Nascere in un paese dove non si nasce più

Sempre meno nati, aumento delle donne che non fanno figli, delle coppie che ne fanno solo uno, delle famiglie unipersonali, spopolamento. L'inverno demografico italiano è qui e, mentre qualcuno tanto si spaventa per il meticciato, neanche l'apporto di natalità della nuova cittadinanza di origine straniera riesce a invertire la tendenza
VITTORIO FILIPPI
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Inverno demografico è ormai la diffusa metafora con la quale si raffigura l’attuale situazione demografica italiana. Per dirla in termini stagionali, la domanda è sempre la stessa: sarà un inverno rigido o mite? Duro o sopportabile? Anche perché ciò dipenderà da come reagiremo – fuor di metafora – in termini di politiche sanitarie, economiche, scolastiche, sociali. Chi vivrà vedrà.

L’ultimo libro dello statistico Roberto Volpi – Gli ultimi italiani. Come si estingue un popolo – non lascia molte speranze (come già il titolo fa sospettare): l’inverno non solo sarà durissimo ma nemmeno lascia intravvedere una susseguente primavera, sia pur timida.

Il bilancio è quello che è: tra le 107 province italiane solo una – Bolzano, paradossalmente quella “meno italiana” di tutte – registra più nati che morti. Per il resto, e soprattutto per il Mezzogiorno – la decrescita è il solo percorso ragionevolmente prevedibile. Decrescita che è sinonimo di spopolamento: come ha detto il presidente dell’Istat, “Siamo un popolo potenziale di 32 milioni di abitanti con tutte le conseguenze del caso in termini di lavoro, PIL e consumi”: il livello dell’Italia degli anni ottanta dell’Ottocento. Quando tutto questo? Tra non molto, alla fine di questo secolo. Quando oltre all’Italia altri 22 paesi, nel mondo, vedranno la propria popolazione dimezzarsi. Ma questo non consola granché.

La densità di popolazione in Italia al 2020. Lo spopolamento colpisce soprattutto le aree interne, seguendo la fascia della dorsale appenninica

Volpi si domanda: a quando le nascite zero? Entro la metà di questo secolo, dicono le estrapolazioni, se il calo delle nascite continuasse al ritmo degli ultimi tredici anni. Certo, il discorso è astratto, le nascite ci saranno ancora, non si avvererà la distopia del film I figli degli uomini. Però la tendenza è tracciata; ed è difficilmente correggibile (o forse non lo è proprio, come suggerirebbe il gramsciano pessimismo dell’intelligenza). Perché questa tendenza è la sommatoria di tre potenti “motori” demografici. Il primo è quello del calo del numero delle donne in età fertile (15-49 anni), calo dovuto all’accumularsi della denatalità. Il secondo è quello della scelta di ridurre il numero dei figli andando verso il figlio unico (con conseguente morte delle parentele) o addirittura verso il “figlio zero”: dice l’Istat che “la quota di donne senza figli è in continuo aumento da una generazione all’altra” per cui quasi un quarto delle donne nate nel 1978 resterà senza alcun figlio. In terzo luogo l’apporto natalistico delle donne straniere – al di là dei luoghi comuni – è tutto sommato modesto, un palliativo (utile), ma non molto di più (lo stesso in Francia: La France a la plus forte fécondité d’Europe. Est-ce dû aux immigrées?, Ined 2019). 

La dinamica prossima delle famiglie corre in parallelo: infatti si stima che la famiglia che più sarà in crescita da qui al 2040 sarà quella unipersonale (cioè una non famiglia), che arriverà a sfiorare il 39 per cento del totale delle famiglie. Viceversa le coppie con figli sono l’unica tipologia familiare in contrazione. Per l’Istat infatti questa tipologia di famiglia – tradizionalmente iconica per l’immaginario collettivo – dovrebbe calare di quasi due milioni, in termini percentuali passando dal 32,1 attuale al 23,9 al 2040. Il “sorpasso” è solo questione di (poco) tempo, osserva sempre l’Istat, perché, per citare lo scrittore Hector Malot,

se tale andamento dovesse procedere con la stessa intensità prevista fino al 2040, soprattutto per quel che riguarda il ritmo di discesa delle coppie con figli, il sorpasso ai danni di queste ultime da parte delle coppie senza figli potrebbe avvenire già entro il 2045”. Insomma una Italia che sta divenendo “senza famiglia,

Osserva Volpi che

gli italiani non sembrano preoccuparsi troppo della fine che farà la popolazione italiana: se declinerà, se si estinguerà. Il declino è sicuro ed è già nelle cose, oltreché certificato dalle recenti previsioni dell’Istat. Per l’estinzione si vedrà, ci stiamo lavorando. In verità negli italiani sembra esserci semmai una più sottile, strisciante preoccupazione, quella del meticciamento della nostra popolazione.

Ora, il meticciamento avviene tecnicamente solo nei nati da coppie miste, oggi grosso modo il sette per cento del totale dei nati. È curioso (o avvilente) che ci preoccupi del meticciamento – i cui numeri sono quelli che sono – come variante o sinonimo dell’invasione o della sostituzione (degli stranieri, ovviamente) e non del baratro demografico verso cui stiamo correndo. Ben sapendo che il baratro demografico ne trascinerà numerosi altri. D’altronde non c’è mai nessun destino che giustifichi il tutto: anzi, come diceva Cicerone, chi crede nel destino giustifica l’inerzia.

Nascere in un paese dove non si nasce più ultima modifica: 2022-06-13T14:37:53+02:00 da VITTORIO FILIPPI
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