Mino Raiola: ha cambiato il calcio ma non in meglio

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Con il rispetto che sempre si deve a una persona che non c’è più, non intendo unirmi ai peana in favore di Mino Raiola. Lo ricordo come uno degli agenti più abili e richiesti nel mondo del calcio, come il protagonista di affari importanti, come uno dei procuratori più smaliziati ed efficaci che abbiano calcato la scena negli ultimi vent’anni; fatto sta che è proprio questa sua spregiudicatezza a non essermi mai piaciuta. Raiola non mi ha mai convinto: sarò, infatti, un inguaribile romantico, ma io ho ancora a cuore le bandiere, i campioni che sposano una causa e la portano avanti per tutta la vita, un certo rispetto fra le persone e una visione del mondo meno predatoria, nella quale non si va avanti solo grazie all’astuzia e all’abilità nelle trattative per guadagnare ancora più soldi, sempre più soldi, quando già è stata ampiamente varcata la soglia del buongusto. Mino Raiola, con la sua scuderia di fuoriclasse, le sue richieste di ingaggi stratosferici per i propri assistiti, le commissioni che ha incassato e i modi che ha utilizzato nel suo lavoro, l’ho sempre sentito lontano.

A parer mio, incarnava il calcio come non dovrebbe essere, l’esatta negazione di quell’idea di sport puro e disinteressato che ormai è diventato un’utopia ma che sarebbe, invece, la ragione di esistere di questa bellissima attività. Sarebbe, tuttavia, sbagliato prendersela solo con lui. È la figura del procuratore che andrebbe rivista, sono i poteri di questi personaggi che andrebbero ridotti e di molto, anche perché la loro onnipotenza ha avvelenato quest’ambito, contribuendo ad aumentare a dismisura il divario fra chi ha e chi non ha, impedendo alle squadre di avere dei punti di riferimento, commercializzando tutto e offendendo i tifosi ma anche i semplici appassionati a suon di contratti astronomici e tradimenti brucianti. Non me la sono mai presa con la persona in sé e ribadisco: di fronte alla morte bisogna fermarsi ed esprimere cordoglio e umana pietà.

Me la sono presa eccome, ribadisco, con un profilo professionale che reputo dannoso, con l’ingenua speranza che qualcosa possa cambiare, che il calcio possa ritrovare un minimo di genuinità e che si possa evitare di scadere nell’amoralità più assoluta, alla base del disamore di molti e, in particolare, dei più giovani. Raiola, dal canto suo, ha contribuito all’escalation economica che ha trasformato il calciomercato in un emblema delle storture mondiali da contrastare, minando la passione collettiva, distruggendo i rapporti umani e umiliando i valori alla base del nostro stare insieme.

Perché il calcio, proprio in virtù del suo seguito, costituisce lo specchio della società, e la società in cui viviamo è diventata una schifezza. Il denaro non ha assunto una dimensione preponderante ma è diventato il nostro unico dio, l’unico obiettivo da perseguire, il fondamento di ogni attività, eliminando di fatto l’essere umano da ogni progetto di crescita e di sviluppo, che si tratti di un operaio o di un calciatore. L’uno è solo il meccanismo di un ingranaggio stritolante, l’altro un circense che deve provvedere al divertimento del padrone senza accampare alcun diritto, se non quello di guadagnare cifre invereconde anche grazie all’ausilio di chi dice di rappresentarne gli i interessi mentre, in realtà, talvolta, rappresenta unicamente se stesso e le proprie tasche.

Se ne va a soli cinquantaquattro anni un uomo cui avrei voluto chiedere di fermarsi. Lo ha fermato una malattia atroce e mi dispiace profondamente perché avrebbe meritato ben altra sorte. Lo scempio che ruota intorno al calcio, al contrario, continuerà senza sosta, fino a quando il disgusto di chi lo ha amato non avrà raggiunto un livello tale che intorno a questo universo ruoteranno solo fiumi di denaro e bande di esaltati mentre sul campo assisteremo, per lo più, a una recita che non avrà più nulla a che spartire né con la tecnica né con l’agonismo ma soltanto con il divertimento di un gruppo di oligarchi desiderosi di trasformare soprattutto l’Europa nel loro parco dei divertimenti. 

Mino Raiola: ha cambiato il calcio ma non in meglio ultima modifica: 2022-05-03T12:56:00+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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