Il campionato degli uomini normali

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Si è concluso un campionato complessivamente mediocre, come del resto è diventato il nostro calcio, ma quanto meno incerto e combattuto fino all’ultima giornata, sia in testa che in coda. E il merito, a pensarci bene, va alla bravura di alcuni uomini normali che, nella stagione del divismo esasperato ed esasperante, dei proclami altisonanti e dei social network che hanno mai preso il posto della vita reale, hanno saputo costruire alcuni miracoli. Pensiamo, ad esempio, a Pioli, timoniere di un Milan non non certo paragonabile ai grandi Milan della storia ma comunque capace di essere squadra dall’inizio alla fine, senza lasciarsi spaventare dagli infortuni e dalle difficoltà, dagli acciacchi dell’ormai quarantenne Ibrahomović e dalla momentanea indisponibilità di Maignan, un portiere sottovalutato rispetto alle sue notevoli qualità.

La differenza, tuttavia, l’ha fatta lui: il mite Pioli [nell’immagine di copertina], l’allenatore gentile, molto ancelottiano nei metodi e altrettanto nella tenacia con cui ci ha creduto anche quando probabilmente era uno dei pochi a farlo, supportato dal vero artefice di questa magia: quel Paolo Maldini la cui assenza in società è coincisa con uno dei decenni peggiori della storia rossonera. Se due anni fa il Milan ha confermato Pioli anziché affidarsi al santone Rangnick, il merito è di Paolo: uno che conosce Milanello come le sue tasche e che evidentemente ha rivisto in quel galantuomo emiliano alcuni dei suoi maestri, oltre che una persona autentica e capace di conferire serenità e fiducia all’ambiente.

Già l’anno scorso abbiamo capito che aveva avuto ragione. Gli va riconosciuto l’ulteriore merito, raro alle nostre latitudini, di aver scelto un progetto a lungo termine, con acquisti mirati, la dovuta saggezza nell’aspettare e una programmazione adeguata alle aspettative. Ora il Milan sta raccogliendo i frutti di investimenti oculati e di una visione del mondo sana e positiva: dopo tanti anni di Purgatorio, si merita questo e altro.

Vincenzo Italiano

Pensiamo, poi, a Vincenzo Italiano, già artefice della promozione e dalla salvezza dello Spezia e quest’anno capace di riportare in Europa la Fiorentina, all’insegna del bel gioco, della compattezza del gruppo, dei gol, tanti, e della tenuta atletica che ha caratterizzato i viola per l’intera stagione.Pensiamo, in conclusione, a Davide Nicola, già artefice dell’impossibile salvezza del Crotone nel 2017 e in grado di ripetersi alla guida della Salernitana, sostenuto dalla classe di Ribery, benché ormai a fine carriera, e dalle intuizioni di quel genio del calcio che risponde al nome di Walter Sabatini. Tre mesi fa non avremmo scommesso neanche un centesimo sulla salvezza dei granata, invece è arrivata, all’ultimo respiro, e ora il tecnico dovrà mantenere la promessa di recarsi a piedi in Vaticano, dopo essere andato in bicicletta, cinque anni fa, da Crotone a Torino.

Francamente, non riusciamo a capire per quale motivo di questi allenatori se ne parli così poco, perché non ottengano copertine e prime pagine, eccetto Pioli, che adesso è il vincitore, dunque per un po’ sarà osannato dagli stessi che a settembre lo consideravano poco più che un modesto figurante, per quale motivo le cosiddette “grandi” di casa nostra non facciano carte false per averli e perché non ci si renda conto del fatto che inseguiamo sempre l’esotico, le mode, il personaggio che attira l’attenzione su di sé, senza renderci conto del tesoro che abbiamo in casa e non siamo capaci di valorizzare.

La crisi del calcio italiano parte da qui: dalla nostra miopia, dal nostro provincialismo e dalla nostra incapacità di stare con noi stessi, di guardarci dentro e di ripartire da progetti sensati e sostenibili, senza squilli di tromba, annunci roboanti e promesse irrealizzabili. Nel calcio, ci spiace per qualcuno, ma di semplice non c’è proprio nulla, se non un aspetto: bisogna avere il gusto di giocare, la voglia di divertirsi, la passione per il prossimo, il rispetto per gli avversari e una certa considerazione delle persone che gremiscono gli spalti o si siedono davanti alla TV. Con meno di questo, non si va da nessuna parte: si risulta solo antipatici. E l’antipatia, senza risultati, non te la perdona nessuno.

Il campionato degli uomini normali ultima modifica: 2022-05-25T18:00:00+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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