Un percorso per ri-pensare la città. Iniziando dal rapporto con l’università

La Fondazione Gianni Pellicani promuove un ciclo di incontri sul futuro di Venezia, con la partecipazione - nel primo degli appuntamenti - del rettore della Iuav prof. Benno Albrecht, ideatore di un progetto innovativo che punta a raddoppiare il numero di studenti universitari in un decennio. Un progetto ambizioso sul quale è il momento giusto per aprire un confronto.
NICOLA PELLICANI
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Venezia è sempre stata considerata la città perfetta, un miracolo dell’ingegno umano. Perfetta per le sue dimensioni, perfetta nel rapporto equilibrato con la natura e il paesaggio. Ma l’equilibrio, frutto sempre dell’intelligenza umana, oggi sembra essersi spezzato. Venezia è chiamata ancora una volta a rinnovarsi e reinventarsi per coniugare sostenibilità e bellezza.

Ma è tutta la città metropolitana a dover compiere un salto d’epoca. Sono molteplici i problemi che abbiamo dinanzi e la cassetta degli attrezzi utilizzata finora non è più adeguata da tempo ad affrontare le emergenze che ci pone il nuovo millennio.

Paradossalmente lo choc della pandemia e le conseguenze derivate dalla guerra in Ucraina, associate alla crisi climatica, di cui abbiamo già conosciuto gli effetti con l’aqua granda del 2019, impongono quel cambio di passo atteso da troppo tempo. 

Solo adesso abbiamo l’opportunità di chiudere definitivamente i conti con il Novecento. Un secolo che ha proiettato la città nel vivo di una storia straordinaria che ha portato crescita e benessere tra mille contraddizioni. Una storia che ci lascia in eredità anche una Legge Speciale che andrà profondamente riformata, ma resta un ancoraggio irrinunciabile per la città. Un punto fermo. Tant’è che proprio in queste settimane, su mia iniziativa, la Camera inizierà un confronto di merito che punta ad aggiornare la normativa per renderla più aderente alle nuove esigenze. Partendo dalla consapevolezza che dobbiamo confrontarci con un modello di sviluppo esaurito che, portato alle estreme conseguenze, ha finito per stravolgere il sistema urbano dell’intera città: d’acqua e di terra.

La nuova storia è tutta da scrivere e deve vedere tutti i cittadini protagonisti per Ri-Pensare Venezia con un nuovo alfabeto adeguato ad interpretare i cambiamenti in atto.

Oggi che l’Europa ci richiama a investire con convinzione nella transizione ecologica con il Pnrr e il Green New Deal, il futuro della città metropolitana va riscritto e costruito necessariamente nel segno della sostenibilità. Che significa approfondire politiche di adattamento ai cambiamenti climatici, pensando già al dopo Mose. Ma contestualmente vuol dire assumere decisioni per governare i flussi turistici e uscire da un modello economico fondato esclusivamente sulla monocultura turistica con tutte le derive negative che ciò comporta. Nella consapevolezza che il turismo resterà l’attività prevalente ma non potrà però più essere l’unica. Per questo dobbiamo finalmente investire in ricerca, cultura, oltre che nella valorizzazione delle attività tradizionali. Non è pensabile che a Venezia, sinonimo di cultura, crescano prevalentemente attività a bassissimo valore aggiunto, che derivano dal turismo. In definitiva vuol dire che a Venezia bisogna invertire la rotta e investire soprattutto in materia grigia. Un investimento che dovrà necessariamente vedere le università protagoniste.

il Museo M9, nel cuore di Mestre, dove si tiene il ciclo seminariale “Ri-pensare Venezia”

Ma Ri-pensare Venezia comporta necessariamente uno sguardo largo, partendo da quella nuova grammatica di sviluppo, ispirata alla transizione ecologica che sembra fatta apposta per Mestre e Porto Marghera. Luoghi dove il Novecento si è abbattuto con rara brutalità, consentendo comunque a tutti noi l’opportunità di vivere una storia straordinaria fatta di industria, urbanizzazione, immigrazione e conflitti sociali.

Da troppo tempo però attendiamo di voltare pagina. Non c’è luogo più adeguato dove sperimentare e adottare politiche volte alla rigenerazione urbana e alla green economy; dove sviluppare energie pulite e un’industria compatibile con l’ambiente a Porto Marghera. Un investimento che rappresenterebbe anche una sorta di risarcimento per il prezzo pagato in termini di vite umane e di inquinamento sull’altare della grande industria chimica novecentesca. Un’industria prevalentemente pubblica, che ancora adesso, attraverso Eni, gestisce impianti strategici e aree sterminate. Proprio in questi giorni la multinazionale pubblica ha chiuso definitivamente il Cracking, senza però presentare un progetto di riconversione in chiave verde all’altezza di un’area industriale del rango di Porto Marghera.

L’appuntamento con il futuro di Venezia non può continuare a essere rinviato. Durante lo stop imposto dalla pandemia i vari stakeholder erano tutti concordi: ripartiamo meglio rispetto a dove eravamo rimasti. Bene. Bisogna iniziare, perché quel che è certo è che Venezia non può continuare a essere abbandonata a se stessa. 

Quale sviluppo dopo lo sviluppo novecentesco? Per decenni si è ragionato sul tema. Oggi forse ci sono le condizioni per compiere quel salto nel futuro atteso da tempo. Un futuro fatto di progetti mirati a gestire il turismo e volto al ripopolamento della città attraverso una politica della residenza. Un futuro fatto d’investimenti nell’industria verde a Porto Marghera e nella rigenerazione urbana in terraferma. Un futuro fatto in cultura e ricerca con un occhio particolare ai cambiamenti climatici. Insomma dobbiamo Ri-Pensare Venezia, guardando soprattutto alle nuove generazioni con l’obiettivo di fare della sostenibilità la nuova sfida economica che consenta di trattenere studenti, ricercatori, lavoratori e trasformarli nei nuovi cittadini di Venezia. Ma come fare per centrare l’ambizioso obiettivo? Qual è il ruolo strategico dell’università per lo sviluppo futuro della città nel segno della sostenibilità economica, oltre che ambientale? 

La Fondazione Gianni Pellicani, in occasione dei quindici anni dell’inizio delle attività, avvenuto il 27 marzo 2007, alla presenza dell’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha inteso avviare un ciclo di incontri sul futuro della città, con un primo approfondimento dedicato al rapporto tra Venezia e l’università, con la partecipazione del rettore Iuav prof Benno Albrecht, ideatore di un progetto innovativo che punta a raddoppiare il numero di studenti universitari in città, portandolo a sessantamila in un decennio. Un progetto ambizioso sul quale è il momento giusto per aprire un confronto.

Ma si tratta solamente dell’incipit di una riflessione a tutto campo sulla città che la Fondazione intende promuovere nei prossimi mesi.

La Fondazione da quindici anni conduce studi e ricerche legate alle trasformazioni socio-economiche della città metropolitana, ponendosi come un punto di riferimento nel dibattito sul futuro di Venezia. Ri-Pensare Venezia, rappresenta la naturale prosecuzione dell’ultimo focus sulla città PensareVenezia: una piattaforma per la città metropolitana – 2017.

Il nuovo ciclo che inizierà il 16 maggio sarà un work in progress, con un’agenda che si aggiornerà strada facendo, con l’unica ambizione di offrire strumenti utili di analisi per affrontare meglio le sfide che abbiamo di fronte.

Un percorso per ri-pensare la città. Iniziando dal rapporto con l’università ultima modifica: 2022-05-09T14:20:01+02:00 da NICOLA PELLICANI
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