Il paese delle armi da guerra

GUIDO MOLTEDO
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Qualche anno fa si fece ritrarre in un video, il sorriso ebete, mentre faceva sfrigolare fette di bacon arrotolate intorno alla canna di un fucile semiautomatico AR-15 [immagine di copertina] sparando all’impazzata. Il breakfast di un perfetto cretino pericoloso. Che però ha grande peso nel Partito repubblicano. È il cocco della National Rifle Association (NRA), la potente lobby delle armi da fuoco. Sì, lui, il senatore texano Ted Cruz, che definisce “horrific” la strage di martedì nel suo stato, nella Robb Elementary School di Uvalde, 19 bambini e due insegnanti falciati dalla stessa arma del suo breakfast, l’AR-15 del diciottenne Salvador Ramos. Ha poi detto, Cruz, di essersi unito in preghiera con la moglie per le vittime e le loro famiglie, e ha aggiungento: “Ne abbiamo viste troppe, di sparatorie così. Nessun genitore deve portare la pena di seppellire un proprio figlio. Dobbiamo unirci, come una sola nazione”. Morale? Ted Cruz è tra gli oratori di spicco, con Donald Trump, del summit della NRA che si terrà da domani a Houston. “Puoi fare molto di più che pregare”, la rasoiata via tweet di Alexandria Ocasio-Cortez.

Sul versante opposto del Partito repubblicano, un tweet di lacrime, dolore e lutto del senatore Mitt Romney, che si conclude così: “Offro le mie condoglianze e le mie preghiere, sapendo che sono del tutto inadeguate. Dobbiamo trovare risposte”. Già, quali? Il capofila dell’area repubblicana moderata, critico di Trump e Cruz, è il massimo beneficiario di fondi elargiti dalla NRA a uomini politici: ha ricevuto dalla lobby delle armi da fuoco 13,5 milioni di dollari per le sue campagne elettorali.

E Trump? Farà il suo numero di fronte alla leadership della NRA a Houston. La sua rielezione nel 2024, la dovrà in una misura considerevole a quel mondo, l’industria delle armi legata al complesso militare che produce guerre e quella che produce uccisioni e stragi (per la cronaca 212 dall’inizio dell’anno).

Ci sarà mai un mass shooting che possa diventare la linea di demarcazione oltre la quale non è possibile andare? Parliamo di misure per contenere possibili nuove stragi, prevenire episodi come quello di Uvalde e di Buffalo, solo per citare gli ultimi due eccidi, non parliamo del controllo di pistole e fucili ma di vere proprie armi da guerra, come l’Ar-15. Il dibattito sulla regolamentazione del commercio e uso di armi, infatti, non riguarda il possesso di pistole, ma il possesso di assault weapons, di armi letali in grado di provocare stragi. Neppure su questo la NRA ci sta. Indossate il giubbotto antiproiettile, armatevi pure voi, ma il commercio libero delle armi, di ogni tipo d’arma, in America è intoccabile. Questo mantra andrà avanti, sostenuto da Cruz, da Trump, dalla stragrande maggioranza dei parlamentari e dei governatori repubblicani ma anche da moderati come Romney. E i democratici? Loro, che controllano il Congresso, anche se con un margine esilissimo di maggioranza, non ci pensano neppure, come ha ammesso il loro leader al senato Chuck Schumer, di reagire immediatamente a Buffalo e Uvalde, portando subito in aula un progetto di legislazione sul controllo delle armi, dal momento che il grosso dei repubblicani lo bloccherebbe. Per giunta, la Corte suprema s’appresterebbe a emettere una sentenza che annulla le leggi di stati come NY che pongono seri limiti all’esibizione di armi da fuoco in luoghi pubblici.

Stragi in istituti scolastici americani

La sensazione di un’impotenza della politica, anche della parte democratica e progressista, di fronte a un fenomeno che cresce e s’aggrava – diffusione delle armi e loro uso – è molto forte. Peraltro il fenomeno colpisce trasversalmente tutta l’America, aree urbane e aree rurali, e le più diverse comunità. A Buffalo la comunità nera. A Uvalde la comunità latina. E questa evidente sensazione d’impotenza della politica crea crescente inquietudine nelle comunità, genera insicurezza, anche in aree del paese un tempo considerate sicure. Per di più ne è ferita seriamente l’immagine stessa dell’America, nel momento in cui, con Biden, cerca di riaffermare un ruolo di forza della democrazia in contrasto con le autocrazie. L’immagine di un paese dove sono numerosi gli episodi di terrorismo domestico, come li definisce lo stesso presidente Biden, non aiuta certo a conferire il titolo di nazione guida dell’Occidente, tanto più che questo stesso terrorismo domestico è spia di una considerevole instabilità sociale ma anche di una conflittualità politica che può sfociare facilmente, in virtù anche della diffusione e dell’uso delle armi, in guerra civile, un incubo non tanto remoto se il “partito della NRA”, con i Trump e i Cruz riprenderà il controllo pieno del Congresso a novembre per poi riconquistare la Casa bianca nel 2024. Con Trump.

il manifesto

Il paese delle armi da guerra ultima modifica: 2022-05-26T11:49:51+02:00 da GUIDO MOLTEDO
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