#Turismo #Prenotazioni. Buona idea, ma…

GIOVANNI LEONE
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L’introduzione dell’obbligo a prenotare il soggiorno è misura di cui si parla da decenni, necessaria e improrogabile ma non sufficiente a governare il turismo di massa. Da sola non basta, dev’essere un tassello di una strategia integrata, ampia e diversificata, ancorata all’idea di città. 

Che finalmente si vogliano sperimentare modalità di accesso alla città insulare solo con prenotazione è una buona notizia, vuol dire che finalmente qualcosa si muove, se ne parla da anni ma non si è mai andati oltre l’annuncio oppure l’adozione di misure inutili e dannose come i cosiddetti tornelli, destinati non a calmierare e ridurre i visitatori ma a indirizzali nelle parti della città non ancora intasate, intasandole.

Turisti scendono da un vaporetto affollato, presso il terminal ferroviario di Santa Lucia. (©Andrea Merola)

Non si è mai veramente voluto affrontare il vero problema di un tetto alle presenze individuato con precisione nelle ricerche del prof. Ian Van der Borg di Ca’ Foscari, regolarmente ignorate. Si è fatto anzi il contrario facendo crescere l’offerta di posti letto a inseguire una domanda crescente a dismisura, forse pensando che “ogni lasciata è persa” ma alla fine a perdersi è stata la città. Il criterio non può essere solo quantitativo, ma deve muoversi in una prospettiva sistematica che tenga conto di tutti gli aspetti delle criticità degli eccessi turistici per preservare la vivibilità della città che va riequilibrata a vantaggio delle attività per residenti, non solo bar, caffè e supermercati.

Per invertire la tendenza non si può che partire dal numero massimo dei visitatori da mettere in relazione agli abitanti. Certamente quando i visitatori sono più degli abitanti la città entra in sofferenza, termine con cui non ci si riferisce al fastidioso affollamento (effetto temporaneo e criticità fisica) ma alla riduzione dei servizi per i residenti, alla carenza di case in affitto, alla difficoltà di trovare lavoro che non sia subordinato al turismo (effetto più duraturo e criticità sociale).

Turisti fanno foto ricordo sul ponte della Paglia, sul molo di San Marco. (©Andrea Merola)

Nel conto delle presenze massime si deve tenere conto dei visitatori che pernottano nella città insulare in alberghi, B&B, locazioni turistiche, ecc. e al tempo stesso di quelli pendolari che non sono solo i gitanti della domenica ma anche quanti scelgono di risparmiare e restare a dormire nelle città di terraferma. Inevitabile contrarre l’offerta di posti letto che è già oggi sovradimensionata e a questo può essere utile la proposta di legge per la regolamentazione delle locazioni turistiche a breve termine.

Se continuiamo a discuterne non concludiamo niente, occorre avviare subito la sperimentazione e mettere a punto questa misura perché sia realmente efficace allo scopo, che non è quello di respingere i turisti né di selezionarli in base al censo, ma di garantire agli ospiti la possibilità di fare esperienza della città lagunare e delle sue qualità, prima tra tutte la calma che per quanti preferiscono la frenesia della vita moderna è lentezza. Venezia è città piccola e fragile, protetta da mura orizzontali d’acqua. Anziché accelerare la vita in città dovremmo far fare in modo che gli ospiti fare esperienza della lentezza, a girare in barca a remi, a smarrire la fretta.

Turisti scendono da un vaporetto affollato, presso il terminal ferroviario di Santa Lucia. (©Andrea Merola)

Dobbiamo spiegare, stringere alleanza con i visitatori alleati e chiarire che in questo modo possono meglio godere della città lagunare. Si può evitare la misura drastica del numero chiuso e favorire la prenotazione come convenienza grazie a incentivi e disincentivi, vantaggi e svantaggi.

A Venezia (e non solo) continuano a scontrarsi due visioni, due distinte filosofie di vita: una che mette al centro le dinamiche economiche confidando nelle capacità taumaturgiche del liberismo privato; l’altra che vorrebbe la politica essere governo, azione di pubblica utilità e interesse collettivo, teatro degli sforzi comuni per individuare e attuare strategie per la soddisfazione dei bisogni della cittadinanza. Queste posizioni sono contrapposte senza possibilità di mediazione perché prevale l’estremismo, presunzione di possesso della verità. Mettiamo avanti il bene della città, facciamo sperimentazione controllata e trasparente, condividiamo i dati e mettiamo a punto una strategia di cui la prenotazione sia solo un tassello. Ragioniamoci senza polemiche e pregiudizi, serena-mente. In conclusione, riepilogando:

1 – la prenotazione per venire a Venezia può aiutare ma è misura che da sola non basta, dev’essere il tassello di una strategia integrata e diversificata, ancorata all’idea di città che vogliamo perseguire. Dunque, va bene la prenotazione ma…

2 – …bisogna anche fissare un tetto massimo, 

3 – inoltre, dato che l’attuale offerta di posti letto è già superiore a questo tetto (molti più posti letto per turisti che abitanti) bisogna cominciare a ridurre i posti letto

4 – soprattutto c’è bisogno di politiche per la casa e il lavoro, che diano ragione della visione del futuro che vogliamo dare a questa città e alla sua comunità.

… a proposito, a quale visione pensiamo? Venezia è paradosso d’utopia che ha luogo e insegna come realizzare sogni sia possibile se si sogna ad occhi ben aperti, costruendo il sogno poco per volta, mattone dopo mattone, con la testa tra le nuvole e i piedi saldamente piantati in terra. Proviamo a farlo, insieme.

Giovanni Leone interviene qui come
Presidente dell’Associazione di Promozione Sociale Do.VE – Dorsoduro Venezia

#Turismo #Prenotazioni. Buona idea, ma… ultima modifica: 2022-04-20T12:23:39+02:00 da GIOVANNI LEONE
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