#Ucraina. La realtà alternativa dei media italiani

Non c’è quotidiano di carta in Italia che non racconti la guerra in corso con prime pagine “urlate”, in un crescendo senza limiti. Pugni nello stomaco. Siamo su un altro pianeta rispetto a Usa ed Europa.
GUIDO MOLTEDO
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Le prime pagine della stampa italiana – in epoca di Covid e adesso in tempi di guerra – sono “urlate”. Se i principali giornali – Corriere, Repubblica e Stampa – da tempo si sono “tabloidizzati”, adesso il cambiamento sembra definitivo. Come i tabloid del Regno Unito, del Nord Europa e del Nord America, “sparano” titoloni fortemente emotivi, accompagnati da grandi immagini terrificanti, in evidente contrasto con la stampa di quegli stessi paesi destinata alle élite, NYT, FT, Le Monde, FAZ, ma anche spagnoli come El País, che informano sul conflitto senza distanziarsi dai canoni propri del tipo d’informazione composta, pensata e analitica che di norma propongono ai loro lettori.

Se si eccettua Il Sole 24 ore, non c’è quotidiano di carta in Italia che non racconti la guerra in corso con accenti molto decisi sugli orrori, in un crescendo senza limite. Pugni nello stomaco. Evidente il gioco di rimbalzo con i social e con la tv, che a loro volta sono in competizione tra loro nell’esposizione dei fatti in corso, secondo la costruzione narrativa di un sequel dell’horror. Un’informazione, nel suo complesso, che alimenta un dibattito – e ne è alimentata a sua volta – che scarsamente s’incrocia con i dati e i fatti reali sul terreno, dentro una bolla in cui le contrapposizioni trascendono il merito, si personalizzano all’estremo, diventando essa stessa campo di battaglia. Il grande pubblico, tagliato fuori da tutto questo, non si sa che cosa apprende della guerra, quanto ne sia effettivamente informato, mentre le élite devono necessariamente rivolgersi ai giornali nordeuropei e nordamericani per essere informati e trovare analisi interessanti.

Dopo quasi un mese e mezzo di guerra, dovremmo essere vicini alla saturazione, ma non è così. C’è da chiedersi, in presenza di una guerra di lunga durata, che cosa “s’inventeranno” per tenere un ritmo così concitato. Domanda che va rivolta anche all’informazione radiotelevisiva e in particolare ai talk show, considerando che ormai è un’economia mediatica circolare.

Sta di fatto che in Italia stiamo assistendo a una guerra che altrove è raccontata in tutt’altro modo dai media di carta, quando addirittura essa è declassata a notizia minore, neppure degna della prima pagina, come accade negli Stati Uniti.

Significa che altrove l’invasione armata dell’Ucraina è sottovalutata? O che le atrocità commesse sono trascurate?

Indubbiamente nel caso degli Stati Uniti, o di paesi di continenti lontani, come Brasile e Argentina, o come l’India, il “rumore” della guerra è obiettivamente remoto. Quindi anche meno sentito. A proposito degli Usa questo fa riflettere. È uno degli indizi di come la guerra russa conti poco nel dibattito politico, e se conta è più per i suoi effetti che per i resoconti sulle barbarie in corso o per la discussione se armare o no la resistenza (lì con la r minuscola perché non si possono fare questi curiosi distinguo… un altro pezzo della nostra realtà autoreferenziale).

In Europa? Anche nei paesi dove la guerra è davvero vicina, è difficile trovare prime pagine paragonabili per drammaticità a quelle italiane.

Quindi? La differenza è che appare visibile oggi più che mai la netta distanza culturale tra un’informazione che tende a indottrinare – la nostra – e un’informazione nel resto del mondo (quella di qualità) che tende a… informare, pur con i propri orientamenti politici e culturali, anche evidenti. Tra un’informazione ancella dell’entertainment e un’informazione gelosa della sua missione propria. Tra un’informazione segmentata secondo i diversi tipi di pubblico a cui si rivolge – nel resto del mondo – e un’informazione – la nostra – pigliatutto. Che poi in realtà piglia sempre meno, alla luce dei drammatici dati di vendita nelle edicole italiane.

Oggi più che mai dovrebbe esserci una divisione del lavoro, che distingua i media di qualità dal resto del bla bla dilagante nei media mainstream e sulla Rete.

Per farsi un’idea della realtà alternativa e autoreferenziale proposta dai nostri media basta una rapida scorsa ad alcune delle prime pagine di mercoledì 6 aprile, in cui fa notizia l’intervento di Zalenskyy all’Onu ed è ancora forte l’eco dei massacri di Bucha. Si raffrontino le prime di Corriere, Repubblica e Stampa con quelle di giornali di diverse città americane e di alcune testate europee. Il campione della stampa straniera che proponiamo è molto rappresentativo.

In che mondo viviamo noi italiani?

#Ucraina. La realtà alternativa dei media italiani ultima modifica: 2022-04-07T18:40:49+02:00 da GUIDO MOLTEDO

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