#Ucraina. L’uso strumentale degli stupri

PIERLUIGI SULLO
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Posso fare una domanda, anche se sono maschio e porto i baffi? Ho cercato sui siti femministi italiani una denuncia, una indignazione, magari una sollevazione (intellettuale e morale, non armata) sul dilagare di stupri e violenze contro le donne in Ucraina. Il sito della Casa internazionale delle donne di Roma non dice nulla su questo, e nemmeno sulla guerra (“internazionale” in che senso, quindi?). Quello della Casa delle donne di Milano, invece, ha vari articoli interessanti sulla guerra, ma nulla sugli stupri. Una traccia l’ho trovata su Twitter, in un “post” datato 16 marzo e firmato NonUnaDiMeno, quindi si presume “ufficiale”.

Si legge:

Cosa c’è di più insopportabile che utilizzare strumentalmente uno stupro per giustificare la richiesta di allargamento della guerra (con ciò che comporta proprio in termini di stupri e violenze) al mondo intero?

Curioso, per non dire tragico, modo di guardare al dramma delle donne ucraine, direi iper-politicista: l’importante non è che avvengano gli stupri, ma che vengano denunciati “strumentalmente” per “giustificare la richiesta di allargamento della guerra”.

Una “richiesta” di “allargamento” della guerra non l’ho sentita da nessuno, caso mai circola il timore che questo avvenga (le famose armi nucleari): ma questa è un’altra questione. Quel che mi impressiona, in quel tweet, è che la donna o le donne violentate scompaiono, cioè diventano una specie di pretesto, una variabile della propaganda bellica (in questo caso ucraina o occidentale, non so). E cosa c’è di più violento, nei confronti di una donna, del cancellarne l’identità, la storia personale, la sostanza viva, per trasformarla in un puro “strumento”?

Oppure si pensa che tutte le donne ucraine siano “naziste”, come dice Putin? Quando i sovietici occuparono la Germania nel ’45 e stupravano tutte le donne che capitavano loro a tiro, una vicenda su cui si sono stesi molti veli di silenzio perché erano appunto tedesche, cioè indiscriminatamente naziste, e l’Unione sovietica aveva a sua volta sofferto danni umani inimmaginabili, dallo sterminio degli ebrei alla sistematica violenza nei confronti delle donne, si concluse che era una vendetta, giustificabile, in un certo senso, dopo le enormi sofferenze patite dai sovietici. Ma le ucraine? D’altra parte, dal 16 marzo le testimonianze su questa pratica sistematica dei soldati russi si sono moltiplicate a dismisura, e immagino che molte donne italiane osservino con orrore.

L’altra sera ho visto un reportage video di Francesca Mannocchi, della cui onestà non si può dubitare, in cui una donna ucraina raccontava come avesse cercato di “imbruttirsi” e di sembrare più vecchia per evitare di essere violentata, e mentre parlava ha fatto un movimento con il bacino per far vedere quel che i russi fanno. È stato solo un istante, ma mi ha riempito di una angoscia che non riesco a raffreddare nella memoria. E quella donna non ha comunque evitato la violenza.

Io ero favorevole a fornire agli ucraini i mezzi per resistere (per altro, il manifesto ha pubblicato giorni fa un articolo di Massimo Villone, costituzionalista, il quale citando la Costituzione e la Carta dell’Onu sosteneva che sì, è lecito aiutare chi si difende da una invasione). Molti miei amici sono di parere opposto, e va bene. Ma le violenze sulle donne e sulle bambine, testimoniate dalle vittime e dai corpi che si trovano in ogni città occupata dai russi, che c’entrano?

Ossia: è lecito temere che la guerra possa durare e allargarsi, e opporvisi, ma gli stupri? Non è questo un crimine in sé, a prescindere da geopolitiche e schieramenti?

P. S. La foto che accompagna questo testo è in effetti di una manifestazione a Milano, risalente al 10 aprile, che denunciava le violenze contro le donne ucraine da parte dei soldati di Putin. In Piazza Duomo è stata letta la testimonianza di una donna ripetutamente violentata dai soldati che le avevano appena ucciso il marito, un civile, mentre nell’altra stanza il suo bambino di quattro anni piangeva. Il problema è che la manifestazione è stata organizzata dalle donne della comunità ucraina, nel tentativo di farsi ascoltare.

#Ucraina. L’uso strumentale degli stupri ultima modifica: 2022-04-10T21:40:02+02:00 da PIERLUIGI SULLO
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