Oligarchi a Venezia. Promemoria per Draghi

Promemoria per il presidente del consiglio sulle sanzioni agli oligarchi russi di Venezia, Milano, Lombardo-Veneto, Romagna e chissà dove altro ancora.
FRANCO MIRACCO
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È forse fuori luogo chiedere al presidente Mario Draghi, o per diretta competenza anche a qualcuno dei suoi ministri, se c’è chi si sta occupando dei cosiddetti oligarchi russi putiniani, superricchi a Venezia e nel Veneto? Non più di una settimana fa il nostro presidente del consiglio, di fronte al parlamento, si è pronunciato con fermezza:

In Italia abbiamo congelato beni per oltre ottocento milioni di euro agli oligarchi colpiti dai provvedimenti dell’Unione Europea.

La domanda è: a Venezia si è o non si è “congelato” qualcosa? Eppure i quotidiani veneziani, fin dai primi giorni dell’invasione dell’Ucraina, hanno pubblicato il nome e la fotografia del beneficiario di un sorprendente patrimonio immobiliare, se così vogliamo chiamare un insieme di beni storici da secoli presenti in Piazza San Marco e sul Canal Grande. A Venezia ma non solo, dato che le proprietà dell’oligarca in questione si estendono a Milano, in Lombardia, lungo le spiagge romagnole e chissà dove altro ancora.

Il primo a render noto all’opinione pubblica mondiale il venezianmilanese fedelissimo di Putin è stato Giuseppe Sala sindaco di Milano.

Il sindaco:

Abbiamo a Milano il maestro Valery Gergiev che ha più volte dichiarato la sua vicinanza a Putin… se non prenderà una posizione precisa contro questa invasione…

Il direttore d’orchestra Gergiev [nell’immagine di copertina con Vladimir Putin] non lo fece e così fu allontanato dalla Scala, dove avrebbe dovuto dirigere opere di Čajkovskij. E l’esempio della Scala ha trovato proseliti in altri famosi teatri internazionali. Il Gazzettino di Venezia addirittura il 25 febbraio, all’inizio dell’invasione, traccia un minuzioso profilo dell’amico di Putin:

Proprietario di molti immobili , tra cui il caffè Quadri alle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco, gestito dai fratelli Alajmo, il maestro ha ereditato le fortune di Yoko Nagae Ceschina, ricca giapponese con numerose proprietà di pregio nel cuore della città storica. Ci sono ad esempio tre negozi in calle Fiubera, calle dei Dai e piazzetta dei Leoncini (praticamente San Marco) e un palazzo già sede della vetreria Pauly a San Marco, oltre al palazzo dove viveva la stessa ereditiera giapponese, splendidamente decorato da mosaici esterni, affacciato sul Canal Grande a San Lio.

Caffè Quadri

A dire il vero, la musicista e poi mecenate Yoko Nagae non era affatto miliardaria di suo. Lo era invece e moltissimo Renzo Ceschina, che morì nel 1982 dopo aver sposato pochi anni prima l’ex suonatrice di arpa, appunto Yoko Nagae. Un Ceschina della famiglia Ceschina dunque, una famiglia di imprenditori novecenteschi specializzatasi nel fornire materiali sanitari allo Stato italiano durante le due grandi guerre mondiali. Pertanto furono le guerre a consentire alla Ceschina Sanitari di metter su un impero immobiliare impressionante, costruito, ricordano i maligni, col vendere bende e garze al nostro Paese nel corso delle tragiche occorrenze dovute alle lunghe guerre del XX secolo.

Si farebbe prima a dire che cosa non appartenne ai Ceschina, soprattutto a Milano e dintorni, che è il quanto che dovrebbe aver ereditato dalla vedova Ceschina (defunta nel 2015) il “modesto” oligarca cacciato dalla Scala.

Riassume il Corriere della Sera:

I prestigiosi palazzi in via Mercato 28 e via Arco 2… l’edificio di via Rovello 2, via Montello 10 , via Castaldi 4, largo Gemito 3…

L’elenco di vie e proprietà prosegue per più righe fino a toccare le migliaia di metri quadrati a Segrate con affaccio sul piccolo lago Cava e poi una “enorme cascina-villa padronale sull’Alzaia Naviglio Pavese”. Ma non finisce qui, perchè altre preziosità transitate dalla defunta vedova Ceschina al musicista putiniano dovrebbero trovarsi lungo la Costiera Amalfitana, per non parlare di quel che racconta un informatissimo giornale online romagnolo, Chiamamicittà.it. Sotto il titolo “Maestro e campeggiatore in Romagna , Gergiev amico di Putin rischia il bando” si legge:

Gli interessi del maestro in Riviera non sono solo musicali. Valery Gergiev detiene anche proprietà in aree costiere importanti, come il camping Maximum a Miramare e il villaggio del Sole a Riccione. Sono beni che gli derivano dall’ex impero Ceschina.

Il giornale inoltre risale a fonti storiche:

Prima guerra mondiale, per pagare le forniture sanitarie militari lo Stato cede alla famiglia Ceschina, proprietaria della Sanitaria Ceschina, centinaia di ettari di terra e sabbia tra Cattolica e Rimini.

Insomma, ceschinando e ceschinando si viene a delineare gran parte della costa romagnola, o così pare. Ci si chiede: potrebbero o dovrebbero essere ben più precisi e maliziosi in materia Ceschina & Gergiev la Guardia di finanza e il ministero dell’Economia e delle Finanze, o no? Segnatamente, se si ritiene di aver inteso nel verso giusto quanto dichiarato dal presidente Mario Draghi:

In particolare, ho proposto di prendere ulteriori misure mirate contro gli oligarchi . L’ipotesi è quella di creare un registro internazionale pubblico di quegli oligarchi con un patrimonio superiore ai dieci milioni di euro.

E insiste, con sacrosanta fermezza, il presidente italiano col dire

ho poi proposto di intensificare ulteriormente la pressione sulla Banca centrale russa e di chiedere alla Banca dei regolamenti internazionali, che ha sede in Svizzera, di partecipare alle sanzioni.

Palazzo Barbarigo sul Canal Grande

Per una ragione assai personale, ma proveniente dalla storia dell’arte, sarei felicissimo se il Palazzo Barbarigo con facciate sia sul Canal Grande che su Campo San Vio venisse per davvero “congelato”, secondo il termine usato da Draghi, così da essere sottratto all’asse proprietario Ceschina & Gergiev (sperando che non siano già stati imbastiti altri veloci passaggi di proprietà). Il tutto nell’illusione che quel bene possa diventare il più veneziano possibile, essendo stata la facciata che dà sul Campo dipinta non meno di dieci volte da Canaletto, e questo perchè quell’intonacata sul palazzo, quella vasta parete esterna, il pittore se la immaginò più e più volte come un telero su cui esercitare le mescolanze del tramutare e dissolvere colori, macchie, graffiti, casualità dei segni e l’irrisolto.

Canaletto, Veduta del Canal Grande verso la Punta della Dogana, da Campo San Ivo (in dettaglio Palazzo Barbarigo), Milano, Pinacoteca di Brera

Mescolanze divenute il trascorrere delle luci e delle ore del tempo di Venezia. Non distraiamoci, perchè è questo il rischio in tempo di sanzioni applicate o disattese o dopo essersi voltati a guardare dall’altra parte. Se si resta a Venezia e non ci si dimentica di aver letto sul Gazzettino un articolo non distratto sui beni e i legami lagunari degli oligarchi, si viene a sapere che quel gran Palazzo lungo le Zattere, a metà fondamenta tra la biblioteca di Ca’ Foscari e gli uffici della Capitaneria di Porto, è la sede veneziana della Vac Foudation del magnate del gas Leonid Mikhelson e di Teresa Iarocci Mavica, ex presidente del padiglione russo della Biennale, molisana trapiantata a Mosca da anni.

Un altro quotidiano veneto aggiunge che il palazzo “senza nome” sulle Zattere è stato “dato in concessione di lunga durata dall’Autorità Portuale veneziana”. Dall’ex Autorità Portuale o dal Comune di Venezia che tempo fa, tramite l’assessore Venturini, ringraziò la Vac per aver offerto “la possibilità di utilizzo gratuito dei suoi bellissimi spazi alle Zattere”? In breve, chi è adesso il proprietario del palazzo con vista sul Canale della Giudecca?

Intanto la Svizzera dovrebbe aver sottratto o congelato alcune centinaia di miliardi di dollari posseduti dai russi rifugiatisi oligarchicamente da molto tempo nelle banche elvetiche. Ma noi siamo sempre fermi agli ottocento milioni di euro congelati dal governo Draghi?

In ogni caso, la presidente Ursula von der Leyen ha detto:

Accolgo con favore la decisione del governo svizzero di ampliare le sanzioni contro la Russia in linea con le misure imposte dall’Ue.

E l’Italia sta per davvero intensificando le misure imposte dall’Unione Europea? Anche a Venezia, in Lombardia, in Romagna? Non è facile però capire se l’Italia si stia muovendo o meno lungo la linea indicata pochi giorni fa dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola:

L’Europa deve mostrare a Putin che questa guerra avrà un enorme prezzo, che lui non può nemmeno immaginare.

Venezia e il Veneto si diceva, almeno dando per piu che corretta la mappa pubblicata dal Corriere del Veneto con il titolo “Alberghi, acciaierie e vigneti, ecco il business dei russi in Veneto”. Da Cortina a Jesolo, dalle Colline del prosecco patrimonio dell’Unesco alle aziende in Valpolicella, da Verona ad Abano Terme…eccetera. Ma Guardia di finanza e ministero dell’Economia li leggono con attenzione i giornali?

Nella foto in alto il tête-à-tête tra l’assistente presidenziale Vladimir Medinsky, capo della delegazione russa ai colloqui di Istanbul, e il suo omologo ucraino David Arakhamia. 29 marzo 2022.
Nel foto in basso, Vladimir Medinsky, ministro della Cultura russo, davanti alle telecamere della tv di Stato, con la mantellina nera bordata di rosso del professore onorario, mostrando la sua Ca’ Foscari Honorary Fellowship appena ricevuta dalla prorettrice di Ca’ Foscari, Silvia Burini. 15 maggio 2014.

Infine, l’Università di Ca’ Foscari e i suoi legami con Putin, dato che non pare essere stato ancora archiviato e chiarito del tutto l’affare che fu avviato malamente otto anni fa. Tanto è vero che il Corriere della Sera nel corrente mese di marzo ha scritto, non smentito, quanto segue:

L’ex ministro della cultura, fidatissimo di Putin, nel 2014 fu insignito da Ca’ Foscari del prestigioso riconoscimento (ed è tuttora docente onorario). La prorettrice travolta dalle polemiche fu costretta a dimettersi, ma lo zar poi la premiò a Mosca.

A ricevere il prestigioso riconoscimento cafoscarino, ovvero la laurea honoris causa, fu Vladimir Medinsky, il più che affidabile capo della delegazione putiniana al tavolo delle trattative tra Russia e Ucraina. Costui, il Medinsky cioè, già ministro della cultura, fu “etichettato da 226 accademici e intellettuali italiani e dai loro colleghi russi come una delle figure più famigerate della politica culturale contemporanea russa”.

L’allora prorettrice era Silvia Burini che non potè non dimettersi dall’incarico ricoperto al vertice accademico, ma un sostegno le venne subito da Putin che la premiò personalmente conferendo alla russologa italiana la medaglia Pushkin. Correva l’anno 2014, l’anno in cui Putin dette inizio all’invasione dell’Ucrania partendo dalla Crimea. In quello stesso anno la Yoko Nagae Ceschina ricevette dal presidente russo l’onorificenza “ Ordine dell’amicizia”. Accadde di novembre a Mosca. Nemmeno due mesi dopo la mecenate giapponese morì, comunque non prima di aver nominato quale suo erede il Valery Gergiev.

Oligarchi a Venezia. Promemoria per Draghi ultima modifica: 2022-03-30T17:17:43+02:00 da FRANCO MIRACCO
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1 commento

Marilena De Langes 6 Aprile 2022 a 15:39

Ho letto con interesse l’articolo che ritengo opportuno data la deriva imperante nella scrittura del veneziano.
Mi sono chiesta, ad esempio, quale sia la grafia giusta per la Scuola dei Calegheri, che ho visto riportata come Scoletta dei Callegheri…

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