La triste parabola dei paesi guida

STEFANO RIZZO
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C’era una volta un Paese Guida che ispirava le masse oppresse, ma opprimeva le sue masse e all’occorrenza invadeva i paesi vicini e lontani – e continua a farlo adesso che non è più fonte di ispirazione per nessuno. C’era una volta un Paese Leader che entusiasmava il mondo con il suo messaggio di libertà, con la scienza, la tecnologia, il cinema, la musica, ma quando lo riteneva opportuno organizzava colpi di stato e invasioni nei paesi che non volevano riconoscere la sua leadership. E poi c’erano tutti gli altri paesi del pianeta, che si lasciavano più o meno entusiasticamente guidare da uno dei due, oppure cercavano di starsene da parte e non dare nell’occhio per non incorrere nelle ire dell’uno o dell’altro.

Come stanno messi oggi questi due paesi dopo gli svariati decenni in cui hanno assolto, nel bene e nel male, alla missione di guida/leadership che si erano attribuiti? E come stanno in relazione al resto del mondo, in particolare all’Europa che li ha visti (li vede tuttora) l’un contro l’altro armati?

Spesa militare in % rispetto al PIL di Federazione Russa, Usa e Ue

Diciamo subito che il Paese Guida sta messo molto peggio del Paese Leader, ma che anche quest’ultimo non se la passa molto bene. I soldi non gli mancano: $63.000 pro capite all’anno e un prodotto interno lordo di $ 21.000 miliardi. In confronto quello che fu il Paese Guida è un pigmeo: poco più di $ 10.000 pro capite e un PIL di soli $ 1500 miliardi. Il Paese Leader è ancora il più ricco del mondo: con meno di un ventesimo della popolazione mondiale produce il 20 per cento della ricchezza del pianeta. Anche la sua forza militare è da primato: con una spesa di quasi 800 miliardi di dollari l’anno spende quanto tutti gli altri paesi del mondo messi insieme in armamenti e per finanziare le sue 700 basi con circa 200.000 soldati in 80 paesi stranieri. Ma forza economica e militare a parte, vari altri indicatori parlano di un primato molto meno sicuro.

Periferia moscovita

Prendiamo lo Human Development Index usato dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite che valuta i paesi in base ad una serie di parametri tra cui l’aspettativa di vita, i livelli di istruzione, la sanità e il reddito. Ai primi quindici posti troviamo dieci paesi europei. Gli Stati Uniti compaiono al 28° posto subito dopo la Polonia e prima della Slovacchia. La Russia si trova ad un distante 42° posto e la Cina ancora più in basso al 67°.

Quanto alle disparità di reddito e alla ricchezza, in Europa il rapporto tra il reddito del 10 per cento più ricco della popolazione e il 10 per cento più povero è in media di 8 volte (in Svezia 6,7, in Italia 11,7). Negli Stati Uniti è di 14 volte, sorprendentemente simile a quello della Russia che è di circa 13 volte. Ma la maggiore disparità risiede nella distribuzione della ricchezza. In Europa l’1 per cento della popolazione possiede circa il 12  della ricchezza mentre il 50 per cento più povero il 22 per cento. Negli Stati Uniti l’1 per cento più ricco possiede il 20 per cento della ricchezza e il 50 per cento più povero solo il 10 per cento. La piramide diventa una guglia sottilissima se si pensa che tre persone (Warren Buffett, Bill Gates e Jeff Bezos) possiedono un patrimonio di 301 miliardi, più di quanto possiede la metà più povera dei loro concittadini (165 milioni di persone).

Pronto soccorso affollato a NYC

Vediamo qualche altro indicatore. Gli americani spendono per curarsi circa il 50 per cento in più degli europei (rispettivamente il 16,7 e l’11 per cento del PIL), ma i risultati sono tutti a vantaggio dei secondi. In base alla graduatoria dei migliori sistemi sanitari stilata dall’Organizzazione mondiale della sanità, ai primi dieci posti troviamo nove paesi europei: la Francia (1°), l’Italia (2°), la Spagna (7°), l’Austria (9°); gli altri paesi europei seguono a un dipresso. Gli Stati Uniti si trovano al 37° posto subito dopo il Costa Rica. La Russia si trova ad un catastrofico 130° posto insieme all’Honduras e al Burkina Faso. 

La prima conseguenza della modesta performance del sistema sanitario americano è che i decessi per malattie cardiocircolatorie (la principale causa di morte naturale) sono circa il doppio di quelli che si verificano in Europa: 80 per 100.000 abitanti negli Stati Uniti, 47 in Belgio, 30 in Francia, 39 in Spagna, 51 in Italia. In Russia invece, a causa della distruzione del suo sistema sanitario avvenuta negli ’90, i decessi sono 225 per 100.000, tre volte quelli americani. La seconda conseguenza è che negli Stati Uniti l’aspettativa di vita alla nascita è di 77,3 anni, inferiore di cinque anni a quella di quasi tutti i paesi dell’Unione Europea (82,2 anni). In Russia invece l’aspettativa di vita è di 71,1 anni – 11 in meno da vivere rispetto ad un europeo occidentale.

Ma ci sono altre cause di morte oltre alle malattie. Ci sono i decessi dovuti a overdose di stupefacenti, che nel 2021 hanno raggiunto negli Stati Uniti livelli da emergenza sanitaria paragonabili a quelli provocati dal Covid: 32,7 morti da overdose per 100.000 abitanti.  In confronto la media europea è di 2,3 con un minimo in Italia di 0,8 un massimo in Svezia di 4,5, dieci volte inferiore a quella degli Stati Uniti. A questi morti si aggiungono, perché spesso causati dall’abuso di alcol e di sostanze stupefacenti (oltre che per altre cause), i decessi da incidenti stradali. Anche in questo caso gli Stati Uniti, con i loro 12,4 morti per 100.000 abitanti, hanno un primato negativo rispetto all’Europa dove si contano in media 4 morti sulla strada ogni 100.000 abitanti.

C’è un’altra causa di morte rispetto alla quale gli Stati Uniti hanno un poco invidiabile primato nel mondo occidentale (e non solo): omicidi, suicidi e stragi, queste ultime definite come sparatorie che provocano tre o più morti e sono una peculiarità tutta americana . Nel 2021 il tasso di omicidi  negli Stati Uniti è stato del 6,9 per cento ogni 100.000 abitanti con un aumento del 47 per cento rispetto all’anno precedente. In confronto il tasso in Europa è stato di 0,8 con un minimo in Italia di 0,5 e un massimo in Belgio di 1,7. I suicidi invece sono “soltanto” il doppio: 14,5 negli Stati Uniti rispetto ad una media europea di 8,3. Non sorprendentemente tutti questi omicidi, suicidi e stragi sono provocati per lo più da armi da fuoco che negli Stati Uniti si contano in oltre 400 milioni di pezzi, circa 120 per abitante, neonati compresi, rispetto alla media europea di 15 armi da fuoco per abitante. In Russia il numero di omicidi è più o meno lo stesso degli Stati Uniti (7,3 per 100.000), mentre il numero di armi da fuoco in circolazione è molto inferiore (12 per 100 abitanti).

Dal 2000 triplicata la produzioni di armi da fuoco, riferisce il NY Times

Un ultimo aspetto da richiamare, per le riverberazioni che ha sulla coesione sociale, sull’occupazione e anche sul sistema politico dal momento che i detenuti non possono votare, è il tasso di incarcerazione. Gli Stati Uniti hanno il più alto numero di detenuti al mondo: 2.100.00, circa 639 per 100.000 abitanti, seguiti dalla Cina con 1.700.000 detenuti e un tasso di 121 e, a notevole distanza, la Russia con 470.000 detenuti e un tasso di 325/100.000, la metà degli Stati Uniti. In Europa per contro il tasso di incarcerazione si attesta ad una media di 90 detenuti per 100.000 abitanti.

Da questo lungo elenco di cifre e dati statistici si possono trarre due conclusioni. La prima è che il paese (la Russia) che ha preso il posto di quello che fu il Paese Guida (l’Unione Sovietica) è un paese grande per estensione, medio-piccolo per popolazione, povero rispetto anche ai paesi in via di sviluppo, dove si vive nel complesso piuttosto male. La seconda è che il Paese Leader (gli Stati Uniti) invece continua ad essere ricco e potente e la sua influenza sulla scena mondiale enorme, ma tutti gli indicatori della qualità della vita dei suoi cittadini sono più bassi, in qualche caso drammaticamente più bassi, di quelli dei paesi europei e anche di alcuni asiatici.

E allora la domanda si impone: chi dovrebbe oggi essere il paese (o il gruppo di paesi) leader del mondo? Quello più ricco e potente o quelli dove si vive meglio, più a lungo e più in buona salute?

Immagine di copertina: Joe e Jill Biden a Buffalo, sul luogo della strage del 14 maggio 2022

La triste parabola dei paesi guida ultima modifica: 2022-05-18T11:50:30+02:00 da STEFANO RIZZO

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1 commento

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Gigliola Fioravanti 22 Maggio 2022 a 21:55

Forse l’Europa o meglio i 27 Paesi dell’Unione europea avrebbero potenzialmente gli attributi per esercitare il ruolo di soggetto leader, ma gli egoismi e le rivalità che possiamo costantemente osservare nonché forze politiche interne a ciascun membro, nazionalismi, chiusure rispetto a coloro che tentano di entrare attraverso i loro confini, inducono a pensare che l’Europa debba ancora giocare un ruolo subalterno.

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