Saint Javelin

Sul sito di un 35enne canadese di origini ucraine l’immagine della Vergine Maria che imbraccia il lanciamissili è venduta in ogni salsa, dagli adesivi alle felpe, dalle bandiere alle borse, dalle tazze alle statuine.
MARCO CINQUE
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Il 35enne canadese di origini ucraine, Christian Borys, all’inizio della criminale invasione russa decisa da Putin, aveva realizzato un’immagine che avrebbe voluto essere simbolo della resistenza ucraina. L’immagine in questione però è a dir poco grottesca, probabilmente blasfema e degna di nuove crociate che poco hanno a che fare con la pace o con la fede religiosa.

Il meme ideato e brevettato da Borys, che tra l’altro viene definito un ex giornalista, rappresenta una madonna ortodossa armata pesantemente con un lanciamissili anticarro FGM-148 di fabbricazione statunitense, una delle armi più ambite del menù bellico fornito da molti paesi occidentali, Italia inclusa, al governo ucraino.
All’inizio dell’operazione commerciale, a suo dire, Borys intendeva utilizzare l’immagine sacro-guerresca per raccogliere fondi in sostegno degli orfani di guerra ucraini, poi la campagna è diventata virale e in pochissimo tempo lo spregiudicato marketer ha raccolto oltre un milione di dollari canadesi.

Così oggi l’immagine della Vergine Maria che imbraccia il lanciamissili è venduta in ogni salsa, dagli adesivi alle felpe, dalle bandiere alle borse, dalle tazze alle statuine, ma sul sito ufficiale di Saint Javelin, oltre a madonne in mimetica armate fino ai denti, per $65 si può acquistare anche una felpa con la faccia di Zelenski che ammonisce: “ho bisogno di munizioni, non di un passaggio”.

Per capire l’entità della discutibile operazione, si può fare un esperimento semplicissimo, cioè scrivere su una stringa di ricerca online per immagini la parola Saint Javelin: appariranno pagine e pagine di prodotti col marchio di una solidarietà armata, che si pone agli antipodi di qualunque cosa possa somigliare alla diplomazia e alla pace. Le immagini delle vetrine commerciali mostrano bambini, coppie di fidanzatini spensierati, giovani sorridenti che indossano gaudenti la sacra madonnina super armata e spacciata per protettrice dell’Ucraina.

Persino durante le recenti manifestazioni italiane che celebravano il 25 aprile si sono viste bandiere ucraine con l’effige di Saint Javelin, ostentate senza alcun problema o vergogna, come il gruppo di giovani italiani che a Roma elevavano la bellicosa effige Ucraina al livello della lotta di resistenza partigiana, uno dei paralleli più forzati e strumentali avanzato in questo conflitto.

In ogni caso, se anche l’obiettivo di Borys fosse stato quello di stimolare solidarietà e raccogliere fondi in sostegno degli orfani e delle famiglie dei soldati ucraini uccisi, nonché dei veterani che, come in ogni guerra, soffrono di stress post-traumatico, pensare di risolverlo con un’immagine tanto guerrafondaia quanto dissacrante, fa pensare a ben altre intenzioni.

L’immagine ideata da Borys però non è una novità assoluta, dato che ha un precedente noto. Infatti già nel 2012 l’artista statunitense Cris Shaw aveva realizzato un’opera raffigurante una Madonna con Kalashnikov: “ero stato a lungo incuriosito dal modo in cui le armi possono essere percepite sia come buone che come cattive, specialmente se stanno facendo l’opera di Dio”, affermò Shaw. Alcuni anni dopo, nel 2015, l’immagine della Madonna con Kalashnikov venne adottata anche dall’esercito ucraino, diventando icona e punto di riferimento nell’immaginario collettivo di quel paese.

Mescolare così spregiudicatamente diavolo e acqua santa, bene e male, pace e guerra, fa pensare che questo conflitto non abbia motivi plausibili per concludersi tanto presto. Nel frattempo, come già denunciava a suo tempo Eschilo, anche in questa guerra l’informazione continua a confondere tra loro verità e menzogna, cioè ingredienti che non dovrebbero mai stare assieme per avere un qualsivoglia straccio di credibilità.

Saint Javelin ultima modifica: 2022-04-28T18:39:10+02:00 da MARCO CINQUE
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