La laguna vissuta e disegnata da Luigi Divari

BARBARA MARENGO
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Sono realista, non pessimista: il nostro discorso sulla voga a Venezia si basa sui numeri, se la popolazione cala e i turisti crescono, crescono le barche per trasportarli in giro per la Laguna, cresce anche il livello degli oceani, la temperatura, questa è matematica, non teoria… se l’acqua dei mari aumenta di un centimetro all’anno, tra dieci anni sono dieci centimetri di livello in più, e se cinquecento veneziani all’anno se ne vanno dalla città in due anni sono duemila persone in meno sui cinquantamila rimasti…

Luigi Divari veneziano, settantaquattro anni gagliardi, barca ormeggiata sotto casa, vogatore esperto con anni di voga alla valesana sulle spalle, ancora non ha ripreso in mano il remo dopo l’incidente che circa un mese fa lo ha coinvolto tra sant’Elena e l’isola della Certosa, quando un lancione turistico lo ha investito di poppa sbalzandolo all’indietro sulla barca e procurandogli vari traumi e trenta giorni di prognosi.

Fatalismo veneziano:

Fa parte del calcolo delle probabilità, se esci in laguna a vogare tre volte all’anno è raro che ti succeda, se esci tutti i giorni come me è facile che accada un incidente, sopratutto se il pilota del lancione con una mano guida e con l’altra tiene il telefonino… Mi è andata bene stavolta, pensa che un remo è finito sotto l’elica ed è stato stritolato… Quel 5 aprile uscivo dalla darsena per fare esche per andare a pescare vogando alla valesana, il lancione mi seguiva a tutta forza, non mi sono capovolto in acqua ma dal centro barca sono caduto all’indietro con la testa sotto la poppa, ho rotto un paiolo con la spalla, ho rotto una costola… Ti te ga’ fatto mal? Mi ha chiesto il pilota…


Luigi, che ancora non ha ripreso a vogare, tra poco si rimette in acqua, con lo spirito di chi come lui – e come pochi – conosce la laguna. 

E allora, questa laguna?
In laguna ci sono troppe barche, troppi motori, e tutti corrono con motori potenti, in più ci sono i telefoni e tutti corrono con in mano il telefono… sopratutto i ragazzini. Non puoi avere tutto, nello spazio limitato della laguna, che nonostante i suoi 60 chilometri di larghezza è solcata da natanti intorno al Bacino di San Marco e le isole maggiori, i turisti, le linee pubbliche, le barche private, la nautica da diporto, la motonautica, le remiere, i veci pensionati come me…

È uno che la barca la cura e la governa da sé, che vogando è arrivato a Trieste e Comacchio, e ci tiene a sottolineare che, a differenza di tanti vogatori esperti, lui la sua barca la prepara in solitario, e lamenta la mancanza di uno squero pubblico dove poter lavorare.

Problema voga veneta e moto ondoso, come si risolve?
Non si risolve, questo è uno di quei problemi che non si risolvono. Finirà la voga alla veneta, lentamente perché adesso i fioi che voga xe una minoranza esigua, anche se tante donne si sono appassionate in questi ultimi anni. Non c’è neanche più la cultura della barca e le barche personali individuali di voga veneta, sandoli, pupparini, mascarete, ormeggiate sotto casa sono pochissime: nei canali vedi tanti barchini a motore, non ghe xe gnanca squeri, ormeggi, e non c’è un programma per lo smaltimento delle barche in vetroresina usate. In laguna adesso navigano barchini di oltre trent’anni che una volta rovinati vengono lasciati in barena dietro sant’Erasmo, dentro un ghebo (piccolo canale che attraversa le barene) più o meno a fondo. Anche questo è un problema legato all’inquinamento lagunare… In città no ghe xe gnanca posto per far carena, chi ha una barca privata deve ricorrere a un cantiere o andare in spiaggia a sant’Erasmo e pitturare la barca sopra il sabbion rimettendola subito in acqua; un posto dove fare manutenzione non esiste… Tutto è per il turismo e i veneziani servono come coreografia alla Regata Storica e alla Vogalonga. Sempre i numeri dicono che a Venezia si calcolano cinquantamila abitanti, ma quelli con cognome italiano sono meno della metà… Un amico tedesco organizza gite gastronomiche a Venezia e qualche volta mi chiede di accompagnare gruppi al mercato del pesce di Rialto, oggi molto diverso rispetto a quando ero bambino: i banchi del mercato con prodotti freschi iniziavano dai piedi del ponte fino alla pescheria che aveva 27 banchi, adesso ce ne sono sei, e tra poco saranno tre… Il pesce che si vende in pescheria? 85/90 per cento viene dall’estero, e i turisti fotografano un pesce che potrebbe essere a Milano o a Parigi. La Venezia che oggi vive è un immaginario collettivo, non c’è più, è lo scheletro di Venezia, non ci sono più residenti, resta solo lo scheletro…

E allora?
Io ho 74 anni e spero di avere altri sei o sette da montar in barca, spero che la laguna duri nonostante i problemi enormi… Pensa le grandi navi, dei “cessi”… bisogna portarli nel “cesso” della laguna, cioè Marghera, nel posto più nascosto della laguna, che entrino di soppiatto dal porto di Malamocco, danni non ne faranno perché andando a tre nodi tutt’al più s’incagliano in secca, invece impazzano progetti di porti offshore, con navette che portano i turisti dentro il bacino: impatto ambientale enorme, come è stato il MOSE, costoso, che durerà poco. Non servirà a molto, e inquina. Pensa solo alla quantità di zinco che rilascia in acqua, le pitture antivegetative per le paratoie, e se tra cinquant’anni avremo ottanta centimetri in più di altezza del mare, Venezia sarà sempre sotto e sarà sempre meno abitabile, resterà solo attrazione turistica con duecenti abitanti, con cinquanta milioni di turisti…

Lugi Divari in una fotografia del servizio a lui dedicato da Naturally Epicurean.


Luigi Divari – non pessimista ma realista, dall’alto delle sue esperienze, dei suoi libri numerosissimi sulla laguna, sulle barche, sui pesci – in questo mese di forzato riposo si è dedicato all’altra sua grande passione, quella dell’acquarello: delicatissimi disegni di natanti e abitanti delle acque lagunari, pesci, molluschi e crostacei, che ha esposto in numerose mostre il Italia e all’estero, da marinaio che voga alla valesana, faccia rivolta all’acqua, remi incrociati.

immagine di copertina: Lugi Divari in una fotografia del servizio a lui dedicato da Naturally Epicurean.

La laguna vissuta e disegnata da Luigi Divari ultima modifica: 2022-05-18T12:55:47+02:00 da BARBARA MARENGO
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