Guerra Total

Il colosso energetico francese non lascia la Russia nonostante l’invasione dell’Ucraina e il candidato ecologista alla presidenza lo accusa di “crimini di guerra”. Un guizzo che può rilanciare una campagna spenta.
MATTEO ANGELI
Condividi
PDF

Per il candidato ecologista Yannick Jadot, è l’ultima occasione per lasciare il segno in una campagna decisamente sottotono. Da giorni va ripetendo “TotalEnergies è complice di crimini di guerra”, prendendosela con la decisione della compagnia petrolifera francese di continuare gli affari in Russia, incurante della guerra in Ucraina.

“Basta con queste lobby che dirigono il paese”, martella Jadot in ogni meeting, piazza o studio televisivo. Buca lo schermo, come mai prima in questa corsa alla presidenza azzoppata dal Covid e poi dal conflitto. Mercoledì, Total è passata al contrattacco, dichiarando l’intenzione di denunciare Jadot per diffamazione. L’azienda liquida le affermazioni dell’ecologista come “particolarmente gravi e infondate, delle accuse inaccettabili”. La minaccia non ha fermato l’escalation verbale, anzi. “Nessuna procedura ci fermerà. Vogliono farci tacere in piena campagna presidenziale”, fanno sapere al quartier generale ecologista.

“Lo confermo e persisto. Total è un grande gruppo francese che getta discredito sulla Francia”. Per Jadot, il colosso energetico è corresponsabile perché

lavora con dei partner russi molto legati ai vertici dello stato putiniano. Total sa perfettamente che dei crimini di guerra sono perpetrati in Ucraina, Total sa perfettamente che con le sue attività contribuisce a finanziare dei gruppi molto legati alla guerra e questa si chiama complicità in crimini di guerra.

Direttore delle campagne di Greenpeace Francia dal 2002 al 2008, Yannick Jadot è al suo terzo mandato come deputato europeo. Lo scorso settembre vince le primarie del partito ecologista ed è ufficialmente candidato di Europe Écologie Les Verts alla presidenza

L’insistenza del candidato ecologista è presto spiegata. Da un lato, le accuse a Total gli permettono di far rientrare dalla finestra ciò che l’urgenza della guerra aveva fatto uscire dalla porta: l’ecologia, il suo cavallo di battaglia. Nel suo ragionamento, opporsi all’invasione dell’Ucraina vuol dire anche darci un taglio con i combustibili fossili e l’ipocrisia delle aziende che li commercializzano. Dall’altro lato, con questo atteggiamento Jadot si smarca dagli altri avversari a sinistra, sperando di ricucire il divario con Jean-Luc Mélenchon, il leader della France Insoumise, dato al 12,5 per cento nei sondaggi.

In effetti, il candidato di Europe Écologie Les Verts arranca al 6,5 per cento. Quasi tutto finora è andato storto. Un anno fa, una congiunzione astrale sembrava mettere il vento in poppa ai Verdi d’Oltralpe. Le questioni ambientali si erano stabilizzate come seconda preoccupazione dei francesi, dietro solo alla pandemia ma leggermente davanti al tema del potere d’acquisto. Gli ecologisti erano forti di una fila di successi elettorali. Il terzo posto alle europee del 2019, col 13,5 per cento dei voti, ben davanti a La France Insoumise (6,3 per cento). Le vittorie inedite alle municipali del 2020, con la conquista di una serie città prestigiose da parte dei candidati ecologisti, come Lione, Bordeaux, Strasburgo, Besançon e Tours.

Yannick Jadot, non ancora candidato, era dato al 10 per cento nelle intenzioni di voto, davanti a Jean-Luc Mélénchon (8 per cento).

La guerra e le sue conseguenze hanno senz’altro messo in secondo piano la causa ecologista. I francesi temono infatti sempre più una ricaduta negativa sul loro potere di acquisto. In tal senso le considerazioni ambientali rischiano di essere percepite, spesso ingiustamente, come in contrapposizione con quelle prettamente economiche. Con la sua narrativa, Jadot cerca di disfare questa percezione e far luce sul filo rosso che unisce pace, impiego di energie rinnovabili e prosperità economica.

I sindaci ecologisti eletti nel 2020. Da sinistra a destra, in alto: Grégory Doucet (Lione), Pierre Hurmic (Bordeaux), Jeanne Barseghian (Strasburgo). In basso: Emmanuel Denis (Tours), François Astorg (Annecy), Anne Vignot (Besançon) e Léonore Moncond’huy (Poitiers).

La difficoltà degli ecologisti a sfondare dipende però anche da altre criticità, precedenti al conflitto e probabilmente destinate a restare, nonostante il successo mediatico della guerra che Jadot ha lanciato a Total.

Il tema dell’ecologia è stato integrato dagli altri candidati a sinistra, al punto che ora i Verdi sembrano quasi monotematici. Non solo, c’è chi li considera poco credibili, perché privi di personalità che abbiano dimostrato qualità nella gestione del potere. I sindaci ecologisti, freschi di elezione, si sono esibiti in una serie di uscite dal gusto squisitamente polemico, che hanno terrorizzato una parte consistente dell’elettorato. I menu senza carne nelle mense scolastiche a Lione. Il discutibile finanziamento pubblico alla costruzione della più grande moschea d’Europa a Strasburgo. La decisione del primo cittadino di Bordeaux di non avere “un albero morto” nella piazza per Natale, ma una gigantesca struttura di vetro e acciaio.

Lo stesso Jadot, che è europarlamentare dal 2009 e non ha alcuna esperienza di governo, non è riuscito a coltivare un’immagine presidenziale. Ci ha provato, mettendosi una cravatta al collo – quasi un tabù nel suo partito – ma il nuovo accessorio non ha avuto alcun effetto sui sondaggi.

Se col voto del 10 aprile gli ecologisti si attestassero intono al 7 per cento che oggi attribuiscono loro i sondaggi, questo sarebbe in ogni caso il loro migliore risultato di sempre in un’elezione presidenziale. Il record per ora è detenuto da Noël Mamère, che nel 2002 centrò il 5,2 per cento. Troppo poco però per il partito portabandiera della battaglia della nostra generazione.

È ancora presto per dire se la “guerra Total” di Jadot impartirà un colpo di reni alla sua corsa. Certo, ai francesi non guasterebbe un sussulto di coscienza ecologista. La lotta al cambiamento climatico non può essere messa in pausa da un altro conflitto.

Guerra Total ultima modifica: 2022-03-25T16:48:19+01:00 da MATTEO ANGELI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento