Pena di morte negli Usa. Il caso Melissa Lucio

MARCO CINQUE
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Per il momento i boia del forcaiolo Texas non hanno potuto togliere la vita a un’altra, ennesima e più che probabile, vittima innocente. L’arcaico assassinio di stato era previsto lo scorso 27 aprile per la 53enne ispanica Melissa Lucio, madre di quattordici figli, nonostante la maggioranza dei senatori texani (19 su 31) avessero firmato una richiesta di clemenza e malgrado un’impressionante serie di evidenze giudiziarie scagionassero la donna. Quando tutto sembrava volgere al peggio è arrivata la sospensione dell’esecuzione, firmata da una corte d’Appello texana, che ha finalmente accolto il ricorso dei legali della Lucio, accettando quindi di rinviare il caso  davanti a un tribunale di prima istanza. 

Accusata d’aver causato la morte della figlioletta di due anni, la Lucio fu costretta ad ammettere, dopo ore di interrogatori estenuanti e intimidatori, una colpa che in seguito ha sempre sostenuto di non avere. In tal senso il National Registry of Exoneration, che raccoglie tutti i casi di proscioglimento giudiziario, ha fatto emergere, dagli anni Ottanta a oggi, almeno 350 false confessioni estorte con l’inganno o con le minacce durante gli interrogatori della polizia statunitense. Riguardo il caso giudiziario della Lucio, è stata documentata una condotta a dir poco scandalosa da parte dell’accusa della contea di Cameron, tra cui spicca la figura del  procuratore distrettuale Armando Villalobos, che in seguito fu egli stesso incriminato e condannato a tredici anni di reclusione per corruzione ed estorsione, dopo aver intascato centomila dollari da avvocati difensori, per garantire un esito favorevole nei loro casi.

Melissa Lucio

L’intenzione di spedire la Lucio nel braccio della morte però non è stata solo frutto della condotta della polizia e dell’accusa, ma anche “merito” del suo stesso avvocato d’ufficio, Peter Gillman, che trascurò volutamente prove e testimonianze fondamentali, non presentando alla Corte le testimonianze degli altri figli, che scagionavano la donna, né chiamando a testimoniare un patologo che avrebbe potuto facilmente smontare le presunte evidenze scientifiche. Ma la cosa più incredibile è che persino questo discutibile avvocato, dopo il processo, passò dall’altra parte della barricata e fu assunto dallo stesso procuratore Villalobos. Per chiudere l’orrendo cerchio, anche la moglie di Gilman, Irma Gilman, sua assistente legale durante il processo, fu assunta dalla contea di Cameron e diventò poi amministratrice del tribunale della giudice Gabriela Garcia, cioè colei che ha presieduto il caso della Lucio e che in precedenza aveva firmato la sua condanna a morte.

Durante la sua via crucis giudiziaria, la Lucio ricorse una prima volta in appello e perse. Il caso passò poi a una giuria di tre giudici della Corte d’Appello del Quinto Circuito, che stabilirono all’unanimità che alla Lucio era stata negata una difesa dignitosa, quindi ordinarono un nuovo processo. A quel punto lo stato del Texas chiese che l’intera Corte d’Appello ascoltasse il caso: anche se la maggioranza fu d’accordo sul fatto che la Lucio avrebbe avuto diritto a un nuovo processo, si stabilì però che, in quanto tribunale federale, si doveva mostrare deferenza al tribunale statale in questa particolare questione, quindi era necessario confermare la condanna a morte. Alla luce di questa ennesima, grottesca assurdità, vien da chiedersi a cosa servano i ricorsi presso le Corti d’Appello federali e se simili protocolli siano più importanti della vita di un essere umano, nonché delle prove della sua innocenza. Per fortuna poi è arrivata in extremis l’ultima recente decisione di sospensione dell’esecuzione, annunciata dagli avvocati della Lucio, che ha riaperto di nuovo le speranze.

Il film documentario del 2020 della giornalista Sabrina Van Tassel, The state of Texas vs. Melissa.

Forse nemmeno il più truculento sceneggiatore sarebbe mai riuscito a immaginare un film pieno di tanta spazzatura giudiziaria, dove tutti gli organi dello stato e le istituzioni hanno concorso a dare il peggio del peggio. Strappata ai suoi cari e spedita in isolamento nel braccio della morte per tredici anni, Melissa Lucio ha dovuto sopportare, oltre alla pena subita, anche lo smembramento della sua famiglia, vedendosi togliere pure gli ultimi due gemelli partoriti in carcere. Probabilmente anche il film documentario del 2020 della giornalista Sabrina Van Tassel, The state of Texas vs. Melissa e le oltre centomila firme raccolte con una petizione in suo sostegno, hanno contribuito alla decisione della corte d’Appello.

Dopo la sospensione dell’esecuzione, Melissa Lucio ha detto: “Voglio dire ai miei sostenitori che sono molto grata per tutte le lettere che mi hanno inviato, le loro parole di incoraggiamento, il loro sostegno e la loro fiducia in me. Sono molto entusiasta del fatto che così tante persone abbiano firmato la petizione e mi abbiano creduta. Sappiano che sono stata condannata ingiustamente e spero di essere liberata da questo luogo”.

Da quando nel 1976 è stata reintrodotta la pena di morte negli Stati Uniti , ben 185 persone sono scampate al braccio della morte, riconosciute innocenti e liberate dopo anni o decenni di prigionia in un buco di cemento e acciaio, in attesa che il boia di stato si prendesse le loro vite. Ci si augura che alla fine di questo penoso iter giudiziario anche Melissa Lucio vada ad aggiungersi a questo elenco, del quale purtroppo non possono far parte molti condannati innocenti già giustiziati o deceduti in cella.

Se la Corte d’appello non si fosse pronunciata e l’esecuzione fosse avvenuta, nel certificato di morte della Lucio, documento burocratico che le autorità sono sempre e comunque costrette a produrre, ci sarebbe stata una serie di caselle da barrare, dove ogni volta si deve dichiarare il tipo di decesso. Tra le varie voci: malattia, suicidio, morte accidentale, morte naturale, eccetera, la direzione carceraria avrebbe apposto, senza il minimo pudore, la sua crocetta alla voce “omicidio”, nella forma più premeditata che esista. Quel che bisognerebbe chiedersi è chi chiamerà mai sul banco degli imputati gli autori, i mandanti e i complici di questi omicidi?

Pena di morte negli Usa. Il caso Melissa Lucio ultima modifica: 2022-05-03T13:09:22+02:00 da MARCO CINQUE
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