Un’inconsistenza assassina ha colpito Canova nella Possagno di Sgarbi

...per non dire di Firenze o di Rimini.
FRANCO MIRACCO
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Si sa, il nostro tempo lo si può giudicare (non sempre) come “l’età dell’inconsistenza”, che può presentarsi in diverse forme defluendo da molteplici fonti. Così accade che “una inconsistenza assassina” sia emersa lì dove le dovrebbe essere impedito in ogni modo di mostrarsi, cioè nella Gipsoteca canoviana di Possagno. Quei pochi che ancora viaggiano con in mano una guida dalla copertina in rosso, giunti in Veneto, potrebbero leggere che a Possagno “s’incontra la casa natale di Antonio Canova alla quale è annessa la Gipsoteca che raccoglie la quasi totalità dei modelli in gesso e degli studi originali….”. Storia e arte, e la sorte ha voluto che abbiano convissuto bene in quei luoghi, tanto più dopo il magistrale intervento realizzato da Carlo Scarpa, a metà degli anni Cinquanta, che creò per la Gipsoteca luce e spazio in comunione con l’arte di Canova (1757-1822), di cui quest’anno ricorre il centenario della morte.

L’inconsistenza assassina ha colpito due volte a Possagno, sia bruttando le opere di Canova conservate in Gipsoteca, sia contaminando l’intoccabile contesto scarpiano. Tutto ciò a seguito di un’installazione di “cose”, s’immagina voluta da Vittorio Sgarbi presidente della locale Fondazione Canova, e che, più che a una mostra di sculture contemporanee, rimanda a ciò che si vede in quei “programmi di vendita di opere d’arte in tv”. E non s’impalchino goffamente antiquatissime filastrocche (da parte di chi poi?) su gesti e azioni avanguardistiche di sconsacrazioni o smitizzazioni, eccetera, o peggio, di uno vale uno: soltanto miscugli di pensierini che confermerebbero in tutta evidenza la perversità che Roberto Calasso chiamò in un suo libro “l’innominabile attuale”. Ed è lì che si legge, dopo un cenno alla poesia di Auden L’età dell’ansia (1947):

Oggi quelle voci suonano remote, come se venissero da un’altra valle. L’ansia non manca, ma non prevale. Ciò che prevale è l’inconsistenza, una inconsistenza assassina. È l’età dell’inconsistenza.

Un male questo che potrebbe essere simile all’infernale Buco Nero scoperto al centro della nostra galassia, quindi in grado di divorare molto della politica (non di tutta), molto della cultura e delle arti (non di tutte), molto di ciò che intendiamo per sociale (non di tutto) o per qualità della nostra vita (non sempre e non dovunque). Certo è che se il Buco Nero è la somma di tante implosioni, sarebbe salutare e assai conveniente, innanzitutto a partire da ciascuno di noi, riflettere spesso su questa contemporanea parabola di Calasso:

Ricordo un varietà televisivo, a cui partecipava una ignota ragazza della profonda provincia italiana. Era tonda, graziosa, vacua. Secondo il format della trasmissione, la presentatrice doveva porre alcune domande a tre ragazze. Venne il turno della ragazza tonda . “Che cosa vorresti essere ?” disse la presentatrice. “La pubblicità”, rispose la ragazza. La presentatrice non batté ciglio. “E perché?” chiese ancora . “Perché la vedono tutti”, rispose la ragazza. Seguì uno scroscio di applausi rituali dall’oscurità del pubblico. Aveva parlato lo ”Zeitgeist“.

Aveva parlato lo spirito dell’epoca, un’epoca in cui tende a prevalere l’inconsistenza, appunto un’oscurità che può portare a ciò che è avvenuto con “l’innominabile attuale” della mostra allestita nella Gipsoteca di Possagno; la stessa oscurità che ci sorprende a Firenze con il sindaco Nardella (Pd), che celebra Canova e la sua Pace assieme a Sgarbi e non con qualcuna/o di chi a Firenze, a Siena, a Pisa è per davvero soprattutto storica/o dell’arte. Oppure, per entrare ancor più dentro a un certo genere di oscurità o di inconsistenza politica e culturale: esattamente quella colta pochi giorni fa da un incredulo Massimo Gramellini.

Dopo essersi stupito alla lettura del comunicato delle donne del Pd di Rimini a tutela del buon nome degli Alpini, Gramellini ha scritto:

Prima che giuridico, le molestie sono un problema culturale. Ed è incredibile doverlo ricordare alle donne di un partito di sinistra che, per la smania di non offendere gli Alpini, hanno finito per offendere un po’ anche sé stesse.

Per sottrarmi subito all’ansia, spero mi sia sufficiente sapere che la stragrandissima maggioranza delle donne del Pd e di sinistra non si riconosce affatto in quel comunicato. 

Un’inconsistenza assassina ha colpito Canova nella Possagno di Sgarbi ultima modifica: 2022-05-13T18:00:56+02:00 da FRANCO MIRACCO

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