Asili nido, il fiore all’occhiello che la giunta Brugnaro ha deciso di far appassire

In pochi anni si è assistito alla dissipazione e alla distruzione di tutti quei progressi e successi conquistati in decenni di fatiche, sperimentazioni, collaborazioni e lotte sociali che hanno fatto della rete dei servizi educativi un vanto del Comune di Venezia, un “modello” studiato e imitato,
MONICA SAMBO
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Mai come oggi il settore educativo ha un’importanza fondamentale per le famiglie e per la crescita delle bambine e dei bambini. Poter accedere a un asilo nido, è determinante per la loro crescita e perché la vita di una cittadina, di un cittadino, sia tutelata fin dai suoi primi passi. La fase iniziale del percorso di crescita, affrontata con l’accoglienza nei nidi, influisce positivamente sull’autonomia dei bambini, sulla loro consapevolezza e sulla socialità, che non troverebbero solo nel rapporto con gli adulti, se accuditi esclusivamente dai genitori o dai nonni.

È dimostrato come le bambine e i bambini che frequentano buoni servizi educativi siano meglio integrati nella società e conseguano migliori risultati scolastici e più elevati titoli di studio. Come sostiene il premio Nobel per l’economia James Heckman, è necessario, ed è anche conveniente, investire nella prima infanzia. Secondo Heckman, per promuovere uno sviluppo economico duraturo, realizzare buoni servizi educativi e creare le condizioni perché siano davvero accessibili è infatti uno dei migliori investimenti che una pubblica amministrazione possa fare. Nel tempo guadagnerà quattro volte quello che ha investito. 

Inoltre l’investimento nei servizi per l’infanzia è fondamentale anche per le politiche di genere. La disparità occupazionale tra uomini e donne è strettamente legata a una cultura che tende a far ricadere sulla donna, più che sull’uomo, le responsabilità genitoriali. Per superare tali disparità è necessario un cambio di paradigma che deve necessariamente partire da un grande investimento nei servizi educativi per la prima infanzia.

Non è un caso se a Venezia, molti anni fa, il Comune decideva di investire diffusamente, in modo consistente, nella realizzazione e nello sviluppo di asili nido comunali, in evoluzione delle Ex ONMI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia). Una scelta coraggiosa, mossa dalla volontà di promuovere sviluppo sociale e qualità della vita e di agire in modo preventivo sulle cause di disagio sociale e famigliare, ma, soprattutto, per creare spazi e strutture che sapessero realmente rispondere ai bisogni di crescita e di sviluppo dei bambini. Spazi attrezzati e attività laboratoriali gestiti da personale professionalmente preparato e motivato. Spazi organizzati attraverso sperimentazioni che tenessero conto di tempi, materiali e azioni a misura di bambino e dove al centro ci dovevano essere i bambini e le bambine.

Né fu scelta casuale, da parte del Comune, quella di ricollocare il Servizio dei nidi all’assessorato dell’allora Pubblica istruzione, spostandolo dalle Politiche sociali e dandogli una dignità prevalentemente educativa.

I Nidi di Venezia, infatti, hanno poi raggiunto livelli eccezionali, divenendo un modello non solo nazionale, esportando metodologie e sperimentazioni, facendo ricerca e sviluppando progetti e percorsi formativi. Si poteva orgogliosamente e giustamente parlare di “modello Venezia”, essendo diventato il nostro Servizio oggetto di studi e meta di addetti e ricercatori da diverse parti del mondo.

Purtroppo a Venezia, in pochi anni, abbiamo assistito alla dissipazione e alla distruzione di tutti quei progressi e successi conquistati in decenni di fatiche, sperimentazioni, collaborazioni e lotte sociali che hanno fatto dell’insegnamento e dell’educazione una campo di ricerca e di scienza complesso, fondato sullo sviluppo armonico delle bambine e dei bambini, nei loro ambienti di vita, fin dai primi mesi. 

Dal 2015 è stato poco per volta smantellato rendendolo oggi il fantasma di se stesso. In confronto al passato gli odierni nidi veneziani rischiano di diventare parcheggi per la prima infanzia ove non vi è nemmeno il personale minimo necessario né lo spazio per attività, laboratori o approcci pedagogici. Ma nonostante ciò, grazie alla costanza e all’impegno delle ormai storiche educatrici e del personale ausiliario di AMES (Azienda partecipata che gestisce il personale ausiliario e di cucina impiegato in Nidi e Materne), questi nidi hanno retto e garantito continuità e aperture dei servizi anche durante la drammaticità del Covid, in condizioni al limite del sopportabile. Con ben poche tutele e nessun riconoscimento da parte dell’Amministrazione questi operatori sono riusciti ancora una volta a tutelare e garantire bambini e famiglie. 

Nel corso di questa progressiva erosione, abbiamo dovuto assistere a scelte inconcepibili, come il far pagare la retta a madri ospitate in comunità con i loro bambini o alla chiusura delle prime strutture come i nidi Nuvola e Conchiglia e lo Spazio Cuccioli Stefani. 

D’altra parte, burocratizzando e limitando l’accesso ai servizi si ottiene il risultato voluto: meno iscritti e nidi sottoutilizzati. Il tacito obiettivo di fondo di questa Amministrazione sembra sia dimostrare che i nidi pubblici non servono e siano un costo superfluo, una scelta politica in controtendenza volta a smentire i bisogni delle famiglie e le politiche nazionali che invece stanno incentivando e potenziando la presenza a queste strutture agevolandone l’accesso.

Nel continuo smantellamento del servizio lo scorso anno l’Amministrazione ha deciso, senza preavviso né condivisione con le famiglie, di sopprimere il nido comunale Millecolori, esternalizzandolo, accampando scuse più o meno ricevibili, ma completamente prive di qualsiasi valutazione preventiva o pensiero pedagogico, si è sostenuto che fosse fondamentale che, al nido, i bambini al nido facessero esperienze di “immersione digitale” e che le famiglie avessero l’impellente bisogno di lasciare più a lungo i loro figli al nido, anche al sabato, e solo esternalizzando si potevano raggiungere questi obiettivi. 

Di fatto il digitale è stato un grande flop, fumo sugli occhi per legittimare la svendita di servizi che pagano l’incapacità di amministrare e nessuna famiglia ha richiesto il prolungamento dell’orario né tanto meno la frequenza al sabato.

A distanza di un anno, però, e senza alcuna verifica, la stessa Giunta ha deliberato per la prosecuzione dell’esternalizzazione del Millecolori per altri due anni e per l’esternalizzazione di due ulteriori asili nido, il Tiepolo e il San Piero in Volta. E, per completare il disastro, ha anche deciso di avviare un piano di esternalizzazione per tutti gli asili nido del Comune di Venezia. Un’elucubrazione insana, deprecabile, dopo anni di negazione della realtà. Di fronte alle preoccupazioni dei cittadini e dell’opposizione questa Amministrazione sapeva reagire solo lanciando accuse di propaganda politica e critiche strumentali.

La realtà, invece, è proprio questa, la volontà di distruggere un servizio che ha portato solo benessere, tutela e sostegno a tutti i cittadini di Venezia e solo per motivi caparbiamente ideologici dettati da ignoranza, arroganza e ipocrisia.

Atteggiamenti scandalosi, per chi crede di avere la capacità di amministrare, che generano scelte volte a cancellare Servizi che hanno fatto la storia di questa Città, che erano un fiore all’occhiello a livello nazionale. Fino a usare le lavoratrici e i lavoratori come pacchi per sanare falle lasciate da una gestione sciagurata che ha scelto dichiaratamente di trascurare la programmazione pedagogica e i bisogni dell’infanzia per dare priorità agli aspetti meramente economici.

Asili nido, il fiore all’occhiello che la giunta Brugnaro ha deciso di far appassire ultima modifica: 2022-04-22T17:36:32+02:00 da MONICA SAMBO
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