Doppio cognome. Finalmente

VITTORIO FILIPPI
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Finalmente la Corte costituzionale chiarisce una volta per tutte l’annosa questione del cognome paterno che viene da sempre assegnato al figlio sia nell’ambito della coppia sposata sia in quello delle coppie di fatto.

Così il presidente dell’Ami (l’Associazione degli avvocati matrimonialisti) Gian Ettore Gassani commenta la decisione della Consulta che ha stabilito illegittime tutte le norme che attribuiscono automaticamente il cognome del padre ai figli. Con questo verdetto la regola diventa che il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell’ordine dai medesimi concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due:

Cambia completamente la cultura giuridico giudiziaria del nostro diritto di famiglia – prosegue Gassani – si tratta di una pronuncia importante adesso toccherà al legislatore mettere in atto questa rivoluzione perché solo così possiamo scrivere la parola fine al paternalismo e al maschilismo del nostro diritto di famiglia.

Nel 1980 Iole Natoli è stata la prima a battersi in tribunale per dare il suo cognome alle sue figlie. Una campagna che è passata anche da una causa civile al Ministero dell’Interno. Però, nota Eurostat, sempre più le famiglie si mostrano come una koinè cultural-affettiva, dato che il 21 per cento dei bambini sono nati da madri provenienti da Stati diversi, europei e non. In Italia le coppie di questo tipo – con madri nate all’estero – sono attorno al 25 per cento, una percentuale comunque inferiore a paesi come Francia, Spagna, Germania, Svezia.

E a proposito di immigrazione, nonostante che il 77 per cento degli italiani consideri “eccessiva” la presenza di stranieri nel paese (sondaggio YouGov, dicembre 2021), la realtà è che gli stranieri presenti in Italia alla data del 1° gennaio 2021 erano 5.756.000: cioè 167.000 unità in meno rispetto alla stessa data del 2020 (meno 2,8 per cento).

È quanto emerge dal rapporto della Fondazione ISMU, da cui si apprende anche che il numero dei migranti irregolari resta sostanzialmente invariato, attestandosi sui 519mila: a causa del ritardo della procedura valutativa delle istanze della sanatoria del luglio 2020, il dato comprende ancora la quasi totalità delle persone che hanno presentato domanda di emersione.

E qui sta il punto: gli irregolari, che sono solo il dieci-venti per cento degli immigrati presenti, rappresentano però più dei due terzi degli stranieri arrestati per gravi reati. Il fatto è che c’è una evidente correlazione tra concessione del permesso di soggiorno ed improbabilità di commettere reati importanti. Una politica migratoria incerta o ambigua che integra solo una minoranza degli stranieri lasciando in un limbo giuridico e sociale gli altri alimenta, de facto, aree pericolose di marginalità e di devianza. E alimenta anche, di conseguenza, l’insofferenza xenofoba diffusa. È insomma l’immagine del gatto che si morde la coda, come cantava Giorgio Gaber nel 1970.

Doppio cognome. Finalmente ultima modifica: 2022-05-02T17:56:29+02:00 da VITTORIO FILIPPI
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