Vogare contro corrente, contro il mainstream informativo

La variegata e ricca realtà veneziana e lagunare delle remiere, della voga alla veneta, della vela al terzo è ignorata dall’informazione, che se ne occupa solo per fatti occasionali o sensazionalistici.
SILVIO TESTA
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Sabato 14 maggio, nell’edizione delle 19 del Tg3 della Rai, è andato in onda un servizio sui ragazzi di Venice On Board, un’associazione sportiva dilettantistica veneziana che nelle forme imprenditoriali permesse dalla legge offre prevalentemente ai turisti lezioni di voga e di vela al terzo, la vela tradizionale adriatica. I ragazzi che gestiscono l’associazione sono indubbiamente appassionati delle tradizioni cittadine e, praticandole, hanno legittimamente trovato il modo di trasformarle in una fonte di reddito, presentando la loro attività, con un po’ di sano spirito promozionale, come finalizzata alla conservazione di un modo di vivere l’acqua che i veneziani starebbero sempre di più dimenticando. Grazie a loro, dicono, si vedono sempre più veneziani ai remi. Sono simpatici, curano le barche e l’attrezzatura, sono dei bravi carpentieri, con quaranta euro danno tesseramento e 90 minuti di voga; tra i 60 e i 140 euro (a seconda del numero delle persone) offrono due ore di vela. 

Il servizio del Tg3 presenta l’associazione esattamente in questo modo agiografico, con commenti di alcuni dei responsabili dell’associazione e un’intervista a una coppia di francesi che decantano la loro uscita in barca, all’insegna, verrebbe da dire, del turismo esperienziale.

Canottieri Giudecca

Personalmente avrei qualche riserva sul fatto che si preservi una tradizione dando una o due lezioni di voga o di vela a un turista che, nella migliore delle ipotesi, dopo un paio di giorni se ne andrà; ma magari qualche studente universitario per qualche anno a Venezia o forse perfino qualche veneziano qualche utile ne trarrà, però non è di questo che voglio parlare, voglio parlare del servizio del Tg3, perché da giornalista mi interrogo sul senso di una tale informazione.

Parliamo della voga alla veneta. Chi ha fatto il servizio, infatti, ha ignorato per scelta o per sciatteria che a Venezia almeno dagli anni Settanta esistono decine e decine di società remiere con migliaia di soci che, a costi alla portata di tutti, possono vogare anche con istruttori utilizzando un parco barche che non teme confronti, praticamente a tutte le ore del giorno e per 365 giorni all’anno.

Prendiamo ad esempio la Canottieri Giudecca, quella che conosco meglio perché è la mia società: la quota annuale è di 269 euro, cioè di 22 euro al mese, a fronte della quale gli oltre cinquecento soci hanno quotidianamente a disposizione una quarantina di barche alla veneta (tra mascarete, gondole, caorline, sandoli), barche appoggio, istruttori, personale per l’alaggio e il varo, e possono praticare canottaggio agonistico o amatoriale, possono fare vela al terzo.

Per quasi trent’anni la società ha attuato il progetto “Vogalascuola”, che a ogni stagione ha insegnato gratuitamente e volontaristicamente a vogare, in accordo con l’Ufficio scolastico regionale, ad almeno quattrocento bambini delle scuole elementari e medie, illustrando prima, in classe, la delicatezza della Laguna e il perché della voga che lì si è sviluppata. Altre società, e non solo a Venezia ma dal Garda fino al Friuli, fanno lo stesso. È o non è questa tutela delle tradizioni?

Vela al terzo, Canottieri Giudecca

Quanto alla vela tradizionale, l’estensore del servizio ha scordato o non sa che a Venezia esiste fin dal 1988 l’Associazione Vela al Terzo, che da allora ha distribuito oltre 350 numeri velici (a ogni numero corrisponde una barca e un armatore), che oggi conta oltre 150 soci che versano una quota associativa di novanta euro all’anno e che ne fanno la più grande associazione italiana di vela tradizionale, la quale ogni anno organizza da sola o assieme ad altre associazioni un campionato basato su nove regate nella Laguna, una delle quali, la Coppa del Presidente della Repubblica, per il patrocinio del Capo dello Stato, si svolge a settembre in pieno Bacino di San Marco. 

Tra le società consorelle, oltre alla già citata Canottieri Giudecca, si possono ricordare il Circolo velico Casanova di Punta San Giuliano, la Canottieri Bucintoro, la Canottieri Mestre, il Diporto velico veneziano, la Lega navale italiana. Ogni anno l’Avt, e non solo lei, organizza almeno due corsi di vela tradizionale, riunioni culturali, manifestazioni e raid nautici fino a Rovigno, in Istria, tenendo stretti rapporti con analoghe associazioni italiane, croate, slovene.

Il punto è questo: la straordinaria ordinarietà dell’associazionismo veneziano non fa notizia! È rivolto ai residenti, con le unghie e coi denti tutela in mezzo a mille difficoltà le tradizioni cittadine, eppure a meritarsi in maniera totalmente acritica un ampio spazio in uno dei più prestigiosi Tg nazionali è un’attività imprenditoriale di alcuni giovani rivolta ai turisti. Uno spot, verrebbe da dire: ma perché?

Lo stesso identico discorso si potrebbe fare per Row Venice, un’iniziativa analoga a Venice On Board ma dalla gestione più femminile, o per Fìe (ragazze) a manetta, ovvero una scuola di guida per barche a motore ideata da un gruppo di amiche, che gode di ampia promozione mediatica. Diciamo la verità: fossero maschi, non se li filerebbe nessuno, e questo la dice lunga su quale immagine ci sia ancora della donna, se il fatto che una guidi una barca la rende un personaggio da copertina.

Qualche mese fa, la foto di una donna impettita al remo di prua di un sandolo, con una gran massa di capelli, con sullo sfondo un rimorchiatore avvolto dai fumi di una protesta contro le grandi navi da crociera, ha fatto il giro del mondo, rendendo la protagonista un’eroina: credo che Jane da Mosto ne abbia riso lei per prima. La ricercatrice, perché è di lei che si parla, fondatrice di We Are Here Venice, un’associazione ambientalista, è diventata sui media italiani e stranieri la signora della Laguna. “Sono la dea Atena di Venezia, ho fermato i mostri in Laguna” ha titolato il Corriere.it, e via articoli sulla sua vita, su di lei a pranzo, a cena, in barca, sulla “sua” battaglia. Interviste, altre foto a casa, per strada, servizi televisivi.

L’ equipaggio di una barca a remi tradizionale mostra uno striscione contro il moto ondoso nella laguna veneziana, causato dalle imbarcazioni a motore sempre più numerose a servizio dell’industria turistica, durante la protesta in barca dei veneziani , 20 novembre 2021 (Foto ANDREA MEROLA)

A Venezia migliaia di cittadini sono mobilitati contro le grandi navi, decine di associazioni sono da anni sul piede di guerra, con manifestazioni e processi, ma è bastata una foto per mettere tutto sullo sfondo e portare solo lei in primo piano, “fiera”, ha scritto qualcuno, rendendola un’iperbolica amazzone sulla quale concentrare un’effimera attenzione, evitando così di parlare in maniera approfondita del problema delle navi e del dissesto della Laguna se non per quello che a lei in questa o quella intervista è venuto da dire.

Ma è informazione, questa? È informazione quella che glissa sulla realtà, che nella migliore delle ipotesi la lascia opaca sullo sfondo per concentrarsi su una superficiale attualità o che nella peggiore la nasconde? È informazione quella che punta sul colore? Sullo stereotipo? Che sovraespone lo straordinario di fatto creandolo, perché esso diventa tale solo nascondendo l’ordinario che altrimenti lo oscurerebbe?

Del resto, temo che tutto si tenga, che l’intero mondo dell’informazione sia vittima del pettegolezzo, delle baruffe negli inguardabili dibattiti televisivi, dello squallore del dover essere sempre sul pezzo, che si traduce nel fare quello che fanno tutti gli altri, evitando ogni vero approfondimento. Più facile seguire l’onda che contrastarla, rendendo l’informazione sempre più simile all’intrattenimento.

Più facile, insomma, fare Novella Duemila (con tutto il rispetto)!

Vogare contro corrente, contro il mainstream informativo ultima modifica: 2022-05-16T14:59:30+02:00 da SILVIO TESTA
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1 commento

Anna Zemella 18 Maggio 2022 a 7:30

Silvio, sai bene che ogni volta che si telefona a una redazione, non solo di cronaca, la prima domanda è: quale è la notizia? Cioè l’immagine o il fatto che può fare da bandolo per poi magari aggiungere qualche considerazione di carattere generale. Quasi tutti gli articoli sono strutturati in tal senso e chi si muove attorno alle redazioni come ho fatto io per tanti anni come ufficio stampa sa che deve a tutti i costi, per far passare un tema magari importante e di attualità, scovare questo benedetto ‘bandolo’. Premesso questo, i ragazzi di Venice on Board sono in gamba e meritano attenzione come un esempio di impresa di giovani tanto meglio se sull’ ‘onda della voga’ piuttosto che dietro l’ennesimo banco per la vendita di spritz. Sulla retorica delle donne salvatrici o finalmente emancipate non se ne può più anche se, devo dire, quel ‘forza donne’ delle prime vogalonghe fatte con le amiche in anni lontanissimi mi sono rimaste nel cuore.

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