Morosini. Le lacrime impossibili da dimenticare

ROBERTO BERTONI BERNARDI
Condividi
PDF

Piansi e non poco per ciò che accadde il 14 aprile 2012. Era un sabato, mi trovavo a Cortona per un impegno politico e appresi dalla televisione la notizia che Piermario Morosini, giovane e sfortunatissimo centrocampista del Livorno, si era accasciato sul terreno dello Stadio Adriatico di Pescara, al trentunesimo minuto della partita fra gli abruzzesi e i toscani, e non si era più ripreso. Aveva appena venticinque anni e alle spalle una vita terribile, fra lutti familiari e sacrifici d’ogni sorta per realizzare il sogno di diventare calciatore. Ricordo bene lo sgomento, l’incredulità, la rabbia e la sofferenza al cospetto di immagini strazianti.

Ricordo i compagni di squadra in lacrime, lo stadio ammutolito, il suo disperato tentativo di rialzarsi, ci provò per ben tre volte, e infine l’addio. Morosini non c’era più, il suo cuore aveva smesso di battere su un campo di calcio, com’era già accaduto altre volte negli anni precedenti, e assistevamo attoniti a scene che non si possono descrivere a parole.Lo ricordo come un ragazzo umile e gentile, come un calciatore volenteroso e di discreto talento, probabilmente non un campione ma comunque un personaggio positivo, che sportivamente sapeva il fatto suo e che avrebbe meritato ben altro destino.

Ricordo la sua gentilezza, rafforzata dai drammi che aveva subito e dal desiderio di andare avanti nonostante tutto. E ricordo che si aprì, per l’ennesima volta, il dibattito sull’intervento immediato, sul primo soccorso e su tutto ciò che, talvolta, avrebbe forse potuto salvare qualche vita umana. La verità è che Piermario aveva scritto nel DNA di dover patire l’indicibile e, infine, di doversene andare a sua volta nel momento in cui stava spiccando il volo. È questo che personalmente non posso e non voglio accettare, non ci riesco. Non posso e non voglio accettare che una persona possa essere segnata fino a questo punto, che debba essere costretta ad alzare bandiera bianca dopo aver tentato in tutti i modi di restare a galla, che debba attraversare un girone dantesco dopo l’altro e che non possa mai davvero sorridere.

A Piermario è stata negata ogni felicità, è stato privato della vita e, prim’ancora, degli affetti più cari. Ha dovuto piangere lacrime amare fin da giovanissimo, prima che fossimo noi a piangere davanti alla sua bara, dopo averlo visto collassare a terra ed esserci resi conto che non c’era nulla da fare. Di quel pomeriggio ricordo ogni istante. Molte cose sono cambiate da allora, quasi tutte in peggio, ma quella sofferenza me la porto dentro e resterà per sempre con me, perché quel sabato ho capito che l’accanimento della sorte esiste davvero e in alcuni casi non lascia scampo.

Piermario è stato disintegrato dalla sfortuna, perseguitato dallo strazio e poi abbattuto da un cuore impazzito che non ha retto lo sforzo agonistico. Serve a poco riflettere se fosse possibile salvarlo: sarebbe l’ennesimo, inutile accanimento, e un ragazzo misurato e buono come lui non è certo questo che avrebbe voluto. Interroghiamoci semmai su come scongiurare in futuro tragedie analoghe, ma soprattutto ricordiamolo con tutta la dolcezza che merita. Perché Piermario, almeno da morto, ha diritto unicamente all’amore e alla meraviglia che la vita gli ha negato e che noi abbiamo il dovere, nel ricordarlo, di restituirgli. Quanto alle lacrime, continueranno a scorrermi lungo il viso perché dimenticare è impossibile.

Morosini. Le lacrime impossibili da dimenticare ultima modifica: 2022-04-18T14:50:19+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento