesi, dal dicembre 2021 a febbraio, per rimpiazzarla nel caso in cui questa avesse abbandonato la corsa. 

Ora Hidalgo rischia non solo di condannare il partito a un’umiliazione ancora più cocente di quella del 2017. Se non otterrà il 5 per cento dei voti, le sue spese di campagna non saranno rimborsate e il PS si ritroverà con tanti debiti e solo una manciata di eletti a livello locale. Il pericolo è di raggiungere un punto di non ritorno. Potrebbe succedere se i candidati socialisti restassero secco alle imminenti legislative, cosa che è abbastanza probabile.

La situazione è disperata, così come lo è ormai la strategia dei quadri dirigenti. L’obiettivo non è più vincere, ma assicurarsi che perdano anche gli avversari a sinistra. Mélenchon non deve andare al secondo turno, meglio che le forze della gauche escano tutte sconfitte. E si moltiplicano le bordate contro di lui. Ad esempio l’ex presidente Hollande ha preso posizione contro le dichiarazioni della sua ex compagna di vita, Ségolène Royal, dicendo:

Serve un presidente utile, non un voto utile.

Martedì a Limoges, Hollande ha molto criticato il leader della France Insoumise, dicendo che egli “fa il gioco dei dittatori”. Ed è sembrato interessato soprattutto al dopo-voto.

Qualunque cosa accada il 10 e il 24 aprile, servirà un’iniziativa per ricostruire la sinistra della responsabilità… Dopo il 24 aprile, il paese avrà bisogno di noi. Darò il mio contributo, perché è tutto il senso della mia vita, è l’impegno di tutta un’esistenza,

ha affermato un Hollande che, dopo l’umiliazione di cinque anni fa, sogna di tornare da salvatore. 

Perché ciò avvenga, però, Mélenchon deve fallire. Solo così quel poco che resta della sinistra moderata avrà l’occasione di dire la sua sulla ricostruzione di un mucchio di macerie: tale è il calcolo dei socialisti. Una scommessa azzardata, probabilmente suicida. Un vero peccato. Adieu, Parti Socialiste! 

Adieu Parti Socialiste ultima modifica: 2022-03-24T22:37:53+01:00 da MATTEO ANGELI
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