Turismo a Venezia, alba della prenotazione

FRANCO MIGLIORINI
Condividi
PDF

Al week end di Pasqua 2022 va ascritto tutto il merito di aver offerto l’aggiornamento che serviva del turismo veneziano. Il reiterato sfondamento della barriera dei centomila visitatori al dì, sogno e incubo secondo i punti di vista di operatori o residenti, ma di fatto concreta sperimentazione di un nuovo picco a dimostrazione che per il “mercato” del turismo veneziano il limite semplicemente non esiste.

Questo il fronte su cui a Venezia si disputa tra la pratica amministrativa del “come prima e più di prima” (della pandemia) da cui provengono quelle spinte elettorali che sostengono la giunta Brugnaro, e il fronte di una città che non accetta di essere semplicemente la Fabbrica del turismo, dove prospera l’economia delle rendite mentre gli abitanti esodano nell’entroterra e i giovani fuggono lontano verso altri più degni lidi.

In questa atmosfera ha preso maggior forza il concetto di “prenotazione” della visita in città come principio organizzativo della sostenibilità turistica da sempre proposto in antitesi alla formula dell’ingresso a pagamento (la tassa di sbarco prospettata ormai da tre anni e mai sperimentata) associata ai tornelli, da disporre a mo’ di moderna cinta daziaria a pagamento sull’uso del suolo urbano, in corrispondenza di ogni varco.

La prenotazione offre infatti il ricorso a una tecnologia tanto matura quanto flessibile cui affidare il compito di fornire alla domanda – il visitatore – una modalità di accesso personalizzata sulla base di incentivi multipli di fruizione turistica consapevole; mentre all’offerta – l’amministrazione – fornisce una previsione di domanda su cui tarare la capacità dei servizi che garantiscono la qualità della visita. E questo fino al raggiungimento delle diverse soglie critiche (parcheggi, trasporti, musei, etc.), ma prima della loro congestione.

È qui che in città ricompare con forza l’idea della soglia massima di accoglienza. Un concetto già esplorato negli anni ottanta dal Coses con valori passati dai ventimila ai trentamila accessi, registrando già allora la pressione di un mercato turistico in crescita in una città, a quei tempi, ancora sopra i novantamila abitanti, rispetto a quella di oggi, ormai ridotta sotto i cinquantamila.

Chiaro quindi che la soglia non è un numero ma un rapporto tenuto a misurarsi col quadro della vita urbana e deve essere istituito tra abitanti, lavoratori e studenti pendolari, e turisti. Un quadro oggi profondamente modificato in cui la sola città insulare offre  oltre diciottomila letti alberghieri e quarantamila extralberghieri di fitti brevi, dunque in tutto sessantamila letti, ben al di sopra degli attuali abitanti, contro circa gli undicimila letti presenti negli anni Ottanta.

Ma questo non è tutto, la città di terra – Mestre – ospita oggi altri ventimila letti turistici, in costante crescita come frutto di un’esplicita strategia amministrativa, mentre l’hinterland metropolitano rappresenta un’ulteriore offerta ricettiva con cui facilmente si raggiunge la soglia dei centomila letti che, nell’insieme, costituiscono la vera offerta ricettiva veneziana.

È questa la cifra su cui oggi va rapportata l’altra forma di turismo, quello escursionista giornaliero, che, con la sua sostanziale imprevedibilità, sta alla base del collasso che la città ha conosciuto tra Pasqua e Primo maggio 2022. Allora la presenza del turismo di prossimità ha evidenziato tutta la sua dirompente invadenza proprio nel momento in cui, per guerra e pandemia, comunque mancava tutta la domanda del turismo asiatico. Quello che con una base demografica ben oltre i tre miliardi di persone è in grado raddoppiare qualsiasi domanda, ricettiva o escursionistica che si voglia.

La pura somma dei cinquantamila abitanti associata al potenziale ricettivo dei centomila letti, alberghieri ed extra, restituisce dunque una città con centocinquantamila presenze stabili, già oltre l’optimum storico di Venezia. A questa cifra nessuna forma di turismo escursionistico potrebbe essere associata senza garantire l’immediato e totale collasso urbano.

Ma qui non si tratta di operare solo col conta persone, si tratta di valutare la reale resa economica del turismo a partire dal fatto che l’escursionista produce un ottavo delle entrate di un turista residenziale.

Il conflitto sulle presenze escursioniste nasce dunque da una economia basata su di una pletora di piccoli esercizi moltiplicati anche in funzione di una forte componente di turismo di prossimità, talora anche nella nuova forma di pendolarismo etilico professionalmente pilotato dentro un mercato senza regole e senza limiti. In altre parole basato su di una domanda che attiva l’offerta, mentre questa, a sua volta, finisce con l’attrarre ulteriore domanda in una spirale destinata a virare sempre più verso il basso. Il risultato sono le crescenti forme di escursionismo molesto, dove tutto è permesso, come tono dominante della città d’arte che si vorrebbe capitale mondiale della sostenibilità, e invece agli occhi di molti è interpretata come un carnevale permanente.

L’alternativa all’overturismo come destino urbano del tempo presente si confronta dunque con due modelli economici del turismo ben radicati, quello residenziale ed escursionista. Due brand radicalmente diversi, facenti capo a opposte visioni della città, rispettivamente ad alta e bassa intensità di investimento, ma entrambi associati dalla bassa qualità del lavoro, sempre dipendente e sottopagato. In ogni caso capace di esprimere consenso per lo status quo, in assenza di alternative a un presente senza progetto.

La prenotazione della visita si presta dunque a fungere da meccanismo regolatore di una transizione del governo turistico della città alternativo alla china complice e rinunciataria di qualsiasi deviazione della traiettoria in atto, percepita come primariamente appagante sul piano del consenso.

In realtà è chiaro che il percorso di transizione dal deserto dell’attuale monocultura turistica a una economia urbana più diversificata impone l’elaborazione di un nuovo orizzonte dentro cui calare progettualità pilotate dall’economia della conoscenza che, dal patrimonio culturale dell’identità veneziana, tragga i materiali per agganciarsi al confronto con l’economia di mercato legata al dispiegamento delle tecnologie contemporanee.

Per sottrarre alle dinamiche del cabotaggio individuale sia le istituzioni della formazione superiore sia quelle della conservazione del patrimonio presenti in città, serve dunque un comune orizzonte condiviso che è compito primario della politica individuare e proporre, a partire dal breve periodo e a cominciare dal liberarsi dallo strangolamento dell’attuale modello di politica del turismo urbano.

Su questo il concetto stesso di prenotazione rappresenta un passaggio necessario per guardare alla città come spazio di progetto e non solo come compiaciuta sottomissione all’attuale decadente forma di gestione.

Turismo a Venezia, alba della prenotazione ultima modifica: 2022-05-13T12:10:31+02:00 da FRANCO MIGLIORINI

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento

sostieni ytali.com

la sua indipendenza dipende da te

ytali.com è una rivista gratuita e indipendente. Non ha finanziatori e vive grazie al sostegno diretto dei suoi lettori. se vuoi sostenerci, puoi farlo ora con una donazione libera.