Villa Tasca, Palermo. Proprietà privata e bene comune.

Da un paio d’anni i Tasca hanno consentito la fruizione pubblica del parco della villa nel centro della città, aprendolo al pubblico. A fronte di una cifra simbolica si può trascorrere qualche ora o una intera giornata in famiglia o in compagnia, facendo esperienza di un lacerto di Eden in terra accessibile a tutti.
GIOVANNI LEONE
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[PALERMO]

“Dietro ogni grande fortuna c’è un crimine”, così Mario Puzo apre il libro Il padrino sintetizzando e un po’ forzando il pensiero di Honoré De Balzac che aveva scritto: “Il segreto delle grandi fortune senza causa apparente è un delitto dimenticato, perché fu fatto a puntino” in Le Père Goriot romanzo pubblicato nel 1834 e facente parte delle Scene della vita privata de La Commedia umana. Il romanzo è dedicato allo zoologo francese Etienne Geoffroy Saint-Hilaire. In effetti la storia racconta come guerre e conquiste hanno sempre portato grandi bottini e terre ai vincitori, che venivano poi concesse ai sudditi più valorosi o fedeli. In tempo di pace si puniva chi deludeva il sovrano di turno espropriandogli i beni concessi passandoli a chi dimostrava fedeltà. Il destino di questi beni è poi affidato alla capacità di coloro a cui è affidato di generare ricchezza, educazione e cultura per se stessi ma anche per le comunità che abitano quei luoghi.
Nella civiltà greca classica i “migliori” (dal termine greco oi aristoi da cui deriva aristocratico) accorpavano il bello e il buono nella kalokagatia, l’ideale della perfezione estetica, fisica e morale. In epoca romana vennero i notabili (nobilem in latino) che per nascita o investitura appartenevano a una classe considerata superiore e per questo: deteneva ed esercitava potere, aveva diritto a particolari privilegi, accumulava ricchezza e prestigio. Poi ci sono gli arricchiti, coloro a cui la vita ha concesso la fortuna di prendere un rapido ascensore sociale, che per ratificare l’ascesa sociale ed essere accolti nella classe dirigente ricorrevano all’acquisto di titoli o a matrimoni d’interesse per imparentarsi a famiglie nobiliari a cui portavano risorse e da cui acquisivano titoli, com’è ad esempio Calogero Sedara nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. 
Per mostrare la loro rilevanza i signori realizzavano costruzioni che costituivano i caposaldi del territorio e ne determinavano spesso la toponomastica, quella parte della linguistica che studia il significato e l’origine delle denominazioni attribuite a un dato luogo. Da un lato c’erano castelli e rocche e anche bagli agricoli, modelli insediativi civico/militari, difensivi e introversi, che offrivano riparo e protezione alla popolazione. D’altra parte, c’erano magnifiche ville di campagna e palazzi cittadini, tesori d’arte e architettura civile che costituivano le avanguardie artistiche del loro tempo. Caposaldi del territorio urbano e rurale erano anche le architetture religiose, conventi e monasteri che erano centri di studio, tutela e trasmissione del sapere che testimoniavano il potere di questo o quell’ordine. 

Oggi molte di queste architetture sono state convertite all’uso civico (scuole, ospedali, uffici o luoghi di rappresentanza) spesso acquisite al patrimonio pubblico ma anche quando la proprietà resta privata queste diventano magneti sociali, evidenze territoriali e catalizzatori d’identità, nutrendo il reciproco senso di appartenenza di beni e persone alle comunità nei luoghi. L’appartenenza (prima subordinata alla sottomissione al padrone che concedeva gentilmente tutele e protezione ai lavoratori che “gli appartenevano”) si sviluppa in modi diversi anche annodando questi monumenti a eventi rilevanti della vita individuale e familiare (feste di compleanno, comunioni e matrimoni, ecc.) e così facendosi beni comuni, depositari di memoria che è allo stesso tempo personale e collettiva.

Più che un attributo di classe la nobiltà d’animo è distribuita in ogni gruppo sociale proprio come la stupidità, deriva dall’educazione e specialmente dall’esempio che è la più alta forma d’insegnamento e di consolidamento di saggezza. Saggio si dice in Sicilia di persona brava che si comporta bene e saggio è certamente Giuseppe Tasca d’Almerita che con la moglie Luisa Mainardi (figlia del grande etologo Danilo) ha aperto al pubblico parco e giardino di Villa Tasca. Connubio quanto mai felice. Da un lato l’esponente di una famiglia che vive di terra come cultura e conoscenza, coltiva le radici (la tradizione) senza trascurare i frutti (innovazione) e per questo ha fatto di quella agricola una coraggiosa attività d’avanguardia e di eccellenza introducendo novità come quella di dedicare alla produzione vitivinicola terre anche lontane dal mare e non più solo lungo la costa, com’era qui in precedenza, dato che la più importante caratteristica di quel vino era la navigabilità, cioè la capacità di essere trasportata navigando mantenendo le sue qualità senza diventare aceto, tanto che l’accademia dei georgofili chiede a Domenico Sestini (Firenze 1750-1832, in quegli anni a Catania come custode della biblioteca e del museo del nobile catanese Ignazio Paternò Castello principe de’ Biscari) d’indagare i segreti della navigabilità che raccoglie nel testo “memoria dei vini siciliani” scritto tra il 1770 e il 1775 e pubblicato dall’accademia nel 1812. Dall’altro sta la moglie che ha aperto nel parco un centro con spazi per l’addestramento o per la semplice socializzazione dei cani nel tempo libero. In mezzo la consapevolezza della biodiversità come cultura di tutela del proprio e di conoscenza del diverso. Insieme hanno imboccato un viale che non è del tramonto ma dell’alba di una idea che sfuma il confine tra pubblico e privato, nel rispetto delle reciproche prerogative della dimensione individuale e collettiva.

La dimensione sociale di natura – rilevante tanto nelle comunità agricole che in quelle animali – è il soggetto del processo avviato dagli esiti imprevedibili con soddisfazioni immediate ed evidenti. Il progetto è partito in anticipo di circa un anno rispetto alle previsioni, a causa della pandemia, un periodo in cui è risultata ancora più evidente la necessità e l’utilità di dotare di parchi e giardini aperti al pubblico una circoscrizione che ne era priva. Il parco è stato aperto nel luglio 2020 prima di avere completato l’insieme degli interventi previsti per agevolare la fruizione dello spazio. Uno dei pochi casi in cui il tempo della pandemia è stato messo a frutto con mentalità innovativa, senza aspettare un ritorno a un passato che non sarà più lo stesso ma che ci ostiniamo a considerare irresponsabilmente auspicabile.

Giuseppe Tasca d’Almerita è conte ma quel che più conta qui non è il titolo ma lo svolgimento di un tema di natura sociale e rilevanza politica in cui pubblico e privato s’intrecciano fino a fare della proprietà privata un bene comune. Da un paio d’anni i Tasca hanno consentito la fruizione pubblica del parco della villa aprendolo al pubblico, non prima di averlo sistemato modulando il terreno, spostando piante, insediando in spiazzi dedicati piccoli chioschi mobili in legno dove poter mangiare uno sfincione tradizionale palermitano o un arrosto palermitano o stigghiole alla brace, bevendo un aperitivo, un bicchiere vino o una birra artigianale di Sicilia. 

A fronte di una cifra simbolica si può trascorrere qualche ora o una intera giornata in famiglia o in compagnia, facendo esperienza di un lacerto di Eden in terra accessibile a tutti: 3.50 € il costo del biglietto giornaliero mentre bambini da 0 a 3 anni e disabili con un accompagnatore hanno ingresso gratuito; l’abbonamento annuale intero è di 12.00 €, mentre per gli over 65 e i ragazzi dai 18 ai 24 anni il prezzo è di 9.00 € e per bambini e minori accompagnati da 4 a 17 anni è di 6.00 €, i disabili con un accompagnatore hanno sempre ingresso gratuito.
[Per informazioni, acquisto di biglietti e abbonamenti, prenotazioni di visite guidate o spazi per feste ed eventI si consulti il sito web].

L’esperienza sociale e di natura può farsi anche culturale con varie possibilità: prenotando la visita guidata alla villa (con 15.00 € a persona per vedere i luoghi e sentire il racconto di storie e aneddoti) o la visita al giardino storico. Inoltre, durante la settimana si può andare con i propri cani per attività a pagamento di addestramento o socializzazione cinofila e attività gratuite di giardinaggio tenute da paesaggisti che integrano le visite gratuite per abbonati del parco accompagnati da una naturalista che illustra flora e fauna educando all’osservazione e alla lettura dello spazio naturale che ci circonda e che si insinua nelle nostre città approfittando di ogni chioma o specchio d’acqua disponibile. Oppure si può semplicemente venire per rilassarsi, piazzandosi (cioè facendo piazza) con famiglia intorno a un tavolino sotto agli alberi o a un plaid sul prato, lasciando i bambini liberi di girare indipendenti facendo giocosa esperienza di natura in un luogo diffusamente presidiato dal di Sicilia pubblico e dal personale. Non dobbiamo dimenticare gli eventi familiari come le feste per i più svariati motivi, dal compleanno alla comunione al matrimonio. 

Pochi e solo quelli proprio indispensabili i cartelli in giro per segnalare obblighi e divieti, ciascuno dimostra di sapere cosa bisogna e non bisogna fare con ciò dimostrando che la fruizione spontanea del parco non richiede istruzioni per l’uso. Colpisce l’inconsueta assenza di cellulari in mano a genitori e figli, non per divieto ma per inutilità sentita spontaneamente. Di più: si capovolge qui la tendenza a ribaltare l’esperienza reale con quella virtuale grazie a un percorso opposto che ci fa fare esperienza del contrario, ci si ritrova infatti all’interno di un quadro impressionista vivente e vissuto; già perché passeggiando ci si trova quasi in una scena che ricorda quella de Le déjeuner sur l’herbe di Manet (la colazione sull’erba che tanto scandalo fece all’epoca) e specialmente quella di Un dimanche après-midi à l’Île de la Grande Jatte di Seurat (“una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte” seppure qui in assenza di fiume). Questo tuffo nell’arte che è salto nello spazio e nel tempo, si può fare senza l’ausilio di caschi, visori o cuffie, l’esperienza sensoriale che accorpa interno e intorno è la medesima.

Nel 2021 il parco è andato a regime con 14.000 abbonati e ingressi tra 80.000 e 100.000 persone, mentre i primi mesi del 2022 hanno fatto registrare una flessione a causa dell’inverno piovoso, ma con l’arrivo della bella stagione c’è una decisa ripresa e gli abbonati sono già oltre 10.000. La superficie del parco è di oltre sei ettari, uno dei quali è destinato alle attività relazionali cinofile, un altro occupato dal giardino storico-romantico, tre ettari di parco aperto al pubblico e un ettaro a parcheggio.

Importante in esperienze come questa è lo spostamento della percezione del senso di appartenenza dove sul possesso come proprio avere prevale l’appartenenza come coincidenza d’identità, di luogo e abitante: quel posto non è mio ma, riconoscendomi in esso, quel posto sono io, l’essere più dell’avere. La pandemia aveva interrotto il percorso, ma la resa non è un’opzione per chi le cose le sa fare e bene; quindi, oggi il progetto ha ripreso vigore, premiato dalla partecipazione di chi preferisce i vantaggi di un’isola di pace in un grande parco di giardini in centro città, al bagno di sudore sulla via del mare, con annessa coda chilometrica in auto per raggiungere le spiagge. Lo testimoniano le fotografie riprese ieri in una domenica come tante all’esordio della stagione calda. 

Chapeau.

Villa Tasca, Palermo. Proprietà privata e bene comune. ultima modifica: 2022-05-30T15:39:36+02:00 da GIOVANNI LEONE
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