Finding Fioretta. Una ricerca diviene un film e una mostra

SERENA NONO
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Mio cugino Randy Schoenberg, noto per la vicenda dei quadri di Klimt ritornati alla proprietaria Maria Altmann (nel 2005 Randy, in quanto avvocato, ha sfidato il governo austriaco ottenendo la restituzione di cinque opere di Gustav Klimt che erano state sottratte alla famiglia della signora Altmann dai nazisti. Il caso ha ispirato il film Woman in gold con Ryan Reynolds che interpreta Randy Schoenberg e Helen Mirren che interpreta Maria Altmann) mi comincia a raccontare nell’estate del 2021 delle sue recenti scoperte genealogiche. Randy è appassionato di genealogia da quando è bambino. Ma da adulto ne ha fatto un’attività a tempo pieno: oltre a essere stato per dieci anni il presidente del Los Angeles Museum of the Holocaust, è anche membro del consiglio del JewishGen dove dirige la sezione di ricerca Austria-Rep.Ceca, ed è un curatore per geni.com sito internazionale di genealogia.

Randy mi raccontava che oltre ad aver scoperto che un nostro cugino di quarto grado è Paul Stanley, nome d’arte di Stanley Bert Eisen, nonché cantante e chitarrista del notissimo gruppo musicale Kiss, ha scoperto anche di essere un lontano parente di un rabbino del 1500, tale Dr. Eliyahu Menachem Chalfan, che fu un importante personaggio del ghetto di Venezia. 

La casa dove nacque Arnold Schoenberg a Vienna.

Era un medico, uno studioso e un esperto di questioni legali. Si sa che nel 1530 gli fu richiesta una consulenza da Enrico Vlll riguardante l’annullamento del suo primo matrimonio. Fu amico di Pietro Aretino. Si schierò per l’approvazione dell’insegnamento dell’ebraico ai cristiani. Fu anche amico del mistico cabalista Solomon Molcho (1500 – 1532), il quale Incontrò anche Carlo V a Regensburg per tentare di convincere l’imperatore di dargli il permesso per far nascere un esercito ebraico che avrebbe dovuto conquistare la Palestina, allora in mano agli Ottomani. Solomon Molcho però fu in seguito arrestato come eretico e bruciato sul rogo a Mantova. Rabbi Eliyahu Chalfan creò un grande grafico cabalistico contenente le nuove idee di Molcho e le proprie, che si trova nella Biblioteca Medicea Laurenziana dal 1570.

Volume appartenuto a Eliyahu Menachem Chalfan.

La moglie di Eliyahu Chalfan è Fioretta Kalonymos ed è sepolta nell’antico cimitero ebraico del Lido. È anche lei una dei primi ebrei del ghetto di Venezia fondato nel 1516. 

Il padre di Fioretta è Calo Kalonymos (c.1450 – c. 1520) dottore, astrologo, linguista, traduttore e filosofo. Era astrologo alla corte del Duca di Bari prima di spostarsi al nord a causa dell’Inquisizione.

E così mio cugino Randy, che vive a Los Angeles (città dove il nostro nonno Arnold Schoenberg è arrivato nel 1933, per scappare dal nazismo, con mia mamma che aveva solo un anno, e dove sono nati gli altri due figli, uno dei quali, Ronald Schoenberg è il papà di Randy) ha scoperto che i nostri avi sono passati anche da Venezia, per andare poi a Praga e poi ancora a Vienna.

Il fatto che ci siano alcuni avi “veneziani” e soprattutto una tomba di Fioretta, che ancora si può visitare al Lido mi ha molto colpito. Mia mamma, cresciuta a Los Angeles, in viaggio con la madre in Europa nel 1954 incontrò mio padre alla prima esecuzione dell’opera Mosè e Aronne di Schoenberg ad Amburgo e si sposarono un anno dopo a Venezia. 

Mentre ascoltavo queste affascinanti storie mi è venuto in mente di suggerire a mio cugino che questa ricerca, che va indietro, per ora, fino al 1400, poteva diventare un bel film, anche perché racconta in qualche modo una storia tipica di famiglia ebrea in Europa, la migrazione continua dovuta alle persecuzioni, la vita che “si sposta”, la fatica di ricominciare sempre in un luogo nuovo da zero e la sensazione di non avere veramente una patria se non quella dell’appartenenza a un popolo/una cultura/una fede, l’unica identità possibile.

Serena Nono con Barbara Kintaert in Servitengasse, Vienna.

Mio cugino, che nel frattempo ha continuato le sue ricerche trovando i discendenti di Eliyahu Chalfan e Fioretta Kalonymos, attraverso documenti, testi antichi nelle biblioteche di Praga e Vienna, cercando le lapidi e leggendo le iscrizioni nei vari cimiteri ebraici delle due città, è arrivato a documentare la discendenza della coppia veneziana fino alla mamma di Arnold Schoenberg, Pauline Nachod (1848- 1921), originaria di Praga e trasferitasi con la famiglia a Vienna nel 1869. Pauline, rimasta vedova, crebbe tre figli propri e due nipoti orfane, da sola. 

Randy mi ha preso sul serio e in questi giorni sta girando un film con il regista Matthew Mishory, documentarista, con una produzione americana tra Praga, Vienna e Venezia.

Per cui torno da una settimana a Vienna dove ho partecipato ad alcune delle riprese del documentario con Randy e con l’altro nostro cugino Arnie Schoenberg, archeologo e il figlio minore di Randy, Joey.

Ho visitato tre cimiteri, incontrato esperti di lapidi e iscrizioni e storia dei cimiteri, ho ascoltato racconti di lapidi spostate, distrutte dai nazisti o salvate in extremis dalla comunità ebraica e nascoste per anni, cimiteri che ora vengono ricostituiti ma dove le pietre tombali non corrispondono più alle ossa delle persone cui le lapidi appartengono. 

Memoriale delle chiavi a Servitengasse a Vienna.

Ho conosciuto una signora, Barbara Kintaert, che ha costituito un comitato per ricercare le storie delle persone ebree che nel 1938 sono state evacuate dal condominio dove lei abita, e ha poi dedicato una targa a queste persone che si trova davanti all’entrata del palazzo: un terzo di loro deportate e uccise, un terzo riuscite a scappare in altri paesi e per l’ultimo terzo di queste non si conosce il destino. In seguito il comitato di ricerca fondato da Barbara ha progettato un memoriale sulla stessa strada, Servitengasse, che ricorda gli abitanti di tutta la strada che sono stati espulsi dalle loro abitazioni. Il 56 per cento della popolazione di quella strada era di discendenza ebraica nel 1938 e per molto tempo di loro non si ebbe più alcuna notizia fino all’impegno del comitato. Per realizzare il memoriale è stato fatto un bando per gli studenti d’arte e il risultato è una buca in terra con vetro sopra come quelle degli scavi archeologici, con delle chiavi, 426 chiavi vecchie e antiche con tutti i nomi delle persone mandate via dalle loro case, e sparite. Una sosta necessaria che dà i brividi.

E così tra incontri veramente interessanti e racconti e luoghi che mi hanno insegnato tante nuove cose sulla storia della comunità ebraica di ieri e di oggi nella città di Vienna, abbiamo girato anche una scena dove mio cugino Randy ascoltava la mia proposta di dipingere alcuni ritratti. I ritratti di Eliyahu Chalfan e Fioretta Kalonymos e dei loro discendenti, dei ritratti immaginari, ovviamente, non avendo riferimenti visivi dei volti di queste persone, se non cominciando dai genitori di Arnold Schoenberg.

Ma i ritratti che con Nicola Golea abbiamo davvero realizzato nei mesi scorsi e che saranno esposti nella galleria di Ziva Kraus, Ikona gallery, dall’8 maggio all’8 agosto in ghetto a Venezia, e la cui inaugurazione sarà filmata e sarà parte del documentario, vanno anche più indietro poiché Randy ha rintracciato il padre di Fioretta sopra citato ma anche il padre di Eliyahu Chalfan, tale Rabbi Josef Colon Trabotto (Maharik) (c. 1410 – c. 1480), fondatore di un importante centro di studi Talmudisti a Pavia, i cui scritti raccolti e pubblicati dopo la sua morte divennero testi fondamentali per gli studiosi.

A Vienna siamo stati anche nella casa dove nacque Arnold Schoenberg. Casa che rimase in piedi sotto i bombardamenti quando invece tutte le case attorno furono distrutte. 

In questo palazzo abbiamo visitato un bellissimo appartamento arredato con mobili della Vienna 1900 e molti quadri e opere dello stesso periodo. La padrona di casa e dell’edificio discende per via di parentela acquisita dal mercante d’arte e critico d’arte Christian Nebehay, primo biografo di Klimt e autore di saggi su Schiele all’inizio del secolo. Ma l’appartamento dove nasceva Arnold Schoenberg era al piano terra, un monolocale, il lavandino e il bagno nel corridoio comune per tutti gli appartamenti di quel piano, una casa piccolissima che racconta della situazione economica degli Schoenberg nel 1874. Abbiamo incontrato una simpaticissima e accoglientissima giovane signora, psicologa, musicista e musico-terapeuta che ci ha fatto vedere uno degli appartamenti a pianterreno dove lei abita, minuscolo ma almeno oggi con cucina, bagno e aqua corrente in casa!

I quadri che Nicola e io abbiamo dipinto sono come dicevo immaginari, ma per alcuni abbiamo usato volti di famiglia, famiglia mia e di Randy Schoenberg, i suoi figli, ma anche il volto di nostro cugino Arnie, figlio dell’altro fratello di mia mamma, Larry Schoenberg.

Abbiamo lavorato su questi ritratti da gennaio circa, dopo la visita di Randy a Venezia con il regista per i primi sopralluoghi e incontri con esperti e storici di Venezia. Il fantastico Aldo Izzo, custode delle memorie della Venezia ebraica, ci ha guidato nel cimitero ebraico antico del Lido fino a trovare davvero la tomba e pietra con iscrizione di Fioretta.

Durante quella visita Randy ci ha raccontato nel dettaglio le storie di alcuni di questi personaggi, e nei mesi successivi ci ha fornito le vari biografie di tutti i discendenti per darci del materiale su cui lavorare.

Abbiamo cercato di capire gli usi e i costumi, davvero i costumi (!), cioè gli abiti delle varie epoche e dei vari luoghi, ma soprattutto abbiamo cercato di capire come fosse organizzata la società allora, le classi sociali, le imposizioni sul vestiario, ad esempio dalla fondazione del ghetto veneziano si doveva portare un accessorio di un certo colore, fosse un ciondolo, una collana, un nastro o un copricapo per uscire dal ghetto e farsi riconoscere come ebrei. 

È stato un lavoro davvero affascinante, abbiamo guardato a molti ritratti del passato ma non abbiamo voluto ricreare dei quadri d’epoca, invece restituire dei volti, delle personalità a dei nomi, a dei fantasmi.

Pensare che Fioretta camminasse per i campi e le calli del ghetto, e non solo, per Venezia, più di cinquecento anni fa davvero mi fa un certo effetto, e ancora di più aver trovato la sua tomba al Lido, chissà se anche la sua lapide è stata spostata, chissà che storia ha Fioretta e se anche lei, malgrado fosse nata trent’anni prima, frequentava il salotto letterario di Sara Copio Sullam, intellettuale di spicco con conoscenze storiche, musicali, teologiche, poetiche, il cui salotto era aperto anche ai suoi contemporanei intellettuali cristiani. Anche la tomba di Sara Copio Sullam si trova al cimitero antico ebraico del Lido non lontana da quella di Fioretta.

In conclusione, credo che tracciare la storia in modo personale, e qui ringrazio davvero mio cugino Randy per la sua passione per gli alberi genealogici, possa donarci un rapporto più diretto, più intimo con gli accadimenti che ci hanno portato sin qui.  

Questo progetto, dopo questi mesi di lavoro con Nicola (condividiamo lo studio dove dipingiamo) a ragionare sui volti, sulle espressioni, sui caratteri ma anche sulle tonalità che hanno definito questi ritratti, ha aperto la strada anche a conoscenze, a incontri, a scoperte che hanno davvero arricchito la nostra esistenza.

Immagine di copertina: Arnie Randy e Joey Schoenberg e Serena con il coro Nordbahnbund il primo maggio.

QUI PER ULTERIORI INFORMAZIONI SULLA MOSTRA

Finding Fioretta. Una ricerca diviene un film e una mostra ultima modifica: 2022-05-03T16:31:22+02:00 da SERENA NONO

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1 commento

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Marco Ferracuti 4 Maggio 2022 a 10:02

Brava, interessantissimo e affascinante

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