Con la cultura non si mangia? O sì? Di sicuro non lascia indifferenti

Ragionando sul libro di Dario Franceschini, che per una volta da autore lascia il romanzo per la saggistica, e con il suo “Con la cultura non si mangia?” sembra disegnare un meditato “passo d’addio” di fine legislatura (un gusto che forse condivide con Veltroni…).
ROBERTO DI GIOVAN PAOLO
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Dario Franceschini ha fatto quasi tutto quello che desiderava (almeno pubblicamente): l’assessore della sua Ferrara in una città in cui sembrava un sogno, visto che il Pci prendeva la maggioranza assoluta e lui era il capogruppo Dc (ma fu tra le prime giunte in Italia, del periodo Dc-Pci nate per reazione al Ghino di Tacco Psi), il parlamentare, il ministro e soprattutto il ministro della Cultura (ruolo che ha cercato fortemente e per il quale ha rinunciato anche ad altri importanti dicasteri, va detto). Gli è riuscito con tre governi (Renzi, Gentiloni, Conti 2) e lo è anche attualmente nel governo Draghi. Un tempo lungo, dal 2014 a oggi (se si eccettua la pausa di un anno sabbatico del suo successore – certamente non indimenticabile – nel Conte 1, il prof. Bonisoli). Più di sette anni, tempi lunghissimi per la politica italiana. E possibilità di mettere mano anche strutturalmente a politiche di medio respiro (I ministri della cultura della Repubblica Italiana).

Franceschini ci ha provato a cambiare e a dare un’impronta, ed effettivamente se si considerano i temi affrontati, sembra che ci abbia provato sin dall’inizio con convinzione. Poi ognuno potrà trarne il giudizio personale che vuole (immaginiamo quello di Tomaso Montanari, ma d’ altronde lui si muove su un piano universale e dunque Franceschini è solo il minore dei suoi affanni mortali…). È sin dall’inizio infatti che Franceschini prova a stupire e a stimolare un cambiamento con le sue affermazioni un po’ roboanti sul ministero dei Beni culturali (ora si chiama ministero della Cultura  e non per caso, viste anche alcune scelte “pesanti” sulla struttura stessa del ministero e le soprintendenze, e i musei ) ovvero che il ministero assegnatogli era anche “il primo ministero economico del Paese”.

Il ministro Dario Franceschini a Cremona, al nuovo @StaufferCenter. Un progetto interamente finanziato con fondi privati, che si basa sulla tradizione della liuteria e sull’eccellenza dei grandi Maestri italiani che dal 1985 formano generazioni di giovani musicisti, 1 ottobre 2021.

Sfrondato di retorica, che intorno alla cultura e ai Beni culturali italiani purtroppo non manca mai (anche in molti commentatori e critici, ma si sa siamo figli della cultura idealistica un po’ pompiera…) il pensiero di Franceschini è che la domanda retorica posta alla base del libro e nel suo titolo, forse di Tremonti – comunque a lui attribuita nei “bei tempi” del neoliberismo berlusconiano –, abbia una risposta nei fatti: il peso della cultura sul Pil europeo che è oltre il sei per cento, i milioni di euro che hanno preso a riversarsi sui musei italiani sia dal centro governativo sia dagli utenti (più di cento milioni di biglietti in più, 14 milioni di visitatori in più), i fondi aumentati del Fus ( Fondo unico dello spettacolo), quelli della legge sul cinema (400 milioni), quelli delle Città della Cultura italiane (quest’anno per la prima volta un’isola, Procida) di cui Matera rappresenta un “benchmark” e punto di svolta politico, culturale ed economico (45 milioni spesi, oltre 91 in positivo, il bilancio finale). Senza volerci aggiungere ciò che prevede per monumenti, archivi, città d’arte, borghi, il prossimo Pnrr.

Questa è la prima, importante, premessa: la domanda retorica che sovrasta il libro dal titolo non riceve una disamina in “politichese” e le polemiche sono ridotte al minimo. È una constatazione, non necessariamente una virtù del libro, ma è vero che il “fil rouge” che guida la riflessione è quella delle realizzazioni: il primo G7 e G20 della cultura mondiale svoltosi con l’Italia presidente, accanto alla “indipendentizzazione” dei musei dalle soprintendenze con le polemiche sui direttori “stranieri” che in realtà oggi sono conosciuti e apprezzati (a Capodimonte ed agli Uffizi, per dire) o anche contestati, ma ormai solo per le loro scelte più che per il passaporto. E poi le Soprintendenze riformate (datavano 1907 come struttura precedente, per dire…), la cooperazione pubblico-privato con l’Art Bonus (615 milioni in donazioni, l’ ultimo dato) e il Museo Egizio di Torino, oppure anche il Colosseo (dove la sponsorizzazione parte prima dell’art bonus ma le polemiche sulla possibile “copertura” del terreno e suo riuso culturale arrivano in tempo per l’art bonus come legge effettiva). E infine le leggi di riforma per lo spettacolo e la creazione della Direzione sulla Creatività dell’arte contemporanea, ricordando che anche Michelangelo faceva arte contemporanea al suo tempo, e non sempre piaceva a tutti.

Il ministro Dario Franceschini con i giovani talenti della musica italiana, vincitori di prestigiosi premi internazionali, per presentare la nuova norma #Fus che prevede un contributo straordinario per le orchestre che nasceranno in città e regioni che hanno un conservatorio ma che non hanno orchestre stabili, 8 novembre 2022.

C’è ovviamente tempo per parlare di difesa del libro e degli archivi da valorizzare e digitalizzare oppure della scommessa vinta su Pompei che fu all’inizio il “Babau” del ministro, appena giurato: dal crollo quindici giorni dopo la nomina, nel 2014, ai fondi europei, il museo autonomo, l’arrivo di fondi e la creazione di eventi, la stagione di ripresa e sviluppo e successo diretta allora dall’attuale direttore generale dei musei del Mic, Osanna.

E con un bel capitolo, che i lettori veneziani di ytali apprezzeranno molto, sulla decisione di rendere monumenti nazionali il Bacino e il Canale di San Marco e il Canale della Giudecca per impedire il passaggio delle grandi navi da crociera e anzi progettare una diversa presenza turistica in una città di respiro mondiale quale è la Serenissima.

Il libro è utile. Molto utile, a ricordare il panorama delle questioni di breve e lungo corso, a stabilire un “baedeker” della cultura italiana e delle norme, i comportamenti, le modalità con cui approcciarne i tanti rivoli in un Paese che, come ricorda Franceschini esercita (o eserciterebbe) un grande “soft power” di carattere mondiale a partire dalla sua storia, i suoi borghi, le sue opere di ieri e di oggi.

Il ministro Dario Franceschini visita al @piccoloamerica nel cantiere del Cinema Troisi, 12 maggio 2021. La sala, nel cuore di Trastevere, ha riaperto il 21 settembre 2021.

Francamente – per essere onesti – ci sarebbe piaciuto anche avesse voluto affrontare un po’ di quella materia incandescente che è il rapporto tra i doveri di difesa del paesaggio e le realizzazioni moderne nell’ ambiente, dagli impianti eolici alle nuove architetture in centro storico, o le modalità del “rammendo” delle periferie, come lo chiama Renzo Piano. Oppure analizzare certi ritardi e “sequestri” di pubblici beni, monumenti e opere d’arte che ancora burocraticamente avvengono nonostante la riforma in itinere della struttura ministeriale e delle soprintendenze. E, nonostante tutti i cambiamenti oggettivi raccontati nel libro grazie anche al contributo prezioso di Gianluca Lioni, suo portavoce, non rimaniamo definitivamente persuasi che tutti si siano davvero convinti che con la cultura si possa e si debba mangiare. Nonostante tutto, il mondo della cultura è ancora un mondo diseguale dove lo sfruttamento esiste, i mestieri non godono dello stesso prestigio e le iniziative “fuori asse” o troppo spregiudicate (secondo canoni “politically correct” che mutano velocemente) faticano a trovare un posto e dunque la strada della “cucina” ( e talvolta dunque anche del pagamento delle bollette…). Franceschini, partito dall’assessorato alla cultura ferrarese, anzi più esattamente dallo sbandieramento del Palio delle asine in piazza Ariostea, ci ha creduto da allora e lo ha fatto anche in piazza del Collegio Romano, al ministero, a Roma, e in ciò sta il racconto della coerenza di uno sforzo negli anni che parte da prima del ministero della Cultura, ma non può non conoscere queste difficoltà e, se ha deciso di evitare polemiche, anche quando giochino a suo favore, ci sarà un perché… che però nel libro non c’è, e forse scopriremo solo a fine legislatura.

Immagine di apertura: Il ministro Dario Franceschini e sullo sfondo lo splendido affresco di Pietro da Cortona, Palazzo Barberini.

Le immagini sono tratte dall’account Twitter del ministro Dario Franceschini: @dariofrance

Con la cultura non si mangia? O sì? Di sicuro non lascia indifferenti ultima modifica: 2022-05-02T15:16:57+02:00 da ROBERTO DI GIOVAN PAOLO

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