La fase finale del putinismo

Nuova edizione di “Putin il Neozar. Dal KGB all’aggressione all’Ucarina” (ed. Manifestolibri), che raccoglie gli scritti – profetici – di Osvaldo Sanguigni pubblicati sei anni fa sul manifesto e oggi rieditati assieme agli editoriali contemporanei di Tommaso Di Francesco.
BARBARA MARENGO
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Nuova edizione del volume Putin il Neozar. Dal KGB all’aggressione all’Ucarina (ed. Manifestolibri), che raccoglie gli scritti – profetici – di Osvaldo Sanguigni pubblicati sei anni fa sul manifesto e oggi rieditati assieme agli editoriali contemporanei di Tommaso Di Francesco: un quadro che racconta la storia di ieri e di oggi, tragica, che viene però “preparata” da tempo, con la guerra in corso e i suoi prodromi nel cuore dell’Europa innescata dall’aggressione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa.

Testi che si completano e s’intersecano, quelli di Di Francesco e di Sanguigni, delineando un quadro generale di un recente passato e di un triste presente per Europa, Stati Uniti, Asia, in un pericoloso “crescendo” di corsa agli armamenti, fino alle minacce di guerra atomica, con leggerezza troppe volte trattate dai “media”: dall’emergenza pandemia, quando tutto il mondo era preoccupato e occupato nella ricerca per i vaccini ma già con emergenze striscianti e non ancora conclamate, come la crisi energetica e la necessità di arrivare urgentemente a una transizione ecologica, con il riemerere del nucleare che uscito dalla porta si riaffaccia alle finestre delle opinioni pubbliche. E con il presidente americano Biden che soffia sul fuoco interventista dopo il fallimento della missione Afghanistan. Spese militari mai così ingenti, rivolte verso il nuovo Grande nemico, la Cina, un sommergibile nucleare che costa, lui da solo, dieci miliardi di dollari. Tutto questo di fronte a una inesistente politica estera europea che sotto l’ombrello di interventi umanitari crea ”falsi motivi per entrare in varie guerre”. Scenari di incidenti probabili, ambiguità politiche, impotenza internazionale di fronte a un allargamento della NATO a Est considerato inopportuno, se non provocatorio, in questi momenti segnati da pandemia, crisi economica, emergenza profughi e chi più ne ha più ne metta. 

Gli articoli creano un percorso lungo e annunciato dell’invasione dell’Ucraina, preceduta dal tentativo di applicare i tanto nominati accordi di Minsk che prevedevano una certa autonomia nei territori del Donbass contesi e penetrati dalla Russia, con la Francia e la Germania che non riescono a mediare e gli Stati Uniti intenti ad allargare la NATO sempre più a Est.

“Putin ha iniziato questa guerra in nome di un passato che non esiste più” dice a Di Tommaso che l’intervista lo scrittore bulgaro Georgi Gospodinov, nel marzo 2022. L’ambasciatore Sergio Romano, parlando con il condirettore del manifesto, si dice convinto che la Russia sia parte dell’Europa e che i Paesi satelliti dell’ex Unione Sovietica ora nella Nato rappresentino un motivo di crisi permanente.

Vladimir Putin e Dmitri Medvedev

La disamina dei discorsi e degli interventi del presidente Biden mette in luce la diffidenza e il mancato rispetto degli accordi di Minsk sull’integrità territoriale dell’Ucraina. Un “momento oscuro per la pace”, con le successive difficoltà di riattivare il processo negoziale creando in Europa una sorta di risiko che ha per protagonisti veri esseri umani.

Come nell’ex Jugoslavia, dove avvennero stragi di civili e bambini, e come in Afghanistan, dove fu colpito l’ospedale di Medici senza frontiere, così la recente tragica cronaca dell’assedio di Mariupol e non solo fa giungere alla conclusione che più armi servono ad allargare il conflitto, portando una endemica guerra nel cuore dell’Europa, prospettiva non lontano dalla realtà di oggi mentre resta nella nebbia fitta la possibilità di “una soluzione negoziata”. 

Boris Eltsin e Vladimir Putin

Operazione Militare Speciale, cioè la guerra: Sanguigni enumera la lunga lista dei colpevoli che “non comprende solo Putin ma anche i governi europei e quello americano, e la Nato”. Ma come nasce questa guerra che sta sconvolgendo vite e coscienze in un’Europa fiaccata da due anni di allarme pandemia, in piena crisi economica? Ecco che Sanguigni entra nella descrizione dell’uomo Putin, di come è arrivato a costruirsi un regime personale, come nel film di epoca sovietica L’uomo dai 5 volti: un sistema costruito in vent’anni di potere decisionale che fa della Russia un regime “camaleontico”, con Putin che appare in veste e in colori capaci di riunire sotto la sua volontà la maggior parte della popolazione.

“Immenso tritacarne” di milioni di persone, una macelleria sociale che dagli anni di Eltsin di fronte al silenzio assenso degli occidentali registra vari parametri negativi, come l’abbassamento della durata media della vita, la disparità nei consumi alimentari, il numero di giovani sotto i trent’anni sceso di 8,5 milioni dal 90 al 2005, calo repentino, e il peggioramento delle condizioni di vita, meno matrimoni meno figli . Questo “tritacarne ha macinato le istituzioni, i diritti, la legalità”.

I leader di oggi sono diversi dal passato? Putin è diverso da Stalin? L’autore parla di voglia di zar palpabile, popolo debole dove il quaranta per cento dei russi è favorevole alla storia della Russia affidata a un Neozar illuminato con poteri come un monarca che non tollera intrusioni. Sistematica la violazione dei diritti umani. ”Oggi si può mettere in galera chiunque usando qualsiasi pretesto” mentre il dibattito sulla costituzione è quasi inesistente e il partito Russia Unita fa il bello e cattivo tempo nella Duma e nel Consiglio Federale. Bonapartismo? Forse: emarginazione delle opposizioni politiche, ingerenze nei partiti, scarso senso democratico dei media russi, rifiuto delle diversità, gruppi giovanili di sostegno militarizzati “ideologicamente fascisti” sono solo alcuni atti che vanno assieme agli omicidi di quattordici banchieri, tre governatori, tre deputati e giornalisti. I fermenti democratici esistono anche se la propensione dei russi per uomo forte fa parte della storia del paese, con radici antidemocratiche tra paure del terrorismo ceceno. L’odierno regime, nella sua attuale fase di sviluppo prevede che “la democrazia non sia un valore prioritario” come afferma un dirigente dell’ istituto di sondaggi VTSIOM.

Ed ecco l’immagine di Putin, multiforme a torso nudo, pilota in pose atletiche, in jeans, in abiti eleganti, con la sua biografia da agente del KGB all’ascesa con Eltsin che nel 1991 designa Putin stesso primo ministro. E gli lascerà una Russia in cattiva salute, con spinte separatiste e arretratezza economica, ma con l’orgoglio che fa sì che il più grande Paese del mondo si presenti sulla scena internazionale desideroso di una svolta in politica estera, con la diplomazia sempre aperta al dialogo. Guerra o non guerra, Putin nel suo secondo mandato ha un ordine di gradimento pari all’ottanta per cento della popolazione, anche se resta grandissimo il divario tra Mosca e il resto del paese con le ricchezze infinite degli oligarchi, la corruzione e le tangenti ed i problemi che attanagliano la Nazione.

Come sarà il futuro della Russia? Quale sarà la scelta della Russia tra oriente e occidente? Quale sarà il posto della Russia nel panorama internazionale alla luce dei tragici fatti del presente? La Russia sarà ancora un paese europeo?

Putin il Neozar aiuta a capire.

La fase finale del putinismo ultima modifica: 2022-05-26T20:41:52+02:00 da BARBARA MARENGO
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