Spie, trame e conti da saldare. Il congresso dell’Anc

In Sudafrica s’avvicinano le assise del partito al potere per stabilire l’eventuale prossimo presidente della Repubblica e la situazione diventa sempre bollente. Tanto bollente.
FRANCESCO MALGAROLI
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Un presidente gioviale e ricchissimo, una ex spia con cassetti pieni di segreti, ladri maldestri, cadaveri nell’armadio in forma di soldi, tanti soldi, girare bene e servire: in Sudafrica si avvicina il congresso per stabilire l’eventuale prossimo presidente della Repubblica e la situazione diventa sempre bollente. Tanto bollente.

In questo caso, i protagonisti della pièce sono due: Cyril Ramaphosa [nell’immagine di copertina], 69 anni, capo dello Stato che a dicembre dovrà avere la benedizione dell’African National Congress (Anc) per candidarsi al secondo mandato; Arthur Fraser, che si è fatto le ossa indagando per conto della Commissione per la verità e la riconciliazione voluta da Nelson Mandela e Desmond Tutu e da lì ha spiccato il volo verso il mondo delle spie. Sullo sfondo, c’è pure Jacob Zuma – JZ per tutti, ottant’anni, ex presidente – un conto da saldare con Ramaphosa.

Andiamo per ordine. Mercoledì 1 giugno, Fraser si presenta alla polizia per una deposizione giurata. In breve, dice, Ramaphosa deve essere indagato per riciclaggio, corruzione e sequestro. “La mia condotta è dettata dall’interesse nella giustizia e dalla Costituzione”, dice come premessa. Nella deposizione scrive che il 9 febbraio 2020 sono stati rubati tra i quattro e gli otto milioni di dollari in un armadio in una delle fattorie di Ramaphosa. Secondo Fraser, che è stato capo del servizio segreto agli ordini di Zuma, il Presidente sapeva che c’erano i soldi, sapeva che i ladri si erano introdotti per rubarli e sapeva che non avrebbe denunciato il furto. Tutto questo avviene a Phala Phala, un grande complesso nel Limpopo, la provincia più a nord del Sudafrica, di proprietà sua e di sua moglie, Tshepo Motsepe, sorella del multimiliardario Patrice Motsepe. 

Avvocato, ex segretario dell’Anc lasciata quando Mandela a lui preferì Thabo Mbeki, entrato nel mondo degli affari, magnate, Ramaphosa è tornato al partito a tempo pieno del 2010, vice di Zuma nel secondo mandato, lo defenestra dopo il solito congresso dove si contano i voti, un processo formale come idea, una congiura di palazzo nella pratica. La caduta di Mbeki prima di Zuma insegna.

Jakob Zuma

Affabile, pronto alla battuta, considerato “uno di noi” nel mondo dei magnati, all’inizio del mandato sui giornali si scrivevano editoriali sulla “Ramaphoria”, pensando all’euforia di una nuova epoca, ora appannata. 

Ramaphosa ha anche una macchia indelebile. A Marikana, un’ora da Pretoria, furono uccisi dalla polizia 34 persone in sciopero alla miniera Lonmin. Ramaphosa sedeva nel consiglio d’amministrazione della società e tra le e-mail inviate in quei giorni alla Lonmin una diceva che “quelli sono dei criminali, non è una trattativa con loro, dobbiamo agire in modo diverso”. Proprio lui, il leader dei minatori che hanno contribuito a sconfiggere il regime bianco dell’apartheid, scriveva questo dell’agosto del 2012.

Tanto Ramaphosa è noto, quanto di Fraser si sa poco, nemmeno la data di nascita, ma si sa che la sua specialità sono gli affari sporchi. Nel 2007, quindi al tempo della presidenza Mbeki, le sua le tracce tornano a galla quel tanto per capire che stava per tradire Mbeki, passare alle dipendenze di Zuma e creare una sorta di Stato parallelo al servizio JZ. 

Per un po’, è accanto anche al nuovo capo dello Stato. Avevano fatto un patto: tu non pesti i piedi a me, e io non li pesto a te. Ma i patti sono fatti per stracciarli, e alla prima occasione Ramaphosa lo spedisce a fare il passacarte al dipartimento per le carceri. È Fraser che firma l’assenso a uscire dalla galera di Zuma (quindici mesi per oltraggio alla corte) per problemi di salute. 

#PhalaPhalaGate in prima pagina.

Come da copione, la vendetta si consuma fredda. 

Non è difficile immaginare che Fraser sapesse quello che è accaduto a Phala Phala. Individuo cui è meglio non fidarsi, se serve falsifica di tutto per i suoi scopi e ora si è presentato con “foto, video, documenti, nome e conti correnti” al commissariato di Rosebank, Johannesburg. Ramaphosa ha fatto della lotta alla corruzione dentro l’Anc la sua battaglia e ha fatto dimettere alcuni esponenti di spicco in nome dell’onestà. Adesso, una ex spia dice che lui è corrotto, ricicla denaro e a suo carico c’è pure un sequestro. 

Quando ha saputo delle accuse, il Presidente ha dichiarato subito durante un comizio: “Sono onesto, non ho riciclato niente, né sono corrotto, e non ho rapito qualcuno. La polizia deve fare il suo dovere, indagare”. Il fascicolo è stato dato, per competenza, alla polizia del distretto dov’è avvenuto tutto e sarà interessante vedere come intende andare avanti il commissariato locale davanti a un uomo come Ramaphosa.

Chiunque, dice un articolo dello statuto dell’Anc, sia sottoposto a indagini è messo in aspettativa fino all’esito degli accertamenti, ma “io non posso farmi da parte perché questo vuole dire fare pressione da parte mia sulla polizia”. In questo caso bisogna aspettare i risultati, dice del capo dello Stato.

Da allora la risata coinvolgente di Ramaphosa non esiste più.

Dice Adriaan Basson, direttore del News24, il sito più informato in Sudafrica e non certo dalla parte dell’ex spia, che “allo stato dei fatti la versione di Fraser con il giuramento (si va in carcere se dici il falso sotto giuramento) è seria”. A Basson viene in mente Richard Nixon e il Watergate negli Stati Uniti. 

Il capo dello Stato sapeva? “Ho una fattoria e commercio in animali” ha sottolineato Ramaphosa. Nella riserva ci sono bufali, gazzelle, ankola, un bovino di grande bellezza, e qualcuno dice che è la misura della vanità di Ramaphosa, oltre il rarissimo orice rosso. Si può ipotizzare che non era un riciclaggio ma denaro, molto, che era a Phala Phala per una compravendita in contanti. Fraser obbietta: o c’è stato un furto, e lui doveva andare a denunciarlo e non lo ha fatto; oppure è riciclaggio. Oltretutto, le monete rubate per la vendita erano dollari e non rand, è ora la finanza vuole vedere le ricevute – che non ci sono.

Arthur Fraser

C’è un gruppo di persone che si occupa del Presidente, e a capo vi è il maggiore generale Wally Rhoode, che fa i lavori sporchi al posto suo e ha peccati da scontare già quando era alle dipendenze di Zuma. Nella deposizione, Fraser dice che con “il benestare di Ramaphosa”, Rhoode ha interrogato molta gente a Phala Phala. Una domestica “era ammanettata”. Ha trovato tracce dei ladri nella vicina Namibia. Ha elargito soldi ad almeno cinque persone per tenera la bocca chiusa.

Zuma, “Presidente del popolo” si diceva, ha molti reati da scontare, e da poco sono stati arrestati, a Dubai, due dei tre fratelli Gupta, indiani naturalizzati sudafricani, che hanno impiantato un’associazione a delinquere con JZ. Ramaphosa, Presidente di tutti si diceva e di sicuro delle grandi società finanziare, al momento ha due strade: è un fesso che si è fatto raggirare, o un imbroglione che ha raggirato una nazione che su di lui aveva scommesso. In entrambi i casi il suo gradimento è quasi zero.

Nell’Anc si affilano i coltelli in attesa del congresso. Mettere subito al suo posto il vice, David Mabuza, è una possibilità da considerare. Andare avanti con un Presidente azzoppato è un’altra ipotesi per arrivare alla fine del mandato. Ma si può anche aspettare. La frazione populista dell’Anc ha tentato senza riuscirci di far cadere Ramaphosa due anni fa e dietro le quinte c’era la mano di JZ. Ora può contare le truppe per l’assalto.

Julius Malema

Alla finestra ci sono poi il (quasi) bianco Democratic Alliance e l’Economic Freedom Fighters del tribuno Julius Malema, che alle elezioni tra due anni possono avere successo. Ma la sensazione più diffusa è una miscela tra non voto e scheda bianca, e con una età media di 28 anni nemmeno considerano i partiti. Né quelli che hanno studi e lavoro, né quelli, i molti, che non hanno né l’uno né altro, e non sono interessati a trucchi e raggiri del potere.    

Tornando al presente, però, si deve fare attenzione anche a Fraser. Tra qualche settimana ci sarà la quinta puntata, l’ultima, dello “State Capture”, lo show della Commissione per la corruzione a cui Ramaphosa tiene molto. Il volume conclusivo riguarda anche l’ex spia e i suoi reati. Adesso le sue assodate malefatte sono da bilanciare di nuovo con i peccati del Presidente? Intanto nella residenza di Nkandla, in KwaZulu Natal, si svolge la saga di Zuma, con colpi di scena, ricatti e sospetti. Della fattoria Phala Phala, nel Limpopo, è ambientata quella, appena cominciata, di Ramaphosa. (E si spera sia corta e a lieto fine).

Spie, trame e conti da saldare. Il congresso dell’Anc ultima modifica: 2022-06-14T20:42:29+02:00 da FRANCESCO MALGAROLI

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